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Preceduto da mesi di polemiche, rumors vari e illazioni di ogni genere, nel 2015 è uscito Numero Zero – Alle origini del Rap italiano, documentario a cura di Enrico Bisi che ripercorre per sommi capi la discografia dei principali rappers italiani, dagli albori al 2003. Il film era atteso da tutti gli appassionati del genere perché mancava un’opera filmica che raccontasse la nascita e l’evoluzione delle “rime in italiano”. Escludendo il testo di Damir Ivic Storia ragionata dell’Hip Hop italiano (Arcana, 2010) e il libro Hip hop. Sangue e oro. Vent’anni di cultura rap a Roma (Arcana, 2002) di Vincenzo Patané Garsia, opere utilissime per conoscere le tappe fondamentali del movimento rap in Italia, chi avesse voluto approfondire le proprie conoscenze non aveva fonti autorevoli da cui attingere informazioni. Fino ad oggi, neppure quello sconfinato e pressoché infinito archivio di notizie, quale è internet, era in grado di rispondere alle mille domande che anche il meno informato dei b-boy si faceva: perché i Sangue Misto si sono sciolti? Perché J-Ax s’è messo a fare rock? Ma veramente Ice One faceva il windmill (1) nonostante non fosse propriamente atletico e magro?

A queste e a molte altre domande provano a rispondere i diretti interessati. Sono presenti quasi tutti i pionieri del genere, ma le assenze, ad essere sinceri, pesano: non vedere sullo schermo pilastri della scena come DJ Gruff, DJ Skizo e Lou X lascia interdetti, se pensiamo che parliamo delle origini del movimento, ma a tutto c’è una spiegazione. Come avevamo anticipato in apertura di articolo, ci sono state numerose polemiche che avevano per oggetto proprio l’esclusione di questo o quel rapper. Il regista ha poi spiegato, sulla sua pagina Facebook, che tutti i più importanti esponenti dell’Hip-Hop italiano delle origini erano stati contattati, ma alcuni si erano rifiutati di prendere parte ad un progetto che essi definivano incompleto e “commerciale”. Al di là delle effettive responsabilità e tralasciando questi gossip che poco hanno a che vedere con la musica, rimane il fatto che è stata persa l’ennesima occasione di riunire in un unico progetto tutti gli stili e le correnti di pensiero del movimento, ma le diatribe e le invidie personali tra gli artisti hanno avuto la meglio. Peccato.

Ad ogni modo, il regista, noncurante delle polemiche e contando sul supporto di molti pionieri e “pesi massimi” della scena (Neffa, J-Ax, Ice One, Next One, Kaos, Danno, Deemo, per citarne alcuni), ha tirato dritto per la sua strada confezionando un documentario utile a tutti: al ragazzino che oggi ha 18 anni e ai tempi di SxM dei Sangue Misto non era ancora nato, perché può finalmente farsi un’idea chiara e precisa del travagliato periodo delle Posse e può apprezzare testimonianze video originali delle jam anni ‘90; al b-boy che in quegli anni c’era, perché può emozionarsi e cullarsi in dolci ricordi, guardando il tutto con un pizzico di nostalgia; al novizio e al semplice curioso, perché il documentario, dal punto di vista dei fatti storici, è inappuntabile e costituisce un ottimo punto di partenza per approcciarsi alla storia dell’Hip-Hop italiano.

I pregi del documentario sono dunque molti. La regia è equilibrata e priva di inutili virtuosismi, il che permette allo spettatore di osservare i fatti in maniera oggettiva. La scelta di affidare ad Ensi il ruolo di voce narrante è stata vincente: il rapper di Torino, in quanto rispettato da praticamente tutta la scena, è il perfetto trait d’union tra l’Old School e le nuove generazioni. La colonna sonora è precisa e puntuale, i dischi fondamentali sono stati citati tutti. Naturalmente il singolo pezzo estratto da quei dischi rispecchia i gusti e le scelte del regista e/o dei suoi collaboratori, potremmo infatti passare ore a discutere su quali tracce del Colle andavano messe e quali potevano essere tralasciate…

Concludendo, andate a vedere Numero Zero (sul sito internet ufficiale tutte le date delle proiezioni), uscirete dal cinema con un bagaglio di conoscenze più ampio e con la voglia matta di prendere carta e penna e buttare giù qualche rima. Non importa che voi siate un mc con molti dischi alle spalle o per voi sia la prima volta, ma questo è quello che vi succederà. Credetemi.

(1) Windmill: mossa di break-dance, rotazione del corpo a terra con le gambe distese e aperte.

Sito web: http://www.numerozeroilfilm.com/
Pagina Facebook: https://www.facebook.com/numerozeroilfilm

Photo recap della serata di venerdì 4 marzo al Visionario by Mike Marin

locandina Numero Zero

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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