La sua passione? Il suo lavoro. Lavora stabilmente per la testata fantasy della Sergio Bonelli Editore, e rimane sempre attivo nel campo dell’Animazione, dei Visual e della Sand Art. Fabio Babich ha un animo leggero, ed è un artista semplice e straordinario. Guardando le sue tavole ed altre creazioni si notano la sua anima leggera ed i personaggi graffianti dai tratti minuziosamente descrittivi. Colori e tratti usati con la sua grazia forte. A lui piace moltissimo questo suo poter arrivare alle persone e coinvolgerle. Ama la gente, i personaggi ed i loro mondi.

Fabio quando parte la tua vena creativa?

Da subito, è una cosa innata. Fin da piccolissimo il regalo più bello era un blocco di fogli e delle matite colorate!

Cosa preferisci rappresentare?  Hai un arte definita cioè ti piace stare in un unico  genere oppure vuoi spaziare?

Il mio lavoro principale è il fumetto, in particolar modo “Dragonero” (Sergio Bonelli Editore) che da qualche anno mi riempie le giornate. Ma mi piace sperimentare anche altre cose come l’illustrazione, la pittura o l’animazione. Tutte cose che mi stimolano e che evitano di fossilizzarmi troppo su un unico genere di lavoro. E poi fanno parte di percorsi che aiutano ad arricchirsi di nuovi spunti l’uno con l’altro.

Cosa ti caratterizza di più come artista … ci sono tecniche che prediligi?

Per quanto riguarda il fumetto ci sono varie esigenze che mi portano a scegliere la tecnica da usare, una su tutte la necessità di essere abbastanza veloce nell’esecuzione per rispettare le scadenze. Quindi su “Dragonero” sto disegnando a matita e poi inchiostro in digitale con la tavoletta grafica, cosa che mi aiuta ad abbattere parecchio i tempi di realizzazione del file definitivo. Mentre nel tempo libero, per le mie cose, l’acrilico è la tecnica in cui mi ci ritrovo di più e che forse mi rappresenta meglio. Altre volte però macchio un po’ i fogli anche con l’acquerello.

Fumettista è il tuo lavoro, cosa ti ha spinto a cercare questo mestiere? 

Come dicevo all’inizio il disegno è una passione che ho da sempre. Al fumetto però mi sono avvicinato un po’ più tardi, attorno ai 17/18 anni, quando ho iniziato a farmi una cultura un po’ più vasta sugli autori italiani ed internazionali, e a conoscere le varie sfaccettature che la nona arte può avere. Da lì in poi ho capito che il fumetto era effettivamente il linguaggio che più mi attirava e dava modo di esprimermi al meglio.

C’è una tavola  o un episodio che ti ha dato una soddisfazione particolare?

Difficile trovare una tavola, forse andrei alla ricerca delle primissime pubblicate per ricordare l’emozione di veder stampato il proprio lavoro per la prima volta in assoluto.
Ma un episodio c’è, ed è quello che segnò l’inizio della mia carriera professionale. Credo fosse il 2008 o il 2009, quando a fine gennaio andai al festival del fumetto di Angouléme, in Francia. Un po’ coraggioso e un po’ intimorito passavo da uno stand all’altro esibendo il mio portfolio, nel vano tentativo di trovare un editore o qualsivoglia aggancio professionale. La mattina dell’ultimo giorno di fiera, senza aver concluso nulla di concreto, sarei dovuto ripartire per tornare a casa, ma durante la gelida notte i binari del treno ghiacciarono ed io rimasi bloccato perdendo così l’aereo e dovendo rimandare la partenza al giorno successivo. Beh, in quell’ultimo giorno di fiera, che teoricamente io non avrei dovuto visitare, conobbi Adriano Barone, quello che nel giro di pochi mesi sarebbe diventato il mio sceneggiatore e con il quale pubblicai il mio primo volume a fumetti!
La sottile linea fra casualità e destino.

Quanto è importante e viva la passione per la tua arte?

È fondamentale! Fa parte del mio essere e del mio modo di esprimermi.

Tu insegni anche … cosa ti ha spinto a questo?

Assieme al mio amico e socio Massimo Racozzi è da qualche anno che insegno animazione stop motion al “.lab” di Udine. La prima cosa che ci ha spinti verso questa esperienza è proprio la volontà di far conoscere un certo tipo di animazione che entrambi abbiamo scoperto alla Scuola del Libro di Urbino. Un mondo nuovo per molti e che regala forti emozioni. Poi personalmente è stata anche una sfida nell’uscire dal mio lavoro quotidiano, che è decisamente solitario ed individuale, e mettermi in gioco dall’altro lato della cattedra e rapportarmi con gli studenti.

C’è un consiglio che daresti a chi vuole iniziare a fare fumetti?

Anche se non sembra è un mestiere complesso che coinvolge molti aspetti tecnici del disegno. Il consiglio più importante che posso dare è forse quello di avere sempre costanza e disciplina, perché farlo di professione significa mantenere la qualità nel lavoro e rispettare le scadenze che spesso sono strette. E poi mai accontentarsi e puntare sempre ad un gradino più in alto.

Tra le tue opere qui, ce n’è una a cui sei più legato o collegato in questo momento?

Direi di no. Ogni opera è un tassello che fa parte di un percorso ed è importante a modo suo.

Preferisci creare su ordinazione o fare qualcosa di solo tuo?

Pubblicando con Bonelli il mio lavoro diventa in pratica su commissione e disegno su sceneggiature di una terza persona. Ma c’è un’altra sfumatura del mio lavoro che ci tengo a citare, ed è la sandart. Sempre assieme a Massimo Racozzi da quasi dieci anni realizziamo spettacoli live di disegno sulla sabbia, una tecnica che ci permette di esibirci nei teatri come nei locali, nelle piazze come in eventi privati. È un bel modo per noi di essere vicini ad un pubblico e regalare delle belle emozioni da portare a casa dopo una piacevole serata.

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