Il bar Franzolini in collaborazione con Blud prosegue con la programmazione del nuovo format SPAZIO ARTE, posto alla cultura e alla creatività e martedì 13 aprile si aprono le porte alla proposta “CULTURA”.

Maestro di cerimonie il giovanissimo Carlo Selan.
Carlo Selan nasce a udine nel 1996 e attualmente studia all’Università di Trieste. Nel 2016 pubblica una sua prima raccolta di poesie dal titolo Periferie (Campanotto Editore).  Nel 2017 fonda (assieme a Davide de Luca e altri scrittori del nord est) la rivista culturale Digressioni (che si occupa di cultura, letteratura, arte, ecc.) e crea, con la collaborazione di altri giovani autori di poesie di Udine il “collettivo” di musicisti e poeti Let us compare Mythologies, con il quale realizza serate di musica e poesia in vari luoghi di Udine, dal bar La Girada fino alla Libreria Friuli. Nel 2017 partecipa inoltre (come autore emergente selezionato) al Poetry festival di Faenza e a una lettura di poeti da tutta Italia, organizzata dalla Samuele Editore, a Pordenone.

Alcune suoi versi inediti inoltre sono apparsi sulla rivista Digressioni, nel blog Laboratoripoesia e nel blog Letture a Margine. Dal 2018 Carlo Selan collabora con il blog Argo (dedicato alla poesia contemporanea) e con la rivista Charta Sporca.

Carlo come ti sei avvicinato al mondo della poesia?

Un po’ come si sono avvicinati tutti credo: leggendo. Credo che i primi autori con i quali io mi sia confrontato siano stati Garcia Lorca e Leonard Cohen (prima di scrivere canzoni egli ha pubblicato dei notevolissimi libri di poesie) e poi Cesare Pavese, Emily Dikinson. Mi ricordo un giorno di aver guardato un video in cui Leonard Cohen, prima di suonare Take this waltz in un concerto del 1988, leggeva questi pochi versi tratti dal componimento di Lorca Divan Del Tamarit:

“Through the arch of Elvira
I’m going to see you pass
to see your thighs
and begin weeping”

Credo che versi come questi mi abbiano spinto ad interessarmi alla poesia.

Di cosa parli nelle tue poesie?

Difficile rispondere perché raramente la poesia lirica procede per tematiche nette, riguardando il sentire interiore di un individuo. Credo che, nelle mie poesie più recenti, un tema molto forte sia il corpo e la fisicità analizza anche in senso problematico, il tempo, l’idea di naturale e non naturale. Credo che il tipo di ricerca che più mi affascina sia il voler cercare attraverso l’arte di comprendere l’essere umano e definire che cosa significhi la parola “umano”, come cercarono di fare Ungaretti, Philip K. Dick e altri. Spero in futuro di riuscire a dare una buona forma a questo tipo di riflessioni.

Udine è recettiva per quel che concerne la poesia/ letteratura?

Devo dire che generalmente (considerato che di base il pubblico della poesia è poco e  solitamente composto solo da poeti che leggono altri poeti) a Udine c’è più interesse verso la poesia che in altri luoghi (e questo si può dire forse per tutto il nord est d’Italia). A Udine vengono organizzati molti eventi di poesia (alla Friuli, alla Tarantola, alla libreria Cluf) e tutti, oltre ad essere di buona qualità, hanno un buon riscontro di pubblico. Inoltre in regione ci sono numerosi poeti secondo me di qualità (Mattiuzza, Tomada, Cappello, Sinicco, Villalta, Cescon, la Vallerugo) che rendono il Friuli Venezia Giulia un luogo davvero molto prolifico, ricco e interessante dal punto di vista della poesia.

Il primo ospite invitato da Carlo direttamente da Trieste sarà: Giuseppe Nava.

Giuseppe Nava, nato a Lecco nel 1981, vive a Trieste. Nel 2008 pubblica Un passo indietro (Lietocolle). Nel 2012 la sua raccolta Esecuzioni vince il premio Mazzacurati-Russo e viene pubblicata dall’editore d’If nel 2013. Nel 2015 la raccolta inedita Nemontemi è tra i finalisti del premio Lorenzo Montano. Suoi testi sono stati inoltre pubblicati sulla rivista «Inpensiero» e, in rete, su Absoluteville, Poetarum Silva e Nazione Indiana. Ha curato (con M. Cohen, V. Cuccaroni, R. Renzi e C. Sinicco) l’antologia L’Italia a pezzi. Antologia dei poeti italiani in dialetto e altre lingue minