Yassine Marco Marroccu è un regista italo marocchino, che ha studiato e vissuto in Friuli per tanti anni. E tanti sono i progetti cinematografici a cui ha avuto modo di lavorare, molti anche sviluppati proprio in questa regione.  Ora sta per cominciare le riprese di alcune scene del suo ultimo film qui in Friuli, ma sono passati parecchi anni dall’ultima volta che ci siamo visti. Ho più di una cosa da chiedergli.

Mancavi da un po’, cos’è successo e che ci fai qui ora?

YMM: “Nel 2008 io e i miei collaboratori friulani, abbiamo dovuto abbandonare un progetto al quale eravamo molto legati, non è finita per niente bene e ce ne siamo andati da questa terra che fino a quel momento ci aveva dato tanto, con un senso di incompiuto. Gli anni sono passati. Sapevo che non sarebbe potuta finire così e finalmente adesso, siamo tornati, il passaggio in Friuli ci è sembrato fondamentale ai fini del racconto del film ed era importante anche per noi trovare una conclusione positiva nella nostra personale storia friulana.”

Per arrivare fin qui, sei partito da Casablanca in Marocco, quindi quali luoghi hai percorso per raccontare questo film e con che logica li hai scelti?

YMM: “Siamo giunti qui dopo un viaggio che è partito proprio dal Marocco, è nel deserto che comincia il film, per proseguire in Francia, nei Paesi Baschi, passando per il Friuli appunto, e si concluderà a Belgrado. Senza dimenticare le scene girate nella nostra America, tra Arizona e Guantanamo.

Ogni luogo scelto per le riprese non è stato casuale, abbiamo scelto zone dove le “minoranze” son ben radicate, dove abbiamo potuto trovare l’appoggio delle persone, volevamo cercare di produrre un film che non fosse “nostro”, che potesse appartenere a tanti e che potesse coinvolgere quante più realtà possibili. Questo è stato l’intento maggiore. Trasmettere un senso di non-appartenenza, in modo da carpire l’essenza del racconto umano.

Abbiamo dunque nascosto ogni traccia che potesse far capire il luogo di provenienza delle scene girate. Nessun paese è specificato perché ripeto, vogliamo celebrare il non sentirsi appartenere a nessun posto, non c’è una patria, non si tratta di dove, ma di cosa c’è nel cuore di ognuno di noi.”

Allora raccontami qualcosa del film.

YMM: “Il film si chiama “Catharsys or the Afina tales of the lost world”, siamo nel 2021, un futuro non molto lontano, non piove più da quattro mesi e sta scoppiando il caos; un uomo qualunque viene scelto a caso da un famosissimo show radiofonico in cui ha la possibilità di raccontare la sua vita che scopriremo essere “extra-ordinaria”, inimmaginabile per un tipo come lui.”

Già il solo titolo mi riempie di domande da porti ma partiamo dal principio, chi è Afina?

YMM: “Afina… in realtà significa un po’ “monnezza”, è una sorta di vagabondo, viene dal gradino più basso della società, è un tipo che non ha mai agito per interesse, come un bambino ingenuo, ha sempre vissuto mettendo davanti il suo cuore.

Un uomo che ha vissuto una vita straordinaria ma è l’ultimo, e ci ricorda proprio per tanti aspetti ognuno di noi. Da qualche parte, ci ritroveremo in questo Afina.

Come puoi immaginare, in questa realtà futura, l’ordine del mondo è fallito. Con l’assenza di acqua, si reinstalla un ordine molto più crudo, dove si tratta di campare innanzittutto, non c’è più spazio per i vizi e per il superfluo. Bisogna ricominciare da un’altra prospettiva. Tutte le informazioni, le tantissime informazioni che permutano lungo la storia, sono trattate in modo da rendere dinamica una realtà che è presente ancora soltanto nel nostro immaginario più “dark”. Io credo che bisogna essere meritevoli di carpire l’essenza della simbolica presente. Sennò, tanto vale andare a dormire.”

Quindi, almeno nella tua fantasia, gli uomini capiscono che l’amore può ancora essere una forza?

