Una riflessione sulla gestione della memoria storica e del territorio

Il Monte Hermada, 323 mt. s.l.m.

Noi italiani lo associamo alla sanguinosa undicesima battaglia dell’Isonzo del 1917.
Questo piccolo promontorio restò, insieme al Monte San Gabriele, un baluardo austro-ungarico inespugnabile. Nulla, gli italiani poterono, per conquistarlo.

Kobarid (Caporetto) e Monte Krn (Monte Nero), 2245 mt. s.l.m.
Altro scenario di guerra, tristemente ricordato per la famosa disfatta del 1917.
Entrambi questi luoghi si trovano, al giorno d’oggi, in Slovenia (Kobarid) o a cavallo del confine italo-sloveno (Monte Hermada e Monte Cocco).
Come già accennato prima, queste poche frasi sono, in sintesi, quello che noi italiani ricordiamo di questi luoghi. Luoghi di morte, di battaglie sanguinose, di memoria, di storia. Luoghi che valgono una visita alle trincee, alle postazioni, ai musei.
Ma gli sloveni, come li vedono?
A Kobarid gli sloveni ci vivono, un paesino tenuto benissimo, pulito e accogliente, vivo.
Si ha l’impressione di essere solo noi italiani ad andare lì a vedere il Museo della Grande Guerra, l’ossario e le trincee nei pressi del paese o più a nord verso Dreznica.
Gli abitanti stanno in piazza, sorseggiano Lasko Pivo e attendono turisti.
La Slovenia, si sa, ha saputo sfruttare al meglio le risorse naturalistiche del territorio, in particolare del fiume Nadiza (Natisone) e della Soca (Isonzo). Kobarid è diventata un centro per gli sport dell’outdoor, in ogni dove si noleggiano kajak, mountain bike d’ultima generazione, attrezzatura da arrampicata e altri materiali.

La guerra? Beh, c’è stata, adesso però ci sono loro. Lo stanno gridando con tutta la loro forza ma allo stesso tempo in modo molto discreto: adesso quel posto deve rinascere, deve uscire dall’immaginario comune.
Per questo motivo il sentiero studiato e proposto ai turisti sui luoghi della guerra si chiama “Pot Miru”, il “Sentiero della pace”. Tutte le info a riguardo le trovate sul sito www.potmiru.si e altri siti.
Il messaggio che si vuole lanciare è quello della speranza, camminare in quei luoghi e vederli deve essere un’esperienza educativa, didattica, distaccata dalla malinconia che assale noi italiani quando ci rechiamo nei luoghi di memoria.

Lo stesso accade sul Monte Hermada. Un versante si trova in Slovenia, l’altro in Italia.
Essendo attraversato da una miriade di sentieri molto semplici, visto lo scarso dislivello del luogo, è molto facile incrociare le famiglie slovene che fanno la loro gita domenicale, con al seguito bambini, anche molto piccoli (da ricordare che, in Slovenia, lo sci è sport nazionale…altro che il nostro calcio!).
La cosa che più colpisce è la loro naturalezza in quei luoghi, fanno pause pranzo seduti sul bordo delle trincee, prendono il sole, sempre nel pieno rispetto del luogo, si intende.
A noi italiani, invece, questa cosa non viene naturale, o perlomeno non semplice: conosciamo la storia e vediamo quel luogo come un monumento, uno spazio da conservare, un memoriale. Per dirla tutta: non ci viene proprio “facile facile” mangiare seduti dentro un bunker o una trincea, non so bene se perchè pensiamo alle condizioni dei nostri soldati lì dentro o se pensiamo che sia come mangiare seduti sopra la tomba di qualcuno o sopra un monumento di valore storico per la nazione.

Il concetto è questo: noi italiani andiamo lì per ricordare, presi da una forte malinconia, con una attenzione al carattere storico del luogo, i nuovi abitanti di questi luoghi vanno lì per camminare, prendendo atto che da quello che vedono si deve ricavare un messaggio da portarsi a casa, quello della pace e della speranza.

Al termine di questa riflessione non so ancora capire quale sia l’approccio che preferisco ma, devo ammettere che, il fatto che per i nostri vicini questi luoghi siano legati da un sentiero che si chiama “Pot Miru” e non “Il sentiero della Grande Guerra”, mi rallegra e mi attira molto di più e mi pare che il messaggio sia ben chiaro.
Guardando bene dietro tutte le iniziative volte allo sviluppo turistico della zona, c’è la volontà, non di nascondere ciò che è stato, ma di fare un passo verso il futuro.
Proviamo a pensare Kobarid, se fosse rimasta una cittadina italiana: monumenti di ogni tipo, memoriali, sentieri della Grande Guerra, targhe, continui riferimenti storici, messe celebrative, processioni, gadget e speculazione di ogni tipo…un luogo triste, insomma. Un gigantesco monumento o memoriale a cielo aperto.

Siamo troppo attaccati al nostro passato, questa è la nuda e cruda verità, non riusciamo a guardare avanti.

E’ vero che i greci dicevano che la “storia insegna” ma noi, ahimè, siamo ancora in fase di apprendimento, dobbiamo ancora mettere in pratica questi insegnamenti, elaborare le conoscenze per poterle poi applicare ad un futuro che tarda ad arrivare.
Detto questo, come da tradizione dei microviaggi, vi do dei consigli pratici per visitare questi luoghi:

1° itinerario: Monte Hermada

Si lascia la macchina nel paese di Medeazza, vicino a Duino. Si segue una strada sterrata che, attraverso boschetti e doline porta fino a una casa diroccata. Da lì seguire le indicazioni o per la cima del monte Hermada (fattibile da tutti anche con semplici scarpe da ginnastica) oppure, da dietro la rovina, seguire i cartelli gialli per vedere le trincee. Di fatto, vi troverete in un ambiente molto particolare. Si cammina su quella che era la prima linea difensiva austro-ungarica, mai espugnata dall’esercito italiano. Le costruzioni e le gallerie sono imponenti e spesso costruite in cemento. Vi consiglio di portarvi una mappa del luogo (Tabacco va benissimo), una pila se volete avventurarvi nelle gallerie (attenzione a non perdere l’orientamento!!!) e del cibo per un buon pic nic. Come periodo consiglio l’autunno, per ammirare e godere al massimo dei colori del Carso in questo periodo.

Bici: ci sono molti tratti di strada sterrata con percorsi alternativi, non sul sentiero
Luogo adatto a foto: Si (panorami, flora, fauna, storia)
Zecche: attenzione nella stagione estiva!
Difficoltà: tecnicamente semplice, adatto a tutti. La lunghezza dipende dal percorso che si sceglie.
Attenzione: se dovesse esserci erba alta, non avventuratevi fuori dai sentieri, ci sono foibe naturali poco visibili ma molto pericolose!

2°itinerario: Dreznica/Kobarid

Dal centro di caporetto seguite le indicazioni per il paesino di Dreznica, ai piedi del monte Krn (Monte Nero). Quando vedete la gigantesca chiesa del paese, nella vallata meravigliosa che lo ospita, lasciate l’auto vicino ai campetti del centro sportivo.
Da qui, per gli escursionisti più esperti, c’è la possibilità di salire, in 4 ore, alla vetta del Monte Nero.
Per tutti gli altri, invece, consiglio di imboccare la strada che porta alle cascate (ben indicate) e salire fino, almeno, alla prima e seconda rapida, a lato del ruscello, prima del ponticello.
Lungo la strada vedrete un’infinità di sculture in legno e/o materiali di recupero della Grande Guerra, fatte da artisti sloveni. Una volta viste le due prime cascate potete o salire ancora lungo la sterrata o ridiscendere, superare il ponte, e proseguire sulla strada principale fino a Cossis, frazione successiva (a piedi, non passano molte auto).

Il mio personale consiglio è quello di superare il secondo ruscello, scendere a destra seguendo le indicazioni per la chiesa di Sveti Just. Vi sembrerà di entrare nel cortile di una casa e, effettivamente, è proprio così, andate, non esitate e godetevi il paesaggio bucolico (se trovate cancelletti chiusi, tranquilli, è per non far scappare le pecore, apriteli e richiudeteli dietro di voi, con rispetto).
La piccola chiesetta è sempre aperta, contiene degli affreschi del XV sec., ed è stata risparmiata proprio per questo, durante la guerra.
Sul lato destro della chiesetta c’è un cancelletto chiuso, qui inizia il percorso (anello) delle cascate di Kozjak.
Si tratta di un sentiero adatto a tutti, abbastanza lunghetto ma fattibile. Prendetevi per tempo per concluderlo (consiglio di partire al più tardi a metà mattinata).
La prima parte è tutta in discesa verso la forra scavata dal torrente che crea una serie infinita di cascate e cascatelle spettacolari, poi tocca risalire, ma la fatica ne vale la pena!

Bici: non sul sentiero delle cascate, ma la zona si presta ed è ricca di luoghi esplorabili sulle due ruote (a pedali!)
Luogo adatto a foto: Si (panorami, flora, fauna, storia)
Zecche: attenzione nella stagione estiva!
Difficoltà: tecnicamente semplice, adatto a tutti. La lunghezza dipende dal percorso che si sceglie. Si consigliano scarpe da trekking, avvicinamento o scarponcini.
Attenzione ai giorni umidi poiché la zona è in ombra e, in autunno soprattutto, le foglie rendono il sentiero scivoloso. Attenzione anche al filo spinato nel primo tratto!
Per la salita al monte Krn, consiglio attrezzatura da trekking adeguata e ottima conoscenza dell’ambiente montano. Non è un sentiero adatto ad essere improvvisato!

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