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Ci risiamo, MusicoTerapia ricomincia dopo la pausa estiva. Vi siete divertiti, avete bisbocciato? Bene! Perché l’autunno sta arrivando a grandi falcate, le temperature scendono e le giornate di sole durano sempre meno.
Musica, aiutaci tu!

Come di consueto, in questa rubrica, si parla di canzoni del passato, canzoni che hanno fatto la storia e che hanno lasciato il segno.
Quest’oggi parliamo di Blue Monday, dei New Order.

Prima di parlare della canzone, è necessario introdurre i New Order, per chi non li conoscesse.
Band inglese electro – punk indipendente, formatasi nei primi anni ’80 in seguito allo scioglimento del loro gruppo precedente, i Joy Division, dopo che il cantante Ian Curtis decise di suicidarsi (a 22 anni, una storiaccia).
La formazione rimase quella originaria, ad eccezione di Ian, per ovvi motivi.

Lasciandosi parzialmente alle spalle il retaggio dei Joy Division, i New Order hanno abbracciato un nuovo corso stilistico grazie alla scena club di New York, approdando così alla scena dance di allora.
Ed è grazie al singolo Blue Monday, prima pubblicazione 1983, che i New Order si scindono definitivamente dai vecchi Joy Division. Ecco arrivare synth, batterie elettroniche, tastiere ed il singolo in vinile da 12 pollici più venduto nella storia (3.200.000 copie).
Blue Monday divenne col tempo anche una delle canzoni bandiera della scena club-dance internazionali.

Si sa, dietro un grande successo c’è sempre una storia interessante da raccontare, lo è anche per Blue Monday, più o meno.

I New Order dissero di aver scritto la canzone in risposta alla delusione per il fatto che il pubblico dei loro concerti non richiedeva mai bis. La traccia era stata concepita come un semplice pattern da far andare a fine concerto, così da far continuare a ballare il pubblico presente nelle sale.
In un primo tempo la traccia iniziava con una parte strumentale della durata di 20 minuti (successivamente questo “intro” divenne un’altra nota canzone chiamata “Video 5-8-6”), ritmi industrial creati in maniera sperimentale (e un po’ a caso) tramite la drum machine Oberheim DMX.

Tornando a Blue Monday, con 7 minuti di durata, la traccia inizia con una intro strumentale (derivata da quella che poi diventerà video 5-8-6) costante per tutta la durata della canzone, la base ritmica viene accompagnata da una pulsante linea di basso, originata da un synth Moog Source, il tutto colorito da un sequencer Powertran ETI 1024.

Proseguendo nell’ascolto, all’incirca al 1/4, entra il giro caratteristico del pezzo, una sequenza di accordi creati tramite synth (Sequential Circuits Prophet-5) che introduce la parte lirica della canzone che consiste in tre strofe anomale, nel senso che non rispettano il classico formato strofa-ritornello ma il primo e il secondo verso vengono proposti in modo contiguo mentre il terzo giunge dopo un breve segmento di effetti sonori.

Il testo di Blue Monday ha generato grande discussione tra i fan. C’è chi dice che le parole nascondono dei riferimenti al suicidio di Ian Curtis e alle conseguenze che ha avuto sulla band, altri invece la buttano più sulla lisergia, sembra che, secondo alcuni, la canzone sia stata scritta sotto LSD, altri addirittura portano in ballo la guerra delle Falklands dell’82. Insomma, chi più ne ha più ne metta!

Nonostante congetture e quant’altro, la canzone è un’icona della musica dance, resa intramontabile dalle tantissime versioni recenti e passate, presenti nel grande calderone della musica moderna.
La migliore, per quanto mi riguarda, resta l’originale.

Buon ascolto!

Blue Monday – New Order

Fonti: http://www.songlexikon.de

Immagini prese da Google

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Mike
Michele, conosciuto per lo più come Mike o MistaMike. Classe ’85, di Udine da sempre. Un po’ schivo e timidone ma cerca sempre il modo di non esserlo. Quando ne ha voglia. Caotico di natura, sempre in disordine. E la cosa non gli dispiace. Amante di un sacco di cose: dal writing, attivo una volta, ora un po’ meno, alla fotografia...è un tipo a cui piace immortalare attimi e non necessariamente persone. Gli piace cucinare, ma detesta i broccoli e i carciofi. Si diverte a cimentarsi in lavoretti grafici, video ed editing. Di musica ne ascolta parecchia, e parecchio varia: dai classici ’70, con la quale è cresciuto, fino ad arrivare alle produzioni estreme di Aphex Twin o Squarepusher, passando per la dnb, techno, elettronica varia, hip hop (old school), dub-techno (genere alla quale si sta affezzionando parecchio), dub, reggae, jazz e via dicendo... Sempre in sella alle sue fidate bici una fissa e una cazzutissima bici da montagna. Non per moda ma per scelta.  Il mare gli piace, ma preferisce i fiumi. Meglio se ci sono le montagne di mezzo. Pensa che scendere per i pendii delle montagne in sella ad una bici è una gran figata! Gli piace viaggiare e quando ne ha la possibilità non si tira indietro. I colori gli piacciono un sacco, il grigiume un po’ meno. Ogni muro grigio che vede se lo immagina già con qualche “pezzo” disegnato sopra, forse è per questo che ha una buona collezione di libri sul “writing”.

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