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Musicoterapia arriva con un pezzo da novanta!
Oggi parliamo di Pink Floyd, si, oggi si parla di un colosso della musica mondiale.

Tutti hanno ascoltato almeno una canzone dei “Rosa Fluido” (licenza poetica, il nome Pink Floyd non ha nessun significato. Syd Barrett, fondatore del gruppo, decise di ricavare il nome unendo i nomi dei suoi bluesman preferiti, Pink Anderson e Floyd Council) e sicuramente Wish you were here è la canzone più conosciuta del gruppo, ma non è l’unica.

Grazie all’enorme repertorio musicale le hit che hanno prodotto sono moltissime (Another brick in the wall, Money, Time, Shine on your crazy diamond, etc) e risulta difficile non conoscerne almeno una (ma forse sono troppo fiducioso).
Oggi voglio parlarvi di un pezzo che personalmente reputo uno dei più intensi, Comfortably Numb.

Presente nel secondo disco di The Wall, datato 1979, il brano fa parte di quell’enorme opera compositiva che è l’album in sé.
The Wall è una storia. Una storia personale, introspettiva, che ha come soggetto principale Pink Floyd, una rock star ad un passo dalla follia. Follia nata con la morte del padre durante la seconda guerra mondiale, alimentata da una madre troppo apprensiva, resa ancora più complicata dalla moglie infedele per poi arrivare al desiderio di sterminio del suo stesso pubblico. Insofferenza atroce.

L’album è concepito in modo tale da raccontare la storia in maniera perfetta, c’è la presentazione, il background giovanile, lo sviluppo, il successo, la follia, il declino fino all’inesorabile tracollo. Comfortably Numb si pone in quel momento tra successo e follia.  Pink è in una fase di totale annientamento interiore, il successo lo sta logorando dentro, odia i fan e tutto il music business che lo circonda. La scena è quella di lui in una stanza d’albergo, seduto su di una poltrona a guardare, in stato catatonico, la televisione. C’è uno spettacolo da fare, è sold-out, non ci si può permettere di annullare lo show. Pink deve reagire.

All’improvviso la porta della stanza si apre, o meglio, viene sfondata dallo staff. Il manager non vuole rischiare di fallire, di dover rifondere i biglietti, in qualche maniera bisogna trovare una soluzione. Ed è così che entra in scena un medico, accondiscendente e privo di scrupoli, che tramite un’iniezione cerca di far rinsavire Pink.

La lirica del brano si struttura come un dialogo tra due persone. Nella prima e terza strofa, cantata da Roger Waters (il bassista), è il dottore che parla. Medico senza scrupoli, assoldato dagli agenti della rockstar, ha fretta nel risolvere il problema, minimizzando gli effetti collaterali dei farmaci che da lì a poco somministrerà a Pink. Nella seconda e quarta strofa, cantata invece da David Gilmour (chitarra), sono i pensieri di Pink che vengono alla luce. Prima, rivolti al passato, da fanciullo, in cui effettivamente era felice. Dopodiché la mente dell’artista ritorna al presente. I medicinali stanno facendo effetto rendendolo “piacevolmente insensibile”, pronto per entrare in scena.

Dal punto di vista musicale siamo di fronte ad un pezzo che riporta alla mente The Dark Side of The Moon, di alcuni anni precedente. Questo soprattutto grazie alla maestria di Gilmour con la chitarra (basta ascoltarne l’assolo per avere i brividi, brividi che altre canzoni come Wish you where here o Shine on you crazy diamond ti sanno dare).

La canzone è sempre attuale, in un mondo musicale in cui sei costretto a stare a ritmi sempre più frenetici, in cui non conta quello che produci, ma quanto incassi.
Il rischio è quello di venire manipolati, sfruttati, fino a che non ce la fai più.
E di esempi nel recente passato ne abbiamo avuti, basti pensare ad una Amy Whinehouse, un Mickael Jackson o ancora più indietro ad un Kurt Cobain. In famiglia Pink Floyd l’esempio più grande è Syd Barrett, artista dannato, folle, che ha perso contatto con il mondo fino al giorno della sua morte datata 7 luglio 2006 (Waters si è ispirato anche a lui, otre che a se stesso, nel creare l’opera).

Buon ascolto!

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Mike
Michele, conosciuto per lo più come Mike o MistaMike. Classe ’85, di Udine da sempre. Un po’ schivo e timidone ma cerca sempre il modo di non esserlo. Quando ne ha voglia. Caotico di natura, sempre in disordine. E la cosa non gli dispiace. Amante di un sacco di cose: dal writing, attivo una volta, ora un po’ meno, alla fotografia...è un tipo a cui piace immortalare attimi e non necessariamente persone. Gli piace cucinare, ma detesta i broccoli e i carciofi. Si diverte a cimentarsi in lavoretti grafici, video ed editing. Di musica ne ascolta parecchia, e parecchio varia: dai classici ’70, con la quale è cresciuto, fino ad arrivare alle produzioni estreme di Aphex Twin o Squarepusher, passando per la dnb, techno, elettronica varia, hip hop (old school), dub-techno (genere alla quale si sta affezzionando parecchio), dub, reggae, jazz e via dicendo... Sempre in sella alle sue fidate bici una fissa e una cazzutissima bici da montagna. Non per moda ma per scelta.  Il mare gli piace, ma preferisce i fiumi. Meglio se ci sono le montagne di mezzo. Pensa che scendere per i pendii delle montagne in sella ad una bici è una gran figata! Gli piace viaggiare e quando ne ha la possibilità non si tira indietro. I colori gli piacciono un sacco, il grigiume un po’ meno. Ogni muro grigio che vede se lo immagina già con qualche “pezzo” disegnato sopra, forse è per questo che ha una buona collezione di libri sul “writing”.

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