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Il tocco francese. Così non dice niente, si conosce il bacio alla francese ma il tocco francese…cos’è? In italiano effettivamente suona male ma in inglese suona, suona molto bene e diventa French Touch!

Quando parliamo di French Touch, parliamo di musica house. E qui sorge un problema. Parlare di musica elettronica, in questo caso di house music, si rischia di addentrarsi in un vortice senza via di uscita.
I sottogeneri musicali sono tanti, troppi a mio giudizio. Abbiamo l’house, la deep house, l’acid house, la tribal house, l’electro swing, la funky house e avanti così, senza riuscire a vederne la fine.

Non voglio “parlarvi” dei sottogeneri, né come e dove è nata (Chicago, se ve lo stavate chiedendo. Precisamente nel 1984 grazie a Jesse Saunders con On and On).
Sono qui per parlare del French Touch, o French House se preferite, e di come un tale di nome Ludovic Navarre, in arte St. Germain, sia riuscito a stregarmi con questo genere.

Ricordo ancora l’anno, se non sbaglio era il 2000 (16 anni fa.. ne avevo 15. AH!… ok…), su MTV, quando ancora trasmetteva musica e non era nascosta tra i canali dal 65 al 100, vidi passare un video clip che aveva un ritmo incalzante, molto jazzato, con questo fast swing sul ride, il rullante a scandire il tempo, un giro di basso coinvolgente ed una voce sinuosa che mi accompagnava lungo i vicoli bui di Parigi, alla ricerca di qualcosa o meglio, di qualcuno.

La canzone si chiamava Rose Rouge e l’artista era proprio St. Germain. Per me un nome sconosciuto ed un genere musicale tutto da scoprire.
Al tempo quello che aveva a che fare con la musica dance-house non la digerivo più di tanto. La consideravo un po’ come musica finta, fatta semplicemente con una “macchina”.

Ma da quel momento in poi, non so se effettivamente grazie a Rose Rouge, ho iniziato ad ascoltare queste sonorità con orecchie diverse, riuscendo ad apprezzarle in modo significativo (sempre in maniera selettiva, comunque.).

Il video di per se è abbastanza banale.

Come dicevo, in prima persona ci troviamo barcollando in mezzo ai vicoli di Parigi. Ci sono un sacco di insegne luminose che richiamano a questa “Rose Rouge”, ad un certo punto compare lei! Una ragazza di bell’aspetto, ovviamente, vestita in stile burlesque. Da lì a poco si capisce che stiamo barcollando per colpa sua.
Ci ha lasciato? Rifiutato? Ferito? Non lo sapremo mai.
Il tasso alcolemico sale e gli effetti della computer grafica iniziano a farsi sentire. I muri iniziano a sdoppiarsi, il “Rose Rouge” è ovunque, tutti i locali portano questa insegna. Il delirio aumenta.

Nella mente il pensiero fisso: lei che ci chiama a se.
Troviamo una porta, magari una bevuta ci fa bene, entriamo senza pensarci troppo. Sullo sfondo una luce rossa soffusa fa intravedere una forma femminile che danza. Ci avviciniamo e tutto inizia a diventare più nitido.
Cut violentissimo su un vecchio giradischi in bianco e nero che suona. Forse a ricordarci che magari è solo frutto della nostra immaginazione? Libera interpretazione.

Ritorniamo in un lampo sul dancefloor, lei è lì davanti che balla solo per noi, ma una barriera invisibile ci divide, lo capiamo grazie a questi effetti grafici di scomposizione, che ricordano un po’ una parete in vetrocemento.
Sinuosa, la nostra musa ci accompagna in questo balletto privato fino alla fine del video, quando ci congeda porgendoci una rosa, come in segno di addio.

Nulla di che insomma, se non per l’interessante utilizzo della computer grafica dei primi anni 2000. Anni in cui sono uscite interessanti produzioni piene zeppe di effetti speciali, come ad esempio Cassius – 1999, oppure, sempre di Cassius, The Sound of Violence, opera magistrale di video sync, assieme a Star Guitar dei Chemical Brothers. Beati i primi 2000.

St Germain ALBUm

Quello che rende la canzone così interessante, è la ricerca musicale che c’è alle spalle. Lo si nota subito dall’inizio e sarà un tratto caratteristico di Ludovic Navarre.
Quel fast swing che si sente all’inizio e che ci accompagnerà per tutta la canzone, ad esempio, non è nient’altro che un campione estrapolato da Take Five di Dave Brubeck. Così come “I want you to get togheter”, la voce sinuosa che ci parla, è quella di Marlena Shaw, tratto da Woman in Black, live a Montreux nel 1973.

Rose Rouge si trova nel terzo album di St. Germain, Tourist, che è stato pubblicato nel 2000. Tutte le tracce sono state scritte, pubblicate e mixate dallo stesso Navarro. Rose Rouge è la traccia di apertura a quello che è un album con delle sonorità molto variegate. Abbiamo il blues, il dub, il funky, che non può mai mancare, la bossa nova ed ovviamente il jazz. Il tutto accompagnato dal beat tipicamente house a 120bpm.

Ludovic Navarre

L’ultima produzione di St. Germain, che è anche il titolo del disco, è del 2015. Un disco diverso rispetto a quelli precedenti. Introduce un elemento nuovo che è la musica africana, ne risulta na sapiente fusione tra Afro-jazz e French-touch. How dare you, traccia numero sei del disco, descrive bene cosa si sta parlando.

Rose Rouge

Immagini prese da Google

 

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Mike
Michele, conosciuto per lo più come Mike o MistaMike. Classe ’85, di Udine da sempre. Un po’ schivo e timidone ma cerca sempre il modo di non esserlo. Quando ne ha voglia. Caotico di natura, sempre in disordine. E la cosa non gli dispiace. Amante di un sacco di cose: dal writing, attivo una volta, ora un po’ meno, alla fotografia...è un tipo a cui piace immortalare attimi e non necessariamente persone. Gli piace cucinare, ma detesta i broccoli e i carciofi. Si diverte a cimentarsi in lavoretti grafici, video ed editing. Di musica ne ascolta parecchia, e parecchio varia: dai classici ’70, con la quale è cresciuto, fino ad arrivare alle produzioni estreme di Aphex Twin o Squarepusher, passando per la dnb, techno, elettronica varia, hip hop (old school), dub-techno (genere alla quale si sta affezzionando parecchio), dub, reggae, jazz e via dicendo... Sempre in sella alle sue fidate bici una fissa e una cazzutissima bici da montagna. Non per moda ma per scelta.  Il mare gli piace, ma preferisce i fiumi. Meglio se ci sono le montagne di mezzo. Pensa che scendere per i pendii delle montagne in sella ad una bici è una gran figata! Gli piace viaggiare e quando ne ha la possibilità non si tira indietro. I colori gli piacciono un sacco, il grigiume un po’ meno. Ogni muro grigio che vede se lo immagina già con qualche “pezzo” disegnato sopra, forse è per questo che ha una buona collezione di libri sul “writing”.

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