Corsi di alta formazione, per una danza a livello professionale

Alle porte del nuovo anno, mi trovo a fare una bellissima intervista a Marta Bevilacqua, coreografa e co-direttrice artistica della Compagnia Arearea, fondata nel 1992 da Roberto Cocconi.
Marta, con il suo fisico “da ballerina”, i capelli finemente raccolti in una coda e un completo nero estremamente semplice quanto elegante, mi accoglie nella sede della Compagnia, Lo Studio, in via Fabio di Maniago a Udine, uno spazio teatrale non convenzionale, adibito a sala prove, studio e che, all’occorrenza, può essere usato per le performance aperte al pubblico e per i corsi.

Ciao Marta, per iniziare ti chiedo di darmi delucidazioni circa la natura della Compagnia Arearea, di cosa si tratta? Danza contemporanea Performance? Teatro?

Siamo a tutti gli effetti una compagnia professionista e un centro di danza contemporanea.

Una curiosità: che cosa significa Arearea?

E’ una parola thaitiana che significa gioco, divertimento. Arearea ci rispecchia perché il gioco è una cosa seria, con regole ben precise e per saper giocare bisogna digerire le stesse e poi saperle dimenticare per potersi solo divertire. C’è un quadro di Gauguin che si intitola proprio Arearea, rappresenta uno spazio esotico, comodo, confortevole, con dentro diverse anime (ndr. rappresenta due donne in uno scenario naturale, una di loro suona un flauto), c’è la natura e c’è la musica, e questi sono proprio i nostri due principali ambienti di ispirazione.

Quali sono gli obbiettivi della compagnia e qual è il progetto che porta avanti?

La nostra mission è quella di fare ricerca e produzione di danza. La compagnia non è una scuola in senso stretto e nemmeno un’organizzazione ma mi piace chiamarlo un organismo di produzione (di spettacoli e di performance, si intende). Investiamo sui danzatori emergenti e puntiamo a favorire la nascita di nuovi gruppi.

Quanti spettacoli ci sono attualmente all’attivo (inseriti in diversi progetti)?

Al momento reggiamo il ritmo delle quattro creazioni l’anno.
In contemporanea portiamo avanti altri progetti come, ad esempio, la collaborazione per tre anni (siamo già al secondo) con Hangartfest nella città di Pesaro. Questo festival sostiene il nostro lavoro come coproduzione e ogni anno il festival ospita le prime dei nostri spettacoli. Proprio in questi giorni stiamo scrivendo il progetto per il debutto del prossimo, nei giorni del 6 e 7 ottobre 2019

Da quanti danzatori è attualmente composta la compagnia e che provenienza, nel senso di formazione, hanno?

I danzatori che collaborano con noi sono performer, possono provenire da ambienti molto disparati: dalle accademie teatrali alle scuole di danza. In generale sono chiamati a seconda della visione del coreografo.

Quali sono i progetti futuri della compagnia? So che c’è anche un corso di alta formazione che partirà a breve…parlacene un po’. (ndr. in fondo trovate tutti i link con le informazioni necessarie)

Come dicevamo, da un lato la compagnia pone un grande accento e fa anche un investimento economico in creazioni e nuove produzioni. Proprio per questo vuole dare un’opportunità ai giovani che vogliono lavorare con noi per approfondire a livello professionale il pianeta della danza.
Dal 21 gennaio 2019 inizierà un corso di alta formazione che vede impegnati 14 danzatori audizionati, per 6 mesi, in corsi di una settimana intensiva al mese, con maestri di caratura internazionale. Abbiamo scelto persone che sanno insegnare, al di là del loro essere famosi anche in ambito internazionale.
Insegnare danza, infatti, ha a che fare non solamente con il trasmettere competenze all’allievo ma ha anche un significato maieutico, si tratta di tirare fuori la personalità espressiva di ciascuno allievo. Non solo trasmettere, quindi, ma “tirare fuori”.
Ogni settimana di lavoro avrà un esito performativo dove i maestri produrranno le performance, che si chiameranno Dance Out, “buttare fuori” la danza, appunto.
L’ambizione di questo corso è quella di rendere più consapevole il soggetto della sua professionalità. Ci saranno incontri sull’organizzazione teatrale, con le realtà che hanno a cuore la danza in regione (Ert, Accademia Nico Pepe, Artisti Associati, …), corsi sulla drammaturgia della luce e sessioni d’ improvvisazione dal vivo con musicisti che sostengono il nostro progetto culturale.
All’attivo, abbiamo anche un bel progetto per le scuole: sui temi della mitologia classica abbiamo sviluppato una serie di creazioni pensate per le nuove generazioni.
C’è, poi, Contakids, un corso rivolto alle famiglie, che tratta, attraverso varie discipline del movimento e del gioco, la relazione bambino–adulto. Questo corso è adatto a bambini dai 2 ai 5 anni e ai loro genitori.

