Continuiamo la scia dei grandi nomi.
Oggi i nostri “ospiti” saranno i MASSIVE ATTACK, che massicci!

Pionieri della musica elettronica, nonché considerati i fondatori del Trip-hop. Formatosi nei tardi anni ’80, precisamente nel 1986, il gruppo dei Massive proviene da una delle città più influenti della cultura underground musicale inglese, ma anche europea, e perché no, mondiale, vale a dire Bristol.

Il “Bristol Sound” così chiamato per l’enorme influenza che hanno avuto gli artisti provenienti dall’omonima città, racchiude i generi come la drum’n’bass, il trip-hop stesso, l’acid jazz, sound system vari, dub e tanto altro ancora. Senza dimenticare che Bristol è la città che ospita uno degli street artist più influenti del nostro tempo, vale a dire Banksy.Bristol fucina di talenti. E che talenti!

Ma torniamo a noi, ai nostri Massive Attack.
Nati grazie a tre personaggi di nome: Robert “3D” del Naja, Grant “Daddy G” Marshall e Andrew “Mushroom” Vowels. Successivamente si aggiunse un altro artista, di nome Adrian Thaws, conosciuto con il nome di Tricky.

Il trio proviene da uno storico Sound System bristoliano, chiamato “The Wild Bunch”, il mucchio selvaggio.
In attività dal 1983 al 1987, è stato fondamentale per la crescita della scena underground della città, si è distinto per essere un sound che comprendeva vari stili musicali, cosa insolita per quei tempi.

C’era presente di tutto, dal punk, all’R&B, passando per il reggae, il tutto legato da atmosfere ambient. Fu così che venne alla luce il genere che oggi noi tutti conosciamo con il nome di Trip Hop.
Del “Wild Bunch” esiste una raccolta, prodotta e remixata da DJ Milo (uno dei componenti del collettivo) nel 2002, con nome The Wild Bunch: Story of a Sound System. Disponibile solo su discogs a questo indirizzo qui.

È nel 1991, dopo la firma con la Virgin, che i Massive incontrano il grande pubblico, presentandosi con il loro primo disco, “Blue Lines”, che raccoglie importanti tracce come Safe from Harm, potentissima prima canzone dell’album, Unfinished Sympathy cantato da Shara Nelson e One love cantata da Horace Andy, che seguirà il gruppo anche negli anni a seguire. Il successo per il gruppo è immediato!

Nel 1994 i Massive pubblicano il loro secondo disco, intitolato Protection, ultimo album in cui comparirà Tricky per poi proseguire in una carriera solista.
Il collettivo si amplia, nuovi artisti prendono parte alla costruzione del disco, troviamo così, oltre al già noto Horace Andy, anche Tracy Thorn, cantante degli Everything but the Girl che presta la voce a due canzoni magistrali, quali Protection e Better Things.

Del disco fa parte anche una delle loro canzoni più conosciute al mondo, Karmacoma, una sorta di mantra dub, della quale esistono svariati remix, tra i quali mi piace ricordare The Napoli Trip Mix in collaborazione con gli Almamegretta (storico gruppo dub napoletano che recentemente ha pubblicato un nuovo album, Ennenne).

Il successo di Protection è enorme. Tant’è che l’anno successivo, nel 1995, un signore, di nome Neil Fraser, decide di remixare l’intero album assieme agli stessi Massive Attack, esce così No Protection riarrangiato da Mad Professor.

Teatrdrop

Quattro anni dopo l’uscita di Protection, nel 1998, arriva alla luce la terza opera del gruppo: Mezzanine. Un suono rinnovato compone l’opera. Atmosfere più dark alle quali si legano sonorità jazz, cosa che negli album precedenti erano meno marcate.

Ed è proprio di una canzone di questo album che oggi voglio parlarvi, il suo nome è: TeardropImpossibile non conoscerla e riconoscerla, impossibile non conoscere il videoclip che accompagna la canzone. Una pietra miliare della scena Trip-hop ed elettronica, tant’è che raggiunse una discreta posizione nella UK Singles Chart.

Il singolo è stato pubblicato il 27 aprile del 1998, vale a dire diciotto anni fa. Ma la sua potenza è talmente grande che tutt’ora è una traccia assolutamente godibile all’ascolto. Partendo dal video, il tutto è incentrato su di un feto che, cullandosi all’interno del liquido amniotico, canta il brano.
massive_attack_teardropUn eccezionale lavoro diretto da Walter Stern, che tramite queste immagini trasmette un senso di pace mista a melanconia.
Ad Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins (cose un po’ alla Sinead O’Connor, per intenderci) viene affidato il compito di dare voce a quest’opera, facendo davvero un buon lavoro. Brava Elizabeth!

