Prima dei 30 anni il suo animo irrequieto l’ha condotta in giro per il mondo alla scoperta di se stessa. Dopo essersi persa e ritrovata, si è innamorata della cultura rom e dell’Est Europa. Nel frattempo ha conseguito una laurea in Beni Culturali, ha studiato Antropologia, ha lavorato al circo come fotografa ed è rientrata al paese natale con un bagaglio di esperienze e avventure che hanno contribuito alla nascita di Mirabilinto, un vero e proprio mondo di mondi virtuale.

L’obiettivo che si propone è infatti creare ponti fra mondi attraverso l’illustrazione, ispirata al folklore di vari paesi, la condivisione di riflessioni sul tema della diversità etnico-culturale e la creazione di abiti dall’anima multietnica, realizzati in collaborazione con una piccola sartoria del Burkina Faso.

Conoscere Laura è stato come poter aprire uno scrigno multicolore che volevo aprire e lei me ne ha dato la chiave. Mi è piaciuto sintonizzarmi sul suo mondo e percepire le immagini, le persone, i colori incisivi di altre culture.  Questo vedo nell’arte di Laura, dove la bellezza parla multilingue, dove ogni creazione è baciata sempre da un anima che ha voglia di scoprire l’infinito in ognuno. 

La creatività di Mirabilinto

Mirabilinto deriva da labirinto e mirabilia, ovvero meraviglie. L’ho scelto perché adoro i labirinti e la meraviglia in senso filosofico, intesa come sentimento di stupore misto a paura. La meraviglia non è affatto rassicurante, non a caso si chiama “paese delle meraviglie” quello di Alice, ha in sé qualcosa di poco rassicurante. 

Fin da piccola ero già innamorata di Halloween, lo conobbi grazie a una vicina di casa inglese che era solita festeggiarlo, e fu in quell’occasione che inventai i primi abiti horror di riciclo per i miei amichetti, da indossare durante la notte del 31.
Da bambina adoravo anche inventare giochi e in adolescenza mi sono dedicata molto alla pittura e alla fotografia.
La mia fantasia e l’esplorazione di altri mondi sono le principali ispirazioni.
Adoro viaggiare, conoscere nuove culture, assaporare cibi insoliti, e amo fantasticare.

Preferisco creare a tema perché spontaneamente tendo a perdere il filo. Ma ho bisogno che il committente mi lasci molta libertà di interpretazione, altrimenti non riesco. Non potrei mai disegnare in uno stile che non mi appartiene.

L’autenticità del folklore  

In adolescenza ho amato molto il surrealismo, oggi mi ispiro molto a diversi artisti naif e alla cosiddetta illustrazione folk, molto popolare nel nord e nell’est europa. Il folklore a sua volta, con i tipici motivi floreali vivaci, rappresenta per me la principale fonte di ispirazione.

Il termine folklore deriva dalla parola folk, popolo, e quindi si riferisce a tradizioni, leggende, usi e costumi che rappresentano a mio parere nel modo più genuino e diretto l’anima dei diversi popoli. Mi piace perché lo sento autentico, non filtrato, e poi i colori accesi che lo caratterizzano mi conquistano. Per non parlare delle sue simbologie arcane.

Per restare in tema, amo molto gli scarabei folk sia perché lo scarabeo è un animale ricco di simbologie, sia perché lo stile dell’illustrazione mi rappresenta molto, con i suoi colori accesi e lo sfondo scuro che rende l’insieme un po’ surreale e ambiguo.

Mi ha cambiata moltissimo viaggiare, perché mi ha permesso di mettere in discussione tante delle convinzioni e certezze che avevo prima di viaggiare. Penso che l’incontro con altre culture sia utilissimo per capire cosa davvero desideriamo, cosa ci piace realmente e cosa invece è solo frutto di condizionamenti sociali e familiari.

Mirabilinto: un ponte tra mondi diversi

In ambito artistico ho avuto varie esperienze interessanti, soprattutto le collaborazioni con creative che stimo. Per esempio ho creato dei tarocchi ispirati a Frida per una consulenza di un’amica erborista, è stato un progetto affascinante.

L’intento principale è creare ponti fra mondi in senso lato. Con mondi non mi riferisco solo a diversi paesi ma anche, per esempio, al mondo visibile e invisibile. Nelle mie illustrazioni cerco di connettere queste due dimensioni perché per realizzarle, mi affido proprio all’invisibile, perlomeno nella fase iniziale.

Ho un rapporto molto stretto con i colori, perché li amo sconsideratamente, specialmente quelli tipici del folklore. Mi piace scoprirne anche le simbologie segrete. E poi sono convinta che i colori siano un po’ magici. 

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