Inoltre, venerdì 11 gennaio inizieremo con il primo degli 8 incontri gratuiti, rivolti ai ragazzi delle scuole superiori di Udine e dintorni, sempre presso la nostra sede. Il laboratorio è stato organizzato con Teatro Club Udine, per dare ai ragazzi del Palio Teatrale Studentesco ed in generale a tutti i ragazzi che frequentano le scuole superiori, l’opportunità di lavorare con noi.
Non sarà un percorso di formazione sulla danza, ma io e Valentina Saggin insegneremo loro a muoversi nello spazio, a conoscere il loro corpo ed imparare ad usarlo in scena (per informazioni ed iscrizioni potete contattare Teatro Club Udine: www.teatroclubudine.it; info@teatroclubudine.it).

Ho avuto modo di vedere la prima del vostro spettacolo From Winter to Spring assieme ad una insegnante di danza contact e mi sono resa conto di quanto sia effettivamente diverso l’approccio alla danza come lo ricordavo io fino a una decina di anni fa, a livello didattico, e come lo sia ora, quasi in tutti gli ambienti…

Come è cambiato il ruolo del “danzatore” all’interno del panorama delle arti performative? La mia sensazione che non sia più sufficiente essere solo un ballerino in senso stretto ma che sia necessario essere un artista completo. E’ corretto? Come la vedi?

Un danzatore completo non ha paura di stare in scena. Per vincere la paura, che è un’arma a doppio taglio, ci deve essere chiaro, in quanto danzatori appunto, cosa vogliamo dire, cosa vogliamo comunicare. La comunicazione passa attraverso la padronanza di diversi linguaggi ma non è sicuramente sufficiente la sola tecnica. Conta la presenza teatrale, la consapevolezza di saper stare in scena e trasmettere anche in assenza della danza. Fondamentale per un artista completo è il sapere “come sto, io danzatore” in scena. Il danzatore può anche aver voce, se necessario, e deve saper usare il proprio corpo esponendolo alla nudità, con provocazione, con erotismo, se necessari.
Il buon danzatore è colui che si piega all’opera senza paura e vergogna.

E’ diventata meno importante la tecnica, avere la famosa “base di danza classica”, contare per ballare?

Per me è ancora molto importante, è sicuramente una base fondamentale imprescindibile, come si diceva prima a proposito del termine Arearea e delle regole del gioco, appunto. E’ certamente più importante la tecnica non essenzialmente intesa come la danza classica in sé. Per esempio, quando c’è assenza di movimento c’è anche tecnica, anzi, le tecniche.
Tecnica è sinonimo di ricerca, qualcuno diceva “La tecnica è come un diamante”, va perfezionata sempre dal momento che anche il corpo si modifica e dobbiamo rispettarne i tempi.

Quali sono le discipline che più influenzano la danza ora? (teatro, contact, arte…)

Sicuramente ce ne sono un’infinità, ne cito solo alcune: la Body Art, il teatro, la contact improvisation, il Body Painting, il Video Mapping…sono tutte discipline che offrono un’infinità di visioni del corpo. È il corpo che si moltiplica, si disfa, si rende ologramma, …

Qual’è, quindi, secondo te, l’abilità maggiore che deve avere un danzatore oggi? Il saper trasmettere emozione, passione, sentimento, essere interprete, o solo saper ballare?

Non vedo la danza con questo occhio, mi piace ammirare la consapevolezza di un gesto, la sua tecnica, ma l’ammirazione c’è quando il soggetto è espressivo, integrato con il suo gesto. Questa è la differenza tra esecutore e opera d’arte vivente. In quell’attimo tu credi a quello che vedi, lui è il messaggero, ti dà la chiave di lettura di un’opera che è lui stesso.
Riuscire in questo è in assoluto la cosa più difficile.

Molte volte la danza è stata trasformata grazie al suo potere di provocare, ecco, quanto è importante la “provocazione”?

Il corpo di per sè è veicolo di trasgressione. La danza sta prendendo piede in questo senso, afferma molte cose che prima nascondeva dietro ai balletti, alle favole, all’evasione, al divertimento. Attraverso di lei puoi toccare i temi di attualità più disparati. La danza, in quanto arte, ha sempre esercitato un ruolo sociale, basti pensare alla sua nascita come rito sacro e quindi di trasgressione rispetto all’ordinario.

