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In compagnia dell’Hypnerotomachia Poliphili, tra bacari, misteri e tradizioni

Venezia. Che dire? Tutto e niente. Tanti la sognano, tanti la odiano.
Personalmente, avendoci vissuto per motivi legati allo studio per due anni abbondanti, non so ancora come classificarla. Se ci tolgo turisti isterici, acqua alta, puzza di fogna, acqua del rubinetto decisamente non potabile, il caldo umido estivo, gli appartamenti fatiscenti degli studenti, la sirena dell’acqua alta che, quando suona, ti fa sembrare di stare sotto un bombardamento… potrei anche dire che mi piace.

D’altra parte dovete immaginare una studentessa di architettura che abita in un loculo (non era definibile appartamento) in Calle del Porno (la F di Forno era stata abilmente modificata) e si ritrova, la mattina, ad affrontare l’acqua alta, la pioggia, i turisti, l’ansia da revisione, il trasporto del plastico, computer, pranzo, tavole da disegno. Il tutto condito con l’acqua che a volte entra pure negli stivali tanto è alta in alcuni punti e preghi solo che non ti spunti un terzo occhio o la coda dopo quel contatto e imprechi ogni volta che incroci un turista che non sa che i piedi vanno trascinati nell’acqua, non alzati, per non schizzare e creare l’onda che poi entra, inevitabilmente, negli stivali altrui.

Per non parlare del fatto che tu, acqua o non acqua, a lezione ti ci devi presentare. E devi arrivarci preparato per la revisione del tuo lavoro, fresco e riposato, dopo che ti sei appena fatto la terza guerra mondiale solo per riuscire a conciarti come un albero di natale per portare tutto a destinazione e evitare di vedere il tuo plastico galleggiare nel Canal Grande e dopo aver attraversato la Palude della Tristezza, che Atreyu, in confronto, se la cavava pure bene con solo qualche palata di fango addosso. Che poi, appena senti il professore dirti che “le finestre nei bagni sono incivili”…….qualche santo inizia anche a chiamarlo in causa.

Ma passiamo ai motivi, pochi ma sufficienti, per cui amo Venezia (da laureata non più abitante): i cicchetti, i veneziani tamarri con le barche con i neon e gli impianti stereo (Fabrizio Corona in confronto è sobrio), la storia, la notte, le ruote che si possono fare in Piazza San Marco quando è deserta, il Morion e i suoi concerti, le pantegane, i misteri, i soffitti dei palazzi alla sera, la storia, le frittole di Tonolo, il ghetto d’estate, Tano l’alano, le birrette (alle quali ancora non sapevo di essere intollerante) bevute a bordo canale nelle sere d’estate ascoltando musicisti improvvisati, le mie coinquiline, i muri storti, le calli deserte che ti fanno cacare sotto di notte, la Sig.ra Cervelli e i suoi pigiami, i pavimenti che tremano, il mercato del pesce…uff, vabbè, un po’ la lacrimuccia arriva.

Ok questa voleva essere una breve premessa ma mi sono lasciata trascinare dall’emotività che mi pervade in questi tempi.
Io volevo solo dirvi che sta arrivando il Carnevale e che, l’11 febbraio, c’è l’apertura ufficiale con lo spettacolo più fico che si possa vedere a Venezia, oltre alla festa del Redentore, anche se di solito quello non se lo ricorda nessuno perché il tasso alcolico, all’ora dei fuochi, è decisamente già oltre da un pezzo.

Io vi metto qui il link all’evento:
http://www.carnevale.venezia.it/event/la-festa-veneziana-sullacqua-parte-prima/

Fidatevi, se non lo avete mai visto merita sul serio!
Per l’occasione, visto che il tutto inizia alle 18.00, vi propongo un microviaggio da fare nelle ore precedenti. Che ci volete fare, a me piace gironzolare così!

Allora, per questo viaggio siamo accompagnati da un romanzo di avventure scritto nel 1499, a Venezia, forse da un certo Frate Francesco Colonna che viveva nel monastero di San Francesco della Vigna.
Il romanzo in questione, dal sobrio titolo di HYPNEROTOMACHIA POLIPHILI, è scritto in una lingua inesistente, un misto tra latino, greco e volgare. Leggerlo è un po’ come sentir parlare Salvatore del Nome della Rosa, il quale, come dice quel fico di Sean Connery ad Adso, parla “tutte le lingue e nessuna”.

