Io ho un’amica che conosco da una vita. Ho un’amica con cui a 8 anni giocavo a nascondino in piazza, a 13 guardavamo i film horror insieme per poi morire di paura di notte per le strade buie di montagna, a 18 andavamo in giro per sagre e ci perdevamo a Tolmezzo. Poi io sono andata all’Università e lei è andata a lavorare, ma abbiamo continuato ad andare in giro per sagre e girare in macchina, solo che era più facile perdersi a Udine che a Tolmezzo. Questa amica poi si è trasferita in Lombardia e ha deciso, vuoi per passione, vuoi anche un po’ per sfiga, di dedicarsi solo al suo più grande sogno.
Questa amica io oggi ve la voglio presentare e voglio raccontarvi la sua storia.

Ciao Elena, io ti conosco da una vita, ma come ti presenteresti a chi ti legge ora per la prima volta?

Presentarmi.. Mi risulta sempre un pò complicato..ma vediamo: mi chiamo Elena, nata e cresciuta a Udine 34 anni fa. Mi piace molto leggere, camminare, viaggiare, vado pazza per la natura e per le sue piccole perle (gli animali). Amo la libertà e ritengo che essa sia la cosa più importante per una persona, quindi non deve essere repressa ne tantomeno limitata.
Drogata di caffè, adoro la pizza, il mare, i cartoni animati e le serie tv. La musica poi fa da colonna sonora alla mia vita, come vivere senza?

Udinese espatriata, dicci, come mai sei finita a Lurago d’Erba (CO) e come ti trovi in Lombardia

Mi sono trasferita in Lombardia per stare insieme al mio attuale compagno. Lasciare la mia città natale a 30 anni, è stato più difficile del previsto. In principio vivevamo ad Erba, in un appartamento di poco più di 40 mq con due mici, China e Inchiostro. È stata molto dura all’inizio, lo ammetto: mi sentivo come un pesce fuor d’acqua, non riuscivo a trovare lavoro, e per di più sentivo la mancanza di mia madre e degli affetti a me più cari.
Trascorrevo molte ore in silenzio con rumorosi monologhi introspettivi. La solitudine spaventa molte persone ma è stata la soluzione per conoscere davvero me stessa. Mi ha permesso di focalizzare e di comprendere cosa è più adatto a me. In seguito abbiamo preso casa a Lurago d’Erba e anche Akemi, la mia golden retriever, è entrata nelle nostre vite, migliorandole ogni giorno di più.

Parliamo di Akemi, so benissimo che da tempo l’aspettavi e ti ha pianto il cuore quando hai dovuto lasciare Nebbia (l’altro tuo cane) a Udine, raccontaci un po’ della tua passione per i cani

Li ho sempre amati fin da bambina, quando vedevo un cane… non lo mollavo più! Ho sempre saputo che il mio futuro doveva essere con loro.
Per convincere i miei, ho iniziato a portare a casa pesci rossi, tartarughe, canarini, criceti…
Finchè all’età di 12 anni arrivò Briciola, una dolcissima volpina. Da quando, nel negozio di animali, i miei occhi incontrarono i suoi… fu amore a prima vista! E cosa c’è migliore di un cane?! Ovviamente due! Qualche anno dopo arrivò Nebbia, una dolcissima lupacchiotta! Era un sogno: noi tre, sempre uniti, inseparabili, i tre moschettieri!
Un sogno che è durato per un bel pò di anni e quando la volpina è venuta a mancare, il legame con Nebbia è diventato ancora più intenso e profondo, qualcosa di indescrivibile… e di conseguenza, come giustamente hai detto te, mi ha pianto il cuore lasciarla a Udine, ma data la sua età e le sue abitudini, per il suo bene, non ho potuto far diversamente e a tutt’oggi vive con i miei genitori.
Nebbia però, mi mancava terribilmente, il mio stato fisico ed emotivo ne risentiva parecchio,  finché 2 anni dopo, nelle nostre vite, è entrata la mia “bellissima luminosità” (da qui il suo nome, Akemi). Mi è bastato guardarla negli occhi, per vedere la sua anima e già la amavo fin dalle sue prime settimane di vita.
I momenti più belli della giornata, sono quando passeggiamo tra prati e boschi. Appena le tolgo il guinzaglio, vederla correre e guardarmi felice come per ringraziarmi per avercela portata, è una sensazione unica e splendida! E’ come se riscoprisse ogni volta il sapore della libertà e la sua gioia è inevitabilmente contagiosa! Come sa riempire le mie giornate lei, nessun altro lo puo fare!

Come è nata l’idea di fare la dogsitter e come ti ha cambiato la vita?

Un po’ per gioco, un po’ caso: grazie ad Akemi ho iniziato a conoscere gli abitanti della Careggia e i loro fedeli amici a 4 zampe. Mi ha fatto scoprire un mondo nuovo dove le persone si chiamano con i nomi dei loro cani, un mondo fatto soprattutto di giochi, addestramenti, nuotate nei laghi, luoghi inesplorati e in men che non si dica ho iniziato a fare la dogsitter con l’aiuto della mia inseparabile compagna. L’idea di ampliarmi e di farne un lavoro vero e proprio è nata dopo aver rivisto “La ricerca della felicità” e come il protagonista del film ho deciso di provare ad inseguire il mio sogno.
Ma non ne avevo mai abbastanza. Volevo sapere tutto ciò che riguardava questo fantastico mondo, ho iniziato così a documentarmi un po’ su tutto: dall’alimentazione ed educazione del cucciolo, ai suoi modi comportamentali, alla sua salute… Non sono un’esperta, anche se a breve mi piacerebbe fare un corso come educatrice cinofila, ma nel mio piccolo cerco di dare una mano condividendo con i proprietari tutte le nozioni apprese.

E’ un mestiere facile per chi come te ama gli animali?

Il rapporto di empatia e sintonia con l’animale è alla base di questa attività. Bisogna imparare a rinunciare a sé stessi quando si presta un servizio di cura a degli esseri viventi che dipendono da noi.
Erroneamente in molti ritengono come unica funzione del dogsitter la passeggiata quotidiana per i bisogni, ma nella realtà sono tante le mansioni richieste a chi decide di affrontare questa professione: la cura e la responsabilità del cane, la sua salute, la sua incolumità, il gioco, la sua igiene…
Bisogna esser in sintonia, osservarli e imparare il loro modo di comunicare, in questo modo il cane ti dirà di sé, di cosa ha bisogno e te lo farà capire.

Ti manca il Friuli? O cosa ti manca e cosa cambieresti?

Si mi manca, e rimarrà sempre nel mio cuore.
Quando la nostalgia si fa più insistente è sempre bello tornare. La ritrovo tutte le volte che voglio, riscoprendo i giorni vissuti tra le pareti della casa della mia infanzia che raccontano di volti, momenti e lunghe chiacchierate. È bello riscoprire, risentire antiche sensazioni: odori, suoni, voci, riabbracciare la mia famiglia, Nebbia, quei pochi veri amici rimasti. Mi mancano, le scorribande in macchina, le passeggiate per il centro di Udine, le visite (anche se rare) al mio amato paesino montano, Voltois, le sagre, il frico..
Mi rendo però conto che sono io diversa! È come se sapessi di nn appartenrevi più..
Restano i momenti, gli affetti, i ricordi appesi ancora ai muri, e che ritrovo, uguali, nel mio cuore. Non tornerei indietro, qui in Lombardia ho trovato il mio equilibrio, il mio compagno, i miei bimbi pelosi, casa mia, un lavoro che amo, qui ho tutto quello di cui ho bisogno e davvero non potrei chiedere di meglio.

Ancora qualche curiosità su di te: colore preferito?

Colore preferito da quando ero bimba: l’azzurro

Canzone preferita?

Canzone preferita.. non ne ho una in particolare, me ne piacciono troppe, diciamo che la canzone che più mi rappresenta da un po’ di tempo a questa parte è “Balliamo sul mondo” di Ligabue.

Beh, tornare indietro no, ma io ti aspetto per bere l’ultima in Taverna, quando passi di qua! 😉

20150810_180812-1 20150809_184405-1 20150502_165743-1 20150328_171540-1 20150222_130539-1 10930100_308379836025948_3525559085907808876_n DSC_0384-1

Articolo precedenteWorst -case scenario
Articolo sucessivoCooking class presents: zuppa porro, patate, finocchi e bacon
Alessandra
Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 240 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Renzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here