Qual è il ruolo dell’oggetto in scena? Può essere tanto importante quanto il corpo e il suo movimento? Può essere che il movimento vada ad enfatizzare l’oggetto (penso allo spettacolo Revoltella) e metterlo in risalto, che avvenga invece il contrario…

Nel tempo sta prendendo piede l’oggetto, può essere un simbolo che costringe ad avere cura nel dettaglio del movimento. Inoltre l’oggetto da concretezza al corpo e mi serve per comunicare in maniera più diretta il gesto. Il lavoro sull’oggetto è un lavoro di spostamenti,
di piccole rotture, direi, sia negli spazi di scena che nei movimenti del danzatore.

Qual è l’approccio con lo spazio? Quanto influisce? Uno spettacolo è site specific o no?

Lo spazio è il punto di partenza, senza contesto non c’è testo. È il contesto che qualifica il testo e che lo dettaglia, appunto. Lo spazio spesso può trasmettere a me, danzatrice, la paura di essere sempre inadeguata, il dove mi trovo mi può mettere in soggezione e questo deve stimolarmi a capire cosa fare per sentirmi a proprio agio. Allo stesso modo è anche un divertimento l’andare a modificare lo spazio, togliere la scena e le quinte teatrali e mostrare cosa sta dietro, ad esempio.

Parliamo invece della musica. Qual è il suo ruolo e qual è il rapporto della danza con l’assenza di musica? Ballare senza musica è forse l’essenza della danza, come qualcuno sostiene? Riuscire a trasmettere attraverso il movimento, l’idea di musica, di passione? E’ il corpo stesso che diventa musica?

La musica è per noi un motore, un luogo di ispirazione fondamentale. Ha bisogno di spazio, come la danza. C’è una dimensione non protetta, non sicura, pericolosissima che è il silenzio, anche se John Cage ci insegna che il vero silenzio non esiste mai. Il silenzio, per come lo percepiamo noi, non fa sconti: se nella musica c’è ritmo, nel silenzio c’è il tempo.

Quanto è importante l’improvvisazione?

La usiamo molto, il nostro linguaggio va verso un’apertura all’improvvisazione. Ci teniamo dei luoghi aperti, di pericolo, nei nostri spettacoli. Questi rendono la presenza più materica, volumetrica le e chiamiamo delle improvvisazioni strutturate, nel senso che ne
conosciamo punti di partenza e arrivo, il percorso è invece libero e improvvisato.

Tre domande assieme: Qual è il ruolo della danza nelle arti al giorno d’oggi? Qual’è il ruolo della danza in regione? Qual è il ruolo e l’apporto che può dare una compagnia come Arearea nella scena della danza?

Faccio il giro al contrario.
Arearea crea delle esperienze che possono essere il volano per un’attività di ricerca individuale e, per chi si affeziona al progetto, alla compagnia, può essere anche un progetto di vita. Arearea è un luogo costantemente alla ricerca di risorse e di idee, una persona può proporre e, se piace e se condiviso, avere una squadra che realizza il progetto.
Arearea, dopo vent’anni di attività e buoni risultati, per quanto riguarda il contesto regionale, può continuare a resistere, a non stancarsi, a essere libera, indipendente e mantenere alta la qualità della sua produzione, vivendosi consapevole di essere un pezzo di una rete più grande, su scala nazionale. Non deve cedere.
Per quanto riguarda il primo quesito, posso dire che la danza acquista una centralità sempre maggiore ma rischia anche di accusare dei colpi molto duri in un ambiente in cui la danza è molto commerciale.
Quello che mi auguro per la danza, in un prossimo futuro, è che diventi un’attività, una pratica ma anche un modo per ripensare l’etica del corpo e il nostro passaggio sulla terra, come un altro modo di stare al mondo. Mi piacerebbe che fosse sempre meno soggetta alla bellezza volgare ma che fosse una riflessione su un corpo che non è omologato ma vivo in quanto tale.


Qui trovate i link al sito e alla pagina, per restare sempre aggiornati sugli eventi e sui corsi:
http:// http://www.arearea.it/arearea/
https://www.facebook.com/compagnia.arearea/

Si ringraziano Marta, Giulia e tutta la Compagnia Arearea per il tempo concesso e l’ospitalità.

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Il Palio Teatrale Studentesco

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