Fabrizio Barachino, 37 anni, in una prima fase della sua vita era un ragazzino che voleva fare il rapper, volontà tradotta nell’EP Sei: il numero perfetto (SVP, 2007), riuscendo a creare un forte legame con tutta la scena Hip-Hop regionale e con i principali esponenti di tale scena dal Piancavallo in giù. Nel 2009 entra nell’associazione culturale Reddarmy, nota ai più come realtà promotrice di numerose realtà Hip-Hop locali (DLH Posse, Mole degli Atlantide 4et, i Carnicats…) e ben presto si accorge di quanto sia importante non solo fare la musica, ma anche promuoverla e gestirla da dietro le quinte. Le esperienze che farà a seguito dei DLH prima e dei Carnicats poi, lo porteranno ad approdare in Ideo, un creative network fondata da Marco Da Rin (Dj Deo, membro dei Carnicats, ndr) nella quale copre ufficialmente il ruolo di social media manager e consulente SEO, mentre per ReddArmy mantiene il ruolo di Tour Manager di Doro Gjat.

Una personalità con molti interessi tra i quali spicca la scrittura, alla quale approda nel 2009 pubblicando il libro E nessuno innocente. L’ebook è uscito lo scorso anno per ReddArmy edito da Kappavu Edizioni.

Ci incontriamo in un bar nei pressi della sede di Feletto di IDEO e colgo l’occasione per fargli alcune domande.

Tu sei nato e cresciuto nella provincia di Pordenone, per la precisione a Spilimbergo. Come arrivò lì da voi la cultura Hip-Hop considerando che alla fine degli anni ’90 internet ancora non era quel veicolo di informazioni e stimoli che è oggi?

Al contrario di quanto si possa pensare Pordenone alla fine degli anni ’90 era fortemente influenzata dalla cultura Hip-Hop, più di Udine o Trieste, ed il motivo è semplice: la vicinanza con la base aerea americana di Aviano.  Io conobbi questa crew di ragazzi, i D4, già nel ’95-’96. Era composta da gente anche più grande di me o mia coetanea, come Valentina, la moglie di Vest’o, o Gio Green, il Cisa e molti altri che mi passavano le cassettine con dentro pura west-coast e g-funk. Poi conobbi Jas, con cui girai i primi eventi e calcai i primi palchi alle jam. Il nostro era un approccio alla musica molto istintivo, ci si beccava al parco a fare free-style e a parlare di trasmissioni tipo Yo MTV Raps, e cose così. Mi ricordo per esempio che rimasi folgorato dal video degli IAM coi Wu Tang e in generale il rap francese.

Cosa ti colpì esattamente del’Hip-Hop? Per quanto mi riguarda da ragazzino ero affascinato dal fatto che potevi scrivere testi in rima e dire un po’ quello che ti pareva, mi piaceva il senso di libertà che ti dava questa musica.

Sì, c’è quell’aspetto ma io arrivavo dalla scena grunge e punk quindi avevo già sperimentato quelle sensazioni. Io rimasi folgorato proprio dal suono, dai beat e dai campionamenti che trovavi nel G-Funk. Fu l’aspetto musicale ad interessarmi prima di tutto.

Nei primi anni del 2000 Udine era molto viva come scena, sei d’accordo?

Sì, io all’inizio non la frequentavo molto essendo appunto più legato al pordenonese, ma mi ricordo la jam che c’è stata fuori dal Kriptonite, credo nel 2003 o giù di lì, dove hai suonato anche tu e dove io ho conosciuto i Carnicats. E da lì entrai maggiormente in contatto con un po’ tutta la scena di Udine, con Khereddin, Romy, con BQ, Gus, Goosto e tutta la SVP.

Nel 2007 è uscito il tuo primo e unico disco rap, Sei: il numero perfetto prodotto da SVP. Cosa mi racconti di quel periodo e di questo disco?

E’ stato un ottimo periodo, con le serate al B-Side o a Spilimbergo, si suonava in giro ed era una situazione molto easy. Poi subito dopo, su invito di Fulvio, entrai in Reddarmy come associato.

Come hai conosciuto Fulvio Romanin, oggi CEO di Ensoul ma noto a tutta la scena musicale friulana come C-Sal, il quale è stato tra le altre cose producer e direttore artistico dei DLH Posse?

Fulvio l’ho conosciuto sulla board dei DLH, in quel periodo dove le prime community in internet, come quella vostra (sul sito internet degli Empirici, ndr) o quella dei Firing Faderz, erano luoghi virtuali dove beccarsi e scambiarsi opinioni. Lo incontrai per la prima volta ad un concerto dei DLH durante una di quelle situazioni live improponibili che spesso si presentavano nel 2003-04, con pochissima gente ai concerti, impianti smarzi, e cose così. Mi invitò sul palco e da lì nacque una vera e propria amicizia che continua ancora oggi.

Entrando in Reddarmy immagino tu abbia cominciato ad approcciare la musica in maniera più professionale. Hai smesso con la pratica per diventare una persona che lavora dietro le quinte aiutando gli artisti da un punto di vista organizzativo e logistico, corretto?

Ho smesso di fare musica in prima persona fondamentalmente perché, dopo una sfida di free-style contro Dek Ill Ceesa al padiglione fiera nel 2009 circa, mi resi conto che forse era meglio fare altro (ride, ndr). A parte gli scherzi, semplicemente mi resi conto che potevo essere utile in altri modi: gestire il banchetto con i cd in vendita durante i live con gli artisti Reddarmy, seguire gli stessi artisti in tour, davo una mano insomma.

Nel mondo Hip-Hop, ma direi in tutto il mondo della musica amatoriale o semi-professionistica, secondo me figure come la tua sono importantissime. Ormai è diventato il tuo lavoro, giusto?

Sì, oggi lavoro da Ideo e tra le altre cose sono il tour manager di Doro Gjat, vivendo con lui e con Dek Ill Ceesa a Udine cominciare a lavorare con lui è stato molto naturale e spontaneo. E’ un percorso cominciato in Reddarmy, che già era orientata a trattare la creazione e la diffusione della musica in maniera professionale. Fulvio faceva dei siti internet con dei layout molto avanti per l’epoca, e voleva far diventare un lavoro la sua passione, ovvero la musica.

Che fa esattamente un tour manager?

Il Tour Manager è colui che si occupa di gestire il tour di un artista in ogni suo aspetto: il primo contatto con gli organizzatori degli eventi, il controllo del rispetto degli accordi che si prendono, la stipula di eventuali contratti, il marketing, la gestione dei social legati all’artista, ecc. Il mio cellulare ultimamente suona abbastanza spesso perché Doro e i Carnicats sono piuttosto richiesti, e cominciamo a ricevere chiamate non solo in regione ma anche da fuori.

Immagino che da quando i Carnicats si limitavano a girare i piccoli eventi regionali, ad oggi che puoi trovare Doro e la sua band al concerto del Primo Maggio a Roma le cose siano cambiate…

Sono cambiate le esigenze che abbiamo. Già avere una band ti stravolge le cose, non parliamo più di un mc con un dj, un paio di giradischi e le basi su cd o chiavetta. Oggi chiediamo quelle piccole cose, quei minimi accorgimenti a chi organizza che rendono più facile il lavoro degli artisti e anche di chi lavora all’evento. Per esempio, chiediamo che quando arriviamo sul posto per le prove il service sia già montato o che il palco sia abbastanza grande per contenere tutti gli strumenti, cose così. Non si tratta di tirarsela o di fare i fenomeni, è semplicemente la volontà di far perdere meno tempo possibile a tutti i soggetti coinvolti. Banalmente, mi occupo anche di controllare che ci sia l’acqua sul palco o di sapere in anticipo dove andremo a spendere il buono pasto che ci dà l’organizzatore, se ce lo dà. Chiaramente avendo un background di locali smarzissimi e situazioni improbabili di ogni genere, non siamo certo dei talebani, però cerchiamo di fare le cose come van fatte.

Hai modo di intervenire anche sulla parte artistica e creativa?

No, di quello se ne occupa Doro. Magari do dei consigli, ma non mi permetto di mettere becco sulla lavorazione dei pezzi. Lui è totalmente autonomo dal punto di vista creativo, ha la fortuna di avere ottimi collaboratori pertanto da quel lato io non avrei molto da aggiungere. Piuttosto cerco di stargli sotto per quanto riguarda il rispetto delle tempistiche, perché poi ad un certo punto bisogna decidere cosa tenere e cosa scartare, altrimenti la gestazione di un album durerebbe anni!

Che caratteristiche deve avere un buon tour manager?

Deve essere molto pignolo e non deve farsi scrupoli se si tratta di rompere le scatole su qualche aspetto, anche a quelli della band o ai suoi collaboratori. Io di carattere non sono un tipo che ti pressa, però devo farlo sennò non si ottengono risultati. Ho avuto e ho ancora ottimi esempi da cui imparare, come Fulvio o Deo (membro dei Carnicats, ndr), gente che è abituata a lavorare sotto pressione e con tempi ristretti. Io per ora mi muovo ancora in ambito per lo più regionale e con l’esperienza impari a conoscere i vari interlocutori e sai come prenderli, il Deo per esempio lavora in ambito nazionale e vede i nostri stessi problemi solo quintuplicati.

Bene, direi che se uno vuole intraprendere questo mestiere sa a cosa va incontro. Adesso vorrei accantonare per un attimo la tua attività a supporto dei musicisti e vorrei farti qualche domanda su quello che credo sia uno dei tuoi principali interessi, ovvero la scrittura di racconti, romanzi, ecc. Come e quando hai cominciato?

Dopo il mio EP rap, ho fatto ancora qualche pezzo ma di fatto ho cercato qualcosa che in qualche modo sostituisse il fare musica e sono approdato alla scrittura anche al fatto che stavo vivendo un periodo molto cupo e dovevo sfogarmi. Parliamo del 2009 circa. Considera che lo sport mi piace guardarlo e non farlo, non so disegnare né ballare, pertanto ho provato a scrivere e ho visto che la cosa mi riusciva abbastanza bene. Usai la scrittura anche per contrastare gli incubi che in quel periodo avevo.

I tuoi racconti nascono quindi dai tuoi pensieri notturni.

Sì, li trascrivevo su carta per esorcizzarli e pensiero dopo pensiero è nato il mio primo libro, E nessuno innocente (Edizioni Kappavu), che ha avuto una tiratura non molto alta però ha avuto dei feedback positivi da parecchie persone. E’ un racconto lungo, in poco più di un’ora lo hai letto, dove dentro ho buttato un po’ di tutto, dal gotico allo steampunk, al noir, al mondo giapponese. E’ stato un primo inizio al quale conto di far seguire molti validi progetti.

A questo punto possiamo dare una notizia che renderà felici non solo i lettori di Fabrizio Barachino, in arte Brarez, ma anche tutti i nostri lettori. A partire da giugno uscirà IN ESCLUSIVA PER BLUD il tuo nuovo romanzo a puntate Tre diari, un thriller ambientato tra Spilimbergo e Udine che ha per protagonista il maresciallo Santilli e la sua ricerca della verità in merito ad un efferato delitto. Come è nata la collaborazione on BLUD?

Tre Diari è nato in prima stesura qualche anno fa ed è rimasto nell’ hard-disk a momenti alterni.

Lo sottoposi in un’altra forma narrativa (ai tempi si intitolava Novembre) a KappaVu Edizioni assieme a E nessun Innocente, ma optammo per la pubblicazioni di quest’ultimo. Compatibilmente con i tempi iniziai a riprenderlo in mano e a sistemarlo pian piano, cambiando la storia, spostandola da una non definita città americana al Friuli, tra Spilimbergo e Udine, zone che conosco bene.

Proporlo a Blud è stato naturale anche in virtù del corteggiamento che tu e la Ste avete pazientemente tessuto attorno a me come una tela di ragno finendo per catturarmi (ride, ndr).

E a questo punto, siamo lieti di proporvi un assaggio del prologo che uscirà qui su Blud questo venerdì alle 9.00. Solo per gente in cerca di forti emozioni e atmosfere noir. Buona lettura!

TRE DIARI, di F. Barachino.

Prologo

Il telefono vibrava sul bordo del comodino con insistenza, ma il Maresciallo Santilli, svegliatosi di soprassalto, non aveva alcuna voglia di rispondere.

Il dovere però glielo imponeva; come comandante di una stazione dei Carabinieri di provincia era obbligato a farlo, specie se sul display compariva il nome del Vice Brigadiere Antonini.

Sperava solo di non essere disturbato per un gruppo di ubriachi molesti. In quella zona erano la cosa più eccitante che potesse accadere fuori dall’ordinario durante il weekend e accadeva spesso che allo scoccare della mezzanotte iniziassero le chiamate di residenti disturbati dagli schiamazzi.
Santilli era stato trasferito da Roma, dove i problemi di ordine pubblico erano ben altri, e ci sarebbe ritornato volentieri perché là c’era l’azione della grande città; quella che aveva visto nei film de Er Monnezza, mentre lì, al confine della pedemontana friulana, non poteva far crescere la sua fama, ma solo la sua pancia a colpi di Vertigo e tartine in osteria.

Prese il telefono in mano arrivato al secondo giro di chiamate, uscì dalla camera da letto per lasciare dormire sua moglie e rispose…

To be continued…

Se volete seguire Brarez sui social: facebook Fabrizio Barachino e instagram @fabrisbrarez

 

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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