Allora, il romanzo contiene un’infinita serie di cose “intrippanti” che vi elenco, in parte, per comodità:

  1. Se si mettono insieme i capilettera dei vari capitoli viene fuori “FRANCESCO COLONNA AMO’ TANTO POLIA”.

Francesco Colonna = era forse l’autore, un nobile diventato frate
Polia = tante cose, ovvero la sapienza (dal greco)

Di fatto significa che Colonna è amante della Sapienza. Polia è la protagonista femminile del romanzo, insieme a Polifilo (che significa “amante di molte cose”).

2. Al testo sono allegate 168 incisioni su legno che rappresentano le intere vicende della storia.

3. L’editore era un certo Aldo Manuzio (1449-1515), tipografo e umanista che, insieme a Agostino Barbarigo (nobile veneziano), aveva dato vita ad una società editoriale fra le più grandi nell’Europa di quel tempo.

E adesso occhio che vi incasino la vita non poco.


1°TAPPA: TIPOGRAFIA DI ALDO MANUZIO (vedete la targa sopra alla porta)

Google Maps: Rio Terà Secondo, a pochi passi da Campo Sant’Agostìn a San Polo

Quindi, dicevamo, Aldo Manuzio aveva una marca tipografica, adottata nel 1502, e ripresa proprio da un’incisione dell’Hypnerotomachia. La marca rappresenta un delfino attorcigliato ad un’ancora. Ora, Francesco Colonna, l’ipotetico autore del testo, aveva fatto disegnare questo simbolo, riprendendolo da una moneta dell’imperatore romano Tito (80 d.C.) sulla quale viene citato un motto di Augusto: Fèstina Tàrde, σπευδε βραδεως, “affrettati ma lentamente”, quindi il delfino indica la fretta ma l’ancora indica che è in qualche modo trattenuto in luogo sicuro. Sopra questo disegno, nel testo di Colonna, c’è una scritta: “La pazienza è ornamento, custodia e protezione della vita”. Colonna vuole fare un omaggio alla città di Venezia elogiandone la PRUDENZA, la stabilitas, la lentezza e la sua resistenza al nuovo, alle innovazioni. Uno dei simboli della città di Venezia (si vede nei fregi di molti palazzi veneziani) è il tricipite, tre teste affiancate che guardano in tre direzioni diverse (cercate “Allegoria della Prudenza”, il quadro di Tiziano) e che sono simbolo di armonia (giovane), temperanza (mezza età) e equilibrio (il vecchio).

Occhio adesso che il ragionamento finale è complesso: la prudenza è la temperanza tra i poteri. Il Governo ideale che Aristotele immaginava era un governo “misto” di monarchia, oligarchia e democrazia. A Venezia, la monarchia era rappresentata dal Doge, l’oligarchia dal Senato e la democrazia dal Maggior Consiglio. Tra questi poteri vi era l’equilibrio, nessuno di essi prevaleva sull’altro…questa è LA PRUDENZA DI VENEZIA.

Ok, ok, so di avervi tediato a sufficienza ma, a mio modesto parere, sono ragionamenti fondamentali per capire Venezia. Cose che raramente si sanno, da turisti.
In sostanza, tutta l’Hypnerotomachia è una gigantesca opera di “lecchinaggio“ della Venezia di allora, del suo governo, delle sue attitudini commerciali e delle sue architetture.

Arriviamo alla trama del romanzo (nel mentre vi faccio gironzolare in luoghi più o meno attinenti alla trama del testo):


2° TAPPA: PONTE DELLE TETTE, RIO TERA’ DELLE CARAMPANE

Google Maps: Ponte delle Tette, San Polo

Siamo in uno dei tanti luoghi di Venezia dove un tempo avremmo potuto incontrare Cortigiane e Carampane. Eh già, avete capito bene, d’altra parte un ponte che si chiama così lascia poco all’immaginazione…era una zona a luci rosse. Dal ponte le carampane (le prostitute di basso rango) si mostravano a gondolieri e uomini di passaggio, mentre le cortigiane (quelle d’alto borgo, le escort) si mostravano dai palazzi. Fine della storia.

Torniamo a Polifilo.
Il romanzo inizia con Polifilo che si perde in una selva, è impaurito, trova un fiume e si disseta. A quel punto si addormenta e inizia un sogno che è, di fatto, la vera storia del romanzo.

Visto che lui si disseta, facciamogli pure compagnia e dirigiamoci alla:


3°TAPPA: PASTICCERIA RIZZARDINI

Google Maps: Calle dei Meloni, San Polo

Prendete ciò che volete, c’è l’imbarazzo delle scelta ma se ci sono le fritòle….non esitate! Se preferite il salato al dolce, sulla sinistra della pasticceria vi fanno il fritolìn take away, provare per credere!

Polifilo sogna e voi mangiate, bene. Continuiamo mentre vi dirigete verso il Ponte di Rialto.
Nel sogno, Polifilo vede una strana architettura e la racconta nei dettagli, va talmente nello specifico che si è capito che sta descrivendo niente meno che il Mausoleo di Alicarnasso (oggi Budrum, Turchia), tomba del re Mausolo eretto nel IV sec. dalla moglie/sorella Artemisia. Vi anticipo una cosa: il portale del Mausoleo, descritto meticolosamente, lo rivedrete, uguale uguale, quando arriverete alla Porta dell’Arsenale, ma vi ci porto più tardi. Polifilo, a questo punto, entra in questo mausoleo dove trova un drago che lo spinge a rintanarsi nei sotterranei.

 


4°TAPPA: MERCATO DI RIALTO

Google Maps: Mercato di Rialto, Campo delle Pescheria, San Polo

Siete, ora, arrivati (se siete alla mattina) nel posto in cui si svolge uno dei mercati più antichi del mondo. Qui potete trovare il mercato del pesce e della frutta. Gli edifici che li ospitano sono del XV sec. e, da quella volta, il mercato si è sempre fatto qui. Se volete trovare i veri venexiani, questo è il posto che fa per voi! Tacete e annusate, ascoltate, vagate…

Polifilo, rintanato nei sotterranei mentre scappa dal drago, vede un tabernacolo dove si trova una ninfa dormiente che viene scoperta da un satiro, un tema ricorrente nelle narrazioni e rappresentazioni romane e greche antiche. Vicino alla ninfa che dorme, Polifilo, vede una fontana e le terme dove altre ninfe stanno facendosi un bel bagno. Mica scemo il nostro amico: ci si butta pure lui, in acqua con loro!

 


5°TAPPA: IL FONDACO DEI TEDESCHI

Google Maps: Ponte di Rialto, Rialto (edificio a sinistra una volta superato il ponte)

Il fondaco era un magazzino. Ogni nazione straniera che commerciava con Venezia aveva il suo magazzino all’interno della città. Questo era quello dei popoli germanici. Costruito nel 1505, era basato sul modello del foro greco, con una piazza centrale e un portico sul quale davano tutte le botteghe. Dovete immaginarvelo completamente affrescato! Comunque, dopo anni di restauri, da poco, ha riaperto diventando un grande magazzino, intervento molto discutibile ad opera dell’archistar Rem Koolhaas per la proprietaria famiglia Benetton.

Ora passate davanti al Bacaro Jazz (notare il soffitto foderato di reggiseni) ma non fermatevi, è un posto molto turistico, e proseguite dritti, se volete fare una visita alla Chiesetta di San Giovanni Crisostomo c’è un meraviglioso bassorilievo di Tullio e Pietro Lombardo nella cappella a sinistra dell’altare. Quel bassorilievo che ci vedete sopra è chiamato “la madonna greca”, in realtà è un originale greco che rappresenta una qualche dea.

Dopo essersi fatto un bagnetto rigenerante con le sue amichette, le ninfe, queste portano Polifilo dalla loro regina, Euterillide (Libertà).


6°TAPPA: CAMPIELLO DEL REMER

Google Maps: Sotoportego del Remer, Cannaregio (girate a sinistra alla Fiaschetteria Toscana e proseguite dritti, la calle è tortuosa ma ci arrivate).

Qui non ho granchè da raccontarvi ma, secondo me, è una delle viste più belle sul ponte di Rialto, il mercato, il Canal Grande e, se vi girate, il campo in sé vi farà sentire un po’ dentro “Favola di Venezia” con Corto Maltese.

Nella bellissima reggia della regina delle Ninfe c’è un’altra edicola con una donna che è seduta in un modo molto strano. Polifilo non capisce (è uomo, figuriamoci) e le ninfe gli spiegano che questa è LA PRUDENZA. Ricordate tutta la storia sulla prudenza di Venezia che vi ho spiegato prima? E’ lei.

 


7°TAPPA: PRANZO A “UN MONDO DIVINO”

Google Maps: Salizada San Canzian, 5984, Cannaregio

Niente da dire se non che avete l’imbarazzo della scelta tra cicchetti di tutti i tipi e dell’ottimo vino (locale, per fortuna, snobbato dai turisti e che, pertanto, mantiene dei prezzi decisamente ragionevoli). Vi sembrerà non ci sia posto ma potete abbassare i tavolini al muro e mangiare e bere in pace. Astemi mal tollerati!

Nella reggia di Euterillide ci sono tre porte: quella della vita attiva, quella della vita contemplativa e quella dell’amore (o di Venere). Ovviamente Polifilo, poretto, è costretto a scegliere in quale entrare….e secondo voi, quale sceglierà?

Si, proprio la porta di Venere. Ah, l’amour…

 


8°TAPPA: SANTA MARIA DEI MIRACOLI

Google Maps: Campiello dei Miracoli, Cannaregio

Questa è una delle tante chiese di Venezia progettate e realizzate da Pietro Lombardo. E’ stata costruita, alla fine del 1400, sul luogo dove era stata vista la Madonna mentre compiva dei miracoli. Io la chiamo “lo scrigno”, vi consiglio una visita all’interno, è davvero un gioiellino. Se guardate l’esterno che da sul canale, vi sembrerà che le lesene (i pilastri, o come volete chiamarli) continuino anche sott’acqua.

E visto che parliamo di miracoli, restiamo in tema. Polifilo è entrato nella porta dell’Amore e chi si materializza davanti a lui? Polia! E’ talmente colpito dalla sua bellezza che se ne innamora subito perdutamente e inizia a dare di testa: vede gli dei che sfilano su carri, accompagnati da cigni, strani animali, puttini alati e festoni di frutta e fiori, musici e quant’altro.


9°TAPPA: SCUOLA GRANDE DI SAN MARCO E CHIESA DEI SANTI GIOVANNI E PAOLO

Google Maps: Campo Santi Giovanni e Paolo, Castello

Cos’erano le Scuole Grandi e le Scuole Piccole:
Grandi: (San Rocco, San Marco, Santa Maria della Carità, ecc…) dedicate a un Santo, funzioni di assistenza, carità, fornivano finanziamenti e uomini per le guerre e per le galee mercantili, amministravano i beni immobili.

Piccole: (San Tomà, scuola dei calzolai; San Samuele, scuola dei muratori; Scuola dei Greci, ecc…) erano scuole che riunivano una corporazione legata ad un mestiere o un gruppo di cittadini provenienti da una stessa nazione.

Caratteristica delle Scuole, era quella di “accaparrarsi” i migliori artisti in circolazione per abbellire le loro sedi (e qui ci sarebbero infinite cose da dire e specificare).

La Scuola di San Marco, che vedete alla vostra sinistra (da dove arrivate), è ora la sede dell’ospedale di Venezia. La facciata è attribuita al solito Pietro Lombardo in collaborazione con Mauro Codussi e risale al 1490 circa. I bassorilievi che vedete all’esterno sono di Tullio Lombardo (già incontrato nella prima chiesa che vi ho mostrato), figlio di Pietro. Sul portale, si vi avvicinate e guardate attentamente gli stipiti in pietra, vedete delle incisioni fatte probabilmente da alcuni marinai che rappresentano delle tipiche galee mercantili veneziane (ne trovate anche una stupenda su una delle colonne di Palazzo Ducale, ma ci vuole pazienza per trovarla).

Ora, io vi consiglierei di farvi un giretto dentro la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, tipicamente gotica, come potete vedere….all’interno trovate moltissime tombe di dogi veneziani che hanno guidato la città tra il 1450 e i primi del 1500. Molte di queste tombe sono opera sempre dei nostri due amici Pietro e Tullio Lombardo, son sempre tra i piedi questi due!

Polifilo e Polia, assieme, entrano al tempio di Venere. Polifilo è ancora spannato al punto che decide di mettersi a descrivere e disegnare pianta e sezione di questo luogo. Insomma, questo tempio, ornato di festoni e con dettagli architettonici di ottima fattura, diventa il luogo dove i due si sposano. Ma, dopo il rito, Polia offre un sacrificio a Venere, manda fuori Polifilo e resta da sola con la sacerdotessa. Una volta concluso il tutto, la sacerdotessa dice a Polia di raggiungere la spiaggia dove troveranno l’imbarcazione per raggiungere l’Isola di Venere.

 


10°TAPPA: LIBRERIA ACQUA ALTA

Google Maps: Campiello del Tintor, Castello

Posto surreale. Trovate di tutto…dai libri esposti su una gondola, alla scala fatta di libri, dai gatti molesti che vi sbucano fuori dalle pile di fumetti, al divanetto sul canale. Andare per credere.

Sulla spiagga, Polifilo non può fare proprio a meno di soffermarsi a guardare delle antiche rovine, ad analizzarle nei dettagli….ma Polia….beh, Polia ne sa, d’altro canto Polia, come abbiamo detto, è LA SAPIENZA. Lei sa che quelle rovine appartengono al Pozzo delle Sepolture dedicato a Plutone Infero (Ade, il dio degli Inferi) e così la loro honey moon inizia con una gita tra le lapidi accatastate a terra e con il commento di tutti i bassorilievi che vedono. Mah….contenti loro.

 

11°TAPPA: CALLE DEI FURLANI E SCUOLA DEI GRECI

Google Maps: Calle Furlani, Fondamenta dei Furlani, Salizzada dei Greci, Castello

Qui potete farvi una bella passeggiata passando verso quella che era la zona dove abitavano le “minoranze”: Greci, Albanesi, Furlani…….sì pare che fossimo discriminati.

Nel loro vagare tra le rovine, Polifilo e Polia, P&P, vedono un monumento funebre dedicato ad Artemisia, moglie e sorella (si, proprio così) del re Mausolo, già menzionato prima. Se lo guardate bene troverete dei dettagli simili a quelli delle tombe dei dogi all’interno della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo. Vicino a questo monumento vedono un’edicola dedicata ad una coppia, c’è una lapide con la scritta “GUARDA VIANDANTE IL RITRATTO DI QUINTO SERTULLIO E DELLA SUA SPOSA” Sertullio….Ser Tullio….guardate che questo è un omaggio a Tullio, il nostro amico Tullio Lombardo! Io ve lo avevo detto che era tutto lecchinaggio.


12°TAPPA: PORTA DELL’ARSENALE

Google Maps: Campo de l’Arsenal, Castello

Beh, che dire…avete letto “Favola di Venezia” vero? Se non lo avete fatto vi consiglio di sedervi sulla panchina e leggervela (la trovate in una libreria dedicata vicino al campo Santi Giovanni e Paolo), se lo fate di notte, quando non c’è nessuno….beh, è un’esperienza mistica notevole.

Allora, prima di tutto, questo era il punto nevralgico di Venezia, Venezia senza l’arsenale non sarebbe stata Venezia. Qui entravano e uscivano imbarcazioni di ogni tipo. (Se siete interessati superate il ponte e entrate al Museo Navale….merita la visita)

Ci sono due porte, quella di terra e quella di mare, le riconoscete no?!

Quella di terra è decisamente la più monumentale ed interessante. La porta è del 1460 circa, si vede il leone alato simbolo di Venezia, una sorta di arco di trionfo. Sulla ringhiera di accesso ci sono delle statue di divinità pagane. All’esterno vedete quattro leoni. Il più grande, quello sulla sinistra, ha, sulla spalla, delle iscrizioni runiche che ricordano l’aiuto di alcuni mercenari scandinavi all’imperatore di Bisanzio contro la ribellione dei greci nel 1040. Questo leone è stato portato a Venezia da Francesco Morosini nel 1692 come trofeo di Guerra….proveniva da Atene, dadove era collocato a controllo del porto del Pireo. Il leone vicino, più piccolo, proviene invece dall’isola di Delo e così avanti…insomma ogni cosa che vedete a Venezia proviene da un altro posto e da un’altra epoca, ogni pezzo di marmo, ogni colonna.

Vi faccio due esempi: le colonne che vedete in giro (come quelle della porta della Scuola Grande di San Marco), hanno tutte dei piedistalli sotto…semplicemente perché sono colonne di spoglio, provenienti da chissà dove, da quale monumento romano o greco o egizio, e collocate in luogo dove la loro altezza andava sistemata con l’aggiunta di uno “zoccolo”; quei pezzi di marmo tondi che vedete incastonati in molte facciate di palazzi, chiamati semplicemente “tondi” sono delle sezioni di colonna, quando ad un cantiere avanzava una colonna, questa veniva tagliata e incastonata come decorazione sulle facciate.

Polia e Polifilo prendono il mare, salgono sull’imbarcazione timonata da Cupido, figlio di Venere. Delle ninfe portano dei festoni di fiori e frutta e dei trofei e accolgono P&P al loro arrivo sull’Isola di Venere. Moltissimi dei trofei disegnato nelle incisioni rappresentano dei simboli che sono, sempre e comunque, riferimenti a Venezia. Si vedono altri tricipiti, elogi alla Prudenza, alla stabilitas, all’abbondanza, ecc…

A questo punto, P&P arrivano in un anfiteatro simile al Colosseo e Polifilo, manco a dirlo, si perde di nuovo a descrivere le colonne, i piedistalli, i rilievi….povera Polia.

E infatti Polia si ammala di peste, tiè.

Da qui potete farvela a piedi (30 min circa) o in vaporetto (Celestia o Arsenale).

13°TAPPA: FONDAMENTA DEI MORI

Google Maps: Fondamenta dei Mori, Cannaregio

Qui vedete una casa con quattro statue incastonate. Questi sono chiamati “i mori” e rappresentano i tre fratelli Mastelli, Rioba, Afani e Sandi, mercanti arrivati a Venezia nel 1112 dall’Arabia. Chi è il quarto? Forse il loro fido servitore? Non lo sapremo mai…ma l’artigiano che ha la bottega tra le due statue sotto la casa del Tintoretto, vi dirà che sono storte perché hanno bevuto troppe “ombre”, ovvero, a Venezia, i nostri tagli di vino.

Polia non sa che fare e, come si conviene a tutte le donne del mondo antico, fino a Lucia Mondella, fa un voto di castità. A Diana.
Polifilo lo scopre e si dispera (e te le sei pure cercate eh, a guardare archi e colonne…), si inginocchia davanti a Polia, la prega di desistere, piange, urla…..E POI MUORE.


14°TAPPA: CAMPO DEL GHETTO

Google Maps: Campo del Ghetto, Cannaregio

Dal 1527, questo luogo raccoglieva tutti gli ebrei stanziali di Venezia. C’erano ebrei di varie etnie, con storie diverse e origini diverse, si parlavano dialetti differenti e si potevano incontrare personaggi molto particolari: seguaci della Cabala, rabbini che seguivano un particolare sistema filosofico legato al Libro dello Splendore o a quello della Formazione, alchimisti, ecc…

Prima di recarvi sulla Fondamenta per lo spettacolo dell’apertura del Carnevale delle 18.00 o delle 20.00, vi consiglio di assaporare questo luogo. Il ghetto è un luogo fuori dal tempo, a se stante, una Venezia dentro Venezia. Ho vissuto in questo luogo per un anno intero ed è stata un’esperienza unica. Alla mattina si incontrano rabbini, studenti in abiti tradizionali ebraici, li trovi mentre compri il pane, fai la spesa, vai a cena…ti adatti alla loro cultura, inevitabilmente. Scendere ogni mattina da casa e recarsi al panificio ebraico Volpe, comprare pane e dolci tipici della tradizione ebraica (pasta di mandorle principalmente), fatti secondo la tradizione kosher e approvati dal rabbino capo, chiedere i nomi di ogni singolo dolce….non so, mi sembrava una cosa bellissima. Era come fare un viaggio in un mondo sconosciuto, ogni giorno.

Polia, versando lacrime di coccodrillo, si dispera per aver causato la morte del suo Polifilo e con le sue stesse lacrime lo fa resuscitare. Polifilo, marpione che non è altro, dice a Polia che, mentre era morto, aveva avuto una visione di loro due, ignudi, abbracciati, con accanto Venere e Cupido (immaginatevi Polifilo con la THUG FACE).
Ma dimentichiamo un dettaglio importante….Polifilo sta solo sognando, ricordate che all’inizio si era perso in una selva e mentre si dissetava nel fiume si era appisolato?
Quindi, ad un certo punto, al Polifilo che dorme arriva un raggio di sole negli occhi, si risveglia e Polia, giustamente, scompare!

  

15° TAPPA: FONDAMENTA CANNAREGIO (SPETTACOLO)

ASPETTATE LO SPETTACOLO QUI! ORE 18.00 E IN REPLICA ALLE 20.00! DIRIGETEVI, NON  VERSO IL PONTE DELLE GUGLIE, MA DALL’ALTRO LATO, A DESTRA USCENDO DAL GHETTO. VEDRETE MOLTO MEGLIO E SENTIRETE IL COMMENTO E LA MUSICA.

Polifilo, come ogni uomo che si rispetti, fa tanto il duro ma poi, si è innamorato di Polia sul serio. L’ha sognata e adesso è innamorato perso, di un sogno.


16° TAPPA: CAFFE’ ALLA TORREFAZIONE CANNAREGIO

Google Maps: Rio Terà San Leonardo, Cannaregio

Se volete bervi un caffettino dopo aver assaggiato qualche specialità ebraica (consigliato anche il ristorante Gam Gam), andate qui e prendevi un buon caffè, prima di rientrare alla stazione. Se invece volete restare a Venezia fino a tardi…beh sappiate che avete tutta la mia approvazione. Venezia di notte è la Venezia più bella, quella che i turisti nascondono, quella piena di sapori di antico, di odori, di riflessi oscuri sull’acqua, del rumore di qualche barca a remi di passaggio, delle luci accese che illuminano gli interni di dimore antiche e che svelano i loro soffitti e i loro lampadari di Murano, quelli veri….fidatevi, non c’è nulla di meglio.

Al termine dell’Hypnerothomachia ci sono due epigrafi.
La prima la declama Polifilo stesso in onore di Polia: “Felice Polia, che sepolta vivi, Polifilo, acquietato dopo la dura battaglia…(e poi non si sa…)”
Le seconda è, invece, la lapide tombale di Polia: Polifilo sostiene che Polia sia reale e continui a vivere, da qualche parte, ma Polia, sostiene che Polifilo non potrà fare nulla per riportarla in vita.

THE END OF P&P.
E VISSERO FELICI E CONTENTI?

(Avete bevuto sto caffè? Ce l’avete l’amaro in bocca? Ecco…ci sta)

 

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Glo
Ha sedici anni dal 2006. Friulana con un quarto veneto. Il Friuli è il suo Wild Wild East, la frontiera, il confine. Laureata in Architettura per il Nuovo e l'Antico/Ingegneria Civile senza ancora aver capito di preciso cosa siano, ama la montagna molto di più di quanto riesca veramente a frequentarla, e porta avanti la sua ricerca sulla costruzione in alta quota scrivendo per riviste tecniche e collaborando alla realizzazione di mostre e convegni sul tema. Non molto tempo fa scopre di essere intollerante a tutto il cibo friulano al di fuori della polenta e prende la coraggiosa decisione di diventare astemia in terra friulana, per presa di posizione contro le sue stesse intolleranze.

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