Com’è nata la canzone

Ma com’è nata la canzone, vi starete chiedendo. Beh presto detto!
La storia di Teardrop inizia nel 1997, come la maggior parte delle volte, in maniera casuale. Neil Davidige (produttore discografico che ha collaborato, oltre che con i Massive, anche con David Bowie, Mos Def, Prodigy e tanti altri) in una giornata di Aprile di quell’anno, si mise a comporre un giro di note tramite clavicembalo (è quel giro che sentite crescere dal secondo 0:14). Casualmente, Mushroom (co-fondatore e tastierista del gruppo) si trovò lì al momento, ascoltò il giro e gli pacque subito. Questa era la base per la futura Teardrop.

La traccia inizialmente fu chiamata No Don’t, la prima scelta di Mushroom per quanto riguardava la voce, fu nient’altro che Madonna, con la quale i Massive avevano già collaborato in un’opera precedente (I Want You, del 1995).
Fu grazie a 3D e a Daddy G che, una volta ascoltata la demo della canzone, proposero Elizabeth Fraser come cantate.
Ovviamente in un gruppo, di solito, la maggioranza vinse. E così fu.

Inutile dire che a Madonna dispiacque di questa scelta, anche perché fu innamorata della canzone; lo stesso Mushroom si indispose per la scelta, e questo fu solo che l’ennesimo scontro all’interno della band, fino a che, nel 1999, Mushroom decise di allontanarsi dalla band per percorrere la carriera solita.

Fu proprio Elizabeth Fraser a comporre il testo di Teardrop poco dopo la morte del fidanzato di allora, un tale di nome Jeff Buckley (vi dice nulla? Hallelujah è una delle sue canzoni più famose. Ascoltate l’album Grace).

Gli speculatori dicono che il testo riflette lo stato d’animo di Elizabeth di allora e che la canzone parla proprio di Jeff.
Verità o menzogna? Non lo sapremo mai. Tant’è che:

“Black flowers blossom
Fearless on my breath
Teardrop on the fire
Fearless on my”

Piccole curiosità

I produttori del film American Beauty (vincitore di un Academy Award nel 1999) scelsero di utilizzare la canzone come tema principale per accompagnare il film. Il gruppo, dopo aver letto il copione, decise di rifiutare. Dopo aver visto il film finito, 3D disse che fu un errore rifiutare il film, visto l’enorme successo che ebbe.
Col senno di poi, eh?

Altro piccolo aneddoto. Teardrop fu una ferrea scelta da parte di Bryan Singer come brano d’apertura di una delle serie televisive di maggior successo degli ultimi anni, vale a dire “Doctor House”. In Italia, come così in tutto il resto del mondo al di fuori dell’America, per via dei diritti d’autore, questa magistrale canzone non è stata potuta essere trasmessa, hanno dovuto così riarrangiare (non i Massive ovviamente) un brano di introduzione. Ma se ricordate bene, quando girava la pubblicità della serie in TV, si poteva ascoltare nitidamente il battito cardiaco presente nella canzone.

Esistono svariati remix della canzone, alcuni mai pubblicati, come quello dei Chemical Brothers, mai venuto alla luce, ma è possibile ascoltarlo in uno dei BBC Radio 1 mixes del 2011 (chemical mix), oppure i due remix di Mad Professor, uno strumentale e uno completo (vocal mix, instrumental mix), o ancora quello degli Scream Team (scream Team mix), l’ultimo in termine cronologico è quello della Future Funk Squad (future funk squad mix).

Io sono decisamente più affezionato alla versione originale.

Buon ascolto Massive!

Immagini prese da Google

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Mike
Michele, conosciuto per lo più come Mike o MistaMike. Classe ’85, di Udine da sempre. Un po’ schivo e timidone ma cerca sempre il modo di non esserlo. Quando ne ha voglia. Caotico di natura, sempre in disordine. E la cosa non gli dispiace. Amante di un sacco di cose: dal writing, attivo una volta, ora un po’ meno, alla fotografia...è un tipo a cui piace immortalare attimi e non necessariamente persone. Gli piace cucinare, ma detesta i broccoli e i carciofi. Si diverte a cimentarsi in lavoretti grafici, video ed editing. Di musica ne ascolta parecchia, e parecchio varia: dai classici ’70, con la quale è cresciuto, fino ad arrivare alle produzioni estreme di Aphex Twin o Squarepusher, passando per la dnb, techno, elettronica varia, hip hop (old school), dub-techno (genere alla quale si sta affezzionando parecchio), dub, reggae, jazz e via dicendo... Sempre in sella alle sue fidate bici una fissa e una cazzutissima bici da montagna. Non per moda ma per scelta.  Il mare gli piace, ma preferisce i fiumi. Meglio se ci sono le montagne di mezzo. Pensa che scendere per i pendii delle montagne in sella ad una bici è una gran figata! Gli piace viaggiare e quando ne ha la possibilità non si tira indietro. I colori gli piacciono un sacco, il grigiume un po’ meno. Ogni muro grigio che vede se lo immagina già con qualche “pezzo” disegnato sopra, forse è per questo che ha una buona collezione di libri sul “writing”.

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