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Molto spesso, quando ci confrontiamo con la letteratura horror e fantastica, prendiamo in esame due grandi scrittore dell’800, Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle. Il primo, amato dalle donne con gravi disturbi della personalità e da giovani scrittori in erba, era un pedofilo chapliniano ante litteram che sbevazzava in maniera piuttosto pesante, soggiogato dalla maledizione che lo avvelenava, e che ci ha lasciati in giovane età preda del delirium tremens.

Confesso di avere speso molto tempo rincorrendo le orrorifiche e poco ortodosse pagine vergate dal visionario americano, anche se, contemporaneamente, avevo cominciato a percorrere incuriosito altre strade, un po’ meno maudit, ma di grande impatto narrativo, che contraddistinguevano la letteratura di Conan Doyle e il suo personaggio più conosciuto, Sherlock Holmes, odiato alla fine dallo stesso autore perchè aveva messo in secondo piano tutto il resto della sua opera, un’imponente messe bibliografica che, in conclusione, sfocerà nello spiritismo e nell’occultismo d’elite.

Di queste puttanate non fregherà un pippa a nessuno, quindi usciamo dalle premesse per arrivare a un meraviglioso film appena uscito nelle sale, Mr Holmes, di Bill Condon, con Ian McKellen.

Le trasposizioni cinematografiche del personaggio di Doyle sono state tante, una per tutte quella che vedeva come protagonista, in Italia, Nando Gazzolo, attore e doppiatore enorme, scomparso in questi giorni, che adattava perfettamente il suo stile signorile alle sembianze del detective londinese un po’ cagacazzi ma affascinante e intellettualmente acuto.

McKellen, straordinario interprete agèe, rappresenta invece uno Sherlock ormai novantatreenne, privato della sua proverbiale memoria eidetica da un alzheimer galoppante che cerca invano di curare con un decotto giapponese acquistato ad Hiroshima alcuni mesi dopo l’atomica, che, tuttavia, poco può contro l’incalzare della malattia.

La performance attoriale è devastante, la storia viene narrata seguendo dei tempi lenti anche se mai noiosi, sostenuta da una fotografia eccellente che descrive una trama malinconica e romantica molto distante dal clichè cinico e arrogante portato sullo schermo da quasi tutti i precedenti lavori.

Holmes è stanco, è solo, e questa solitudine, che si percepisce qua e là, emoziona per come viene raccontata, – ho sempre vissuto solo- dice Sherlock a una donna che ama per un’ ora soltanto ma che segnerà la sua vita – ma in cambio ho avuto l’acume, l’intelligenza, che è poca cosa se non trova la sua collocazione nel mondo, se non è condivisibile con qualcuno che può capire-.

Roba da fare piangere anche un coglione come me. Non fate gli snob del cazzo, andatelo a vedere.

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Max Deliso
Massimiliano Deliso, Cormòns, Gorizia, 21 agosto 1967. Scrittore incompiuto a livello mediatico, è stato blogger con Il Teatro Invisibile di Mr. Potter dove intratteneva gli astanti con delle storie corte. Scrive per il quindicinale Panorama (HR), dove si occupa di Cinema, Teatro e Musica. Conduce la trasmissione radiofonica I Fratelli Lugosi per Radio Onde Furlane, dove svolge anche il ruolo di critico cinematografico. Scrive racconti brevi che vengono spesso letti in pubblico da giovani attori presi a caso per strada, riscuotendo un grande successo di pubblico e critica e un aumento sensibile del consumo di alcol degli spettatori. Saltuariamente scrive anche di sport e televisione.

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