Buongiorno Bludders!

Ben trovati al consueto appuntamento con MusicoTerapia!
Oggi volevo continuare a cavalcare l’onda della grande musica Funky.
L’assist mi arriva da un commento lasciato nel precedente articolo di MusicoTerapia, dove vi parlavo della storia di “Amen, brother” (qui il link http://blud.life/musicoterapia-amen-fratello).
Il commento cita una canzone che, beh.. tutti avrete sentito, magari non vi siete mai posti il problema di cosa fosse o chi l’avesse composta, ma il ritmo inconfondibile vi sarà sicuramente rimasto in testa.

La canzone in questione è “Apache”, riarrangiata dall’ “Incredible bongo band”, datata 1973.

Tutto nasce poco più di un decennio prima, precisamente nel 1960, grazie ad un gruppo inglese, i “The Shadows”, che la registrarono per la prima volta nel Giugno dello stesso anno e la pubblicarono il mese successivo. Fu subito successo! Tant’è che rimase al top nella UK Singles Chart di quell’anno per circa cinque settimane di fila.
Il grande successo di “Apache” fu recepito anche negli U.S.A., ma fu grazie al chitarrista jazz Jørgen Ingmann che divenne famosa. Arrangiando la versione inglese in una versione un po’ più western e americana, dove la protagonista principale è, appunto, la chitarra di Jørgen.

Ma fu con la versione del 1973, grazie all’ “Incredible bongo band” che “Apache” divenne la canzone che tutti noi oggi conosciamo. La canzone che tutti i B-boy e tutte le Fly-girl hanno ballato, che tutti i dj HipHop hanno suonato e i produttori di svariati generi hanno campionato.

Questa versione, a dirla tutta, non ebbe un immediato successo. Anzi! Ci vollero quasi dieci anni perché diventasse una hit immortale.
Fu grazie alle menzioni di “King” del calibro di Afrika Bambaata e Kool Herc che questa traccia fu elevata ad “inno” della musica HipHop.

Ma cos’ha di tanto eccezionale questa canzone?
Beh, l’intro è il biglietto da visita. Passati i primi secondi in cui si sentono i tamburi indiani di sottofondo, arrivano le prime pennellate di chitarra che la rendono inequivocabile. Solo per il giro di chitarra questa canzone la si potrebbe riconoscere in mezzo a mille altre.. e a colpo sicuro! Ed è già solo per questo motivo che “Apache” è diventata universalmente famosa in tutto il mondo. Soprattutto in America con la versione di Ingmann.
La versione dell’ “Incredibile bongo band” ha però una marcia in più. E sono, appunto, i bonghi.
L’intro viene modificata. Al posto dei tamburi un po’ spenti, presenti nelle prime due versioni, ora le percussioni vengono decisamente messe in primo piano. Un giro bello ritmato che accompagna tutta la canzone e che ha il culmine dal secondo minuto e 20 fino al terzo minuto e 48. Un minuto e 28 di pure percussioni, in cui si fondono i ritmi dei tamburi alla batteria magica di Jim Gordon, per così dare vita ad un altro dei campioni più famosi della storia della musica break, forse il più famoso di tutti. Il resto della struttura resta praticamente invariato. Il giro di chitarra è sempre presente e il divertimento è assicurato.

Il resto è storia.

Dal 1980 in poi il campione di “Apache” viene utilizzato e riarrangiato da tantissimi. The Sugar Hill Gang (ascolta “Rapper’s Delight” se non sai di cosa sto parlando) ne fanno una versione presente nel loro secondo album, 8th Wonder, uscita anche come singolo. Grand Master Flash (se ti senti smarrito, “‪The Message‬” è quello che ti serve) ne utilizza dei frammenti in “The Adventures of Grandmaster Flash on the Wheels of Steel”, sempre nel 1981.
Mc Hammer lo riprende in “Turn This Mutha Out” nel 1988, i Beastie Boys fanno lo stesso in “Root Down”.
Fa così anche Emy Winehouse in “In my bed” e Madonna con “Into the Grove”. Ma oltre a loro tanti altri artisti ne hanno utilizzato il giro di batteria.

Tanto per citarne altri: Rage Against the Machine (Renegades of Funk), TLC (Hat 2 Da Back), The Roots (Thought @ Work), Double Dee and Steinski (che io adoro, in Lesson 1 – The payoff Mix), Vanilla Ice (Ninja Rap), NAS (HipHop is dead e Made you look), anche il grande David Bowie ha utilizzato la melodia di “Apache” in How does the grass grow”, Busta Rhymes, Missy Elliot, Kanye West, LL Cool, Fat Boy Slim e altri ancora.

“Apache” non è stata snobbata nemmeno dal grande e dal piccolo schermo. La potete trovare in “Snatch” (di Guy Ritchie. 2000), Dodgeball (con Ben Stiller e Vince Vaughn. del 2004) e altri film e pubblicità. Ma sicuramente tutti voi, se mai lo avete visto (e se non lo avete mai visto..che infanzia triste!!!), vi ricorderete SICURAMENTE le esilaranti scene di Carlton e Willie ne “Il principe di Bel Air” in cui i due si dimenano ballando al ritmo di “Apache” (la versione rifatta dalla “Sugar Hill Gang”, conosciuta anche come “Jump On It”) e che molto probabilmente, come me, avrete imitato!!

Quindi, lunga vita al Funky! Che ci ha regalato tante emozioni e tanto, tantissimo ritmo!

Buon ascolto!

https://youtu.be/H3vwZYXk30Q

Immagini prese da Google

The Shadows (1) the incredible apache single 600

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Mike
Michele, conosciuto per lo più come Mike o MistaMike. Classe ’85, di Udine da sempre. Un po’ schivo e timidone ma cerca sempre il modo di non esserlo. Quando ne ha voglia. Caotico di natura, sempre in disordine. E la cosa non gli dispiace. Amante di un sacco di cose: dal writing, attivo una volta, ora un po’ meno, alla fotografia...è un tipo a cui piace immortalare attimi e non necessariamente persone. Gli piace cucinare, ma detesta i broccoli e i carciofi. Si diverte a cimentarsi in lavoretti grafici, video ed editing. Di musica ne ascolta parecchia, e parecchio varia: dai classici ’70, con la quale è cresciuto, fino ad arrivare alle produzioni estreme di Aphex Twin o Squarepusher, passando per la dnb, techno, elettronica varia, hip hop (old school), dub-techno (genere alla quale si sta affezzionando parecchio), dub, reggae, jazz e via dicendo... Sempre in sella alle sue fidate bici una fissa e una cazzutissima bici da montagna. Non per moda ma per scelta.  Il mare gli piace, ma preferisce i fiumi. Meglio se ci sono le montagne di mezzo. Pensa che scendere per i pendii delle montagne in sella ad una bici è una gran figata! Gli piace viaggiare e quando ne ha la possibilità non si tira indietro. I colori gli piacciono un sacco, il grigiume un po’ meno. Ogni muro grigio che vede se lo immagina già con qualche “pezzo” disegnato sopra, forse è per questo che ha una buona collezione di libri sul “writing”.

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