YMM: “Questo progetto ha unito più di dieci menti provenienti da paesi differenti, che sono riusciti ad unirsi e che parlando insieme, sono riusciti a convincere tutte le produzioni e le realtà essenziali alla realizzazione del film che sono state coinvolte, il dialogo e l’unione sono stati la nostra forza.”

È un momento storico in cui sento il bisogno di ascoltare queste tue parole, ciononostante il mio pessimismo mi porterebbe a dire che non c’è più speranza.

YMM: “Invece c’è speranza, in questo particolare periodo dobbiamo batterci per una continuazione della coscienza, qualcosa che si scontri contro la cancrena, il cancro che si espande sotto gli occhi di tutti (parla dell’Isis).

C’è una scena a cui tengo moltissimo, sarà la parte che giriamo a Belgrado, stabiliamo attraverso una piece teatrale, “ Il Santo”, la nascita di questo cancro globale, stabiliamo quanto poco di spirituale c’è, è una  guerra ideologica ma soltanto pro forma; tutto ha inizio una notte del 1931 con un unico e apparente interesse, quello economico. Ma in fin dei conti non si tratta solo di petrolio, non si tratta di Philby o di Cia, nè dei Bin Saoud e tanto meno di Hitler. Sì, sembra che siamo di fronte al più grande hold up dell’era. Ma dietro ogni interesse si nasconde un sentimento. Di base. Di amore, passione, odio. Perchè la nascita dell’Isis è un fallimento anche nostro, non siamo stati in grado di pensare, immaginare un’alternativa valida, e mai siamo stati in grado di riconoscerci per avanzare uniti, abbiamo provato ognuno per conto suo, ci siamo lamentati troppo per essere stati abbandonati a noi stessi, ci siamo trovati senza punti di riferimento ma questo non è stato solo un male, ha fatto sì che diventassimo capi di noi stessi e delle nostre azioni. Non ci sono vincoli, e questo ci rende liberi, ma non tutti l’hanno capito, ancora non riusciamo ad avanzare insieme, ancora non riusciamo ad essere quella sana e positiva alternativa. Questo è un messaggio fondamentale, noi ci siamo, possiamo sconfiggere il cancro dell’ignoranza con il nostro sapere.”

Non voglio spoilerare niente, ma ho visto qualche scena, c’è un momento in cui Afina si interroga sul senso della vita, vorrei chiedere a te quale pensi che sia.

YMM: “Sono le scelte che fai, che si uniscono al resto del mondo con cause ed effetti inevitabilmente collegati l’un l’altro; ricordi The Tree of Life?  Parte dal big bang per spiegare la lacrima, perchè tutto è indissolubilmente legato, siamo tutti parte di un patrimonio ancestrale percepibile in ogni luogo e in ognuno di noi.” (Parla di un gran bel film di Terrence Malick che sviluppa meravigliosamente questo tema).

Mentre il mondo parla di globalizzazione, la gente costruisce sempre più barriere intorno a sé, non siamo un globo unito, siamo sette separate, dall’Isis ai fan di Apple, ognuno col suo credo, spesso poco o per niente disposto al dialogo. Questo film invece è per tutti quelli che sapranno coglierne l’essenza e ne faranno tesoro. Ci ricorda che in fondo siamo tutti parte della stessa razza in un unico pianeta e se possiamo salvarci sarà solo unendo le forze.

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Luds
Ludovica nasce a Perugia e arriva a Udine a 7 anni, non ci rimane ma ci torna sempre. Al momento vive a Trieste per realizzare uno dei suoi sogni più antichi: vivere in una città di mare - assicura che è tutta un'altra vibrazione. Adolescente precoce e seria ma immatura 32enne dalla vita naif. Appassionata di cinema italiano, arti visive e body art. Ama lavorare con le mani, l'hip hop, i cani ma anche i gatti, la politica e i viaggi. La passione più grande è per la musica, segue meticolosamente ogni nuova uscita dei suoi artisti preferiti e non solo, passa ore ad ascoltare canzoni e ha come obiettivo la conoscenza dell'intero patrimonio musicale mondiale! Il suo momento migliore è l'evento live, per i quali lavora e collabora, niente è più gratificante di partecipare alla realizzazione di un attimo che riunisce un gruppo di persone felici. L'empatia fa il resto.

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