Verrà proiettato venerdì 4 marzo alle ore 20.00 al cinema Visionario di Udine il documentario di Enrico Bisi Numero Zero – Alle origini del rap italiano.

Si tratta di un evento decisamente atteso non solo dai b-boy udinesi, ma da tutti coloro i quali desiderano capire in che contesto storico/musicale è nato l’Hip Hop in lingua italiana.

Nell’attesa di poter pubblicare, dopo la visione del documentario, qui sulle pagine di Blud, un’attenta sinossi del film, abbiamo rivolto qualche domanda a Italo, ovvero colui che ha organizzato la serata contando sul prezioso contributo del CEC di Udine, di Radio Onde Furlane, di Kriptonite Shop e di Reddarmy.

Shef: In molti aspettavano l’arrivo di Numero Zero in Friuli, è stato difficile organizzare il tutto?
Italo: Ti posso dire in merito all’organizzazione che ovviamente non è mai semplice organizzare un evento. Questo in particolare vede la partecipazione di più realtà, e quindi i passaggi e gli accordi sono molteplici e delicati. Bisogna essere diplomatici in certi casi. Le esperienze passate diciamo che mi hanno dato sicurezza nell’agire. Una cosa che fa la differenza è proprio avere una gavetta alle spalle in questo settore, perché quando ti esponi con un progetto il proprio background parla di te anche se non ti conoscono, e tutti sono più disposti ad incoraggiare le iniziative del singolo se in passato ti sei mosso bene.

S: Numero Zero è un documentario che ha un argomento tutto sommato di nicchia, perché affronta la nascita dell’Hip Hop in Italia partendo dalle radici, focalizzando il discorso sui pionieri di questa Cultura senza fare riferimento agli artisti rap d’alta classifica degli ultimi anni (a parte Fabri Fibra). Come sei riuscito a farti approvare il progetto?
I: In principio qualcuno era scettico a proposito della programmazione di Numero Zero, anche se è un film a carattere nazionale, ma quando gli operatori del settore vedono che attorno al promotore singolo dell’evento si alleano realtà con radici ben salde sul territorio come Radio Onde Furlane, ReddArmy e Kriptonite Shop, allora c’è una sorta di apertura nei suoi riguardi e la cosa si fa interessante. Io ho creduto nel progetto davvero molto ed alla fine questo mi ha ripagato perché ci sarà l’ulteriore partecipazione di DeeMo che tra le altre cose è di origine friulana e partecipa al film, oltre che essere stato uno dei pionieri di questo movimento.

S: In passato hai organizzato anche altri eventi Hip Hop, quali?
I: Ho alle spalle l’organizzazione di numerosi live ed eventi, con protagonisti vari della scena italiana tra cui Masta5, Ensi, Rayden, Zampa, Shade, Dj DoubleS, Giuann Shadai, DjShocca, Mistaman, MaxiB, Genoma, Fure Boccamara e addirittura Chingy da oltreoceano, eventi riusciti alcuni bene altri meno, ma ritengo che non conta solo ciò che si è fatto in passato ma quanto ciò che si continua a fare ogni giorno. L’Hip Hop non ha confini e può donare molto ai suoi seguaci e artisti, ma bisogna coltivarlo vita natural durante, non c’è mai fine.

Ringraziamo Italo per le risposte e ricordiamo che la proiezione sarà preceduta da un breve dibattito che vedrà come protagonisti, oltre al già citato DeeMo, anche alcuni artisti del Friuli Venezia Giulia che hanno fatto la storia in questa regione: Giuann Shadai da Gorizia e i DLH Posse da Udine, ovvero DJ Tubet, C-Sal e Passion, che si riuniranno per l’occasione.

Inoltre, al termine del documentario, al bar del Visionario si esibiranno Cic-1, la Gabriellina di Onde Furlane e Skyl Beat Box, il tutto presentato da Gergo Morales.

Per l’acquisto dei biglietti e tutte le informazioni del caso visitate www.visionario.info o la pagina Facebook di Italo

Evento facebook: https://www.facebook.com/events/1506950369614394/

Numero Zero locandina

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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