Giovedì 24 maggio Udine ospiterà Pillar Point all’interno del circuito di Dissonanze in collaborazione con Cas’Aupa.

Ma chi sono?

Informandomi un po’ leggevo “band”, quindi per antonomasia più elementi che suonano insieme a formare un gruppo. Errore!

Pillar Point nasce a Seattle nel 2013, come progetto individuale di Scott Reitherman, prima membro della band indi pop Throw Me the Statue. E da qui la sua partenza verso lidi più synthpop, che si avvertono immediatamente nel suo primo singolo Diamond Mine esattamente come in nuovi pezzi quali Dove e Playtime. Due album all’attivo: l’omonimo Pillar Point, pubblicato nel febbraio 2014, e Marble Mouth, a gennaio di due anni dopo, entrambi prodotti dalla Polyvinyl Record Co.

Mentre lo ascolto la prima cosa che sento è la predominanza di questa musica trascinante, dove la voce sembra essere un accompagnamento al suono fortemente sintetizzato, a cui si appoggia soffice e leggera.

Una disco-dance reinterpretata e rinnovata in modo preciso e dettagliato; un sincronismo che sembra studiato a tavolino e contemporaneamente risulta semplice e istintivo. La sua musica parla di solitudine, dolore e isolamento in un mondo sempre più “connesso”. Come lui stesso ha affermato, uno dei suoi obiettivi è di “mettere tutto sul tavolo, creare canzoni più nude e personali”.

E ascoltandolo non posso che essere d’accordo.

Suoni e parole toccano corde che tutti a modo nostro abbiamo sentito. L’intimità a volte triste, spesso tipica di band nate in quel di Seattle, incontra l’impellente desiderio di muoversi e ballare, scivolando nello spazio senza pensieri. Ed è esattamente questo che si vede nei suoi video, dove persone comuni (per così dire) danzano in un movimento sinuoso seguendo il ritmo incalzante dei brani.

Il suo timbro, caldo e delicato, si avvolge a suoni nostalgici e inaspettatamente carichi. Credo che una delle parole chiave del suo stile possa tranquillamente essere “contrapposizione”. Lo si nota bene nel video di Dreamin, dove le immagini di alberi e piante si susseguono a quelle di una metropoli vivace e colorata. La neve e i taxi gialli. Il suono e il silenzio. E ancora in Eyeballs: ascoltandola me lo immagino su una barca, mentre naviga tra le nuvole e lancia un amo dal presente direttamente negli 80s attirandoli a sé in un mix di ricordi ancora vivi.

Nel secondo album si sente un’evoluzione verso nuove contaminazioni più rock, come ad esempio in Strange Brush, ma non mancano pezzi intimisti e quasi lenti come la dolcissima Dance like you wanna die.

Ecco, questa è una canzone da ascoltare rigorosamente nel patio, guardando lontano, seduti su una vecchia sedia a dondolo con un bicchiere di vino in una mano e una sigaretta nell’altra…ma questo è solo un mio suggerimento.

Parole e sonorità malinconiche, prepotenti sintetizzatori e originali arrangiamenti, insieme alla capacità di risvegliare emozioni, rendono questo artista decisamente molto interessante. La sua musica è talmente coinvolgente da renderla predominante: la devi proprio ascoltare prendere vita davanti ai tuoi occhi!

http://pillarpointmusic.com/

Evento FB: https://www.facebook.com/events/162411221062788/

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Greta
Sognatrice, istintiva, testarda, aggressiva, sensibile, empatica. Una semplice contraddizione, bastian contrario. Estrema in ogni emozione, visione, situazione. Curiosa, divoratrice di libri, amante delle liste e delle parole e del silenzio. Cantante, scrittora, scarabocchiatrice. Friulana orgogliosa della sua terra e tradizioni. Una vena vagabonda nell’animo, che la spinge a interessarsi a tutto ciò che ancora non ha visto ma vorrebbe tanto. Il suo viaggio ideale è più o meno ovunque, con una leggera predilezione per i paesi freddi e un on-the- road a bordo di un vecchio maggiolone cabrio… Un giorno forse riuscirà a viaggiare leggera, evitando di chiocciolare stipando in valigia mezza casa perché “non si sa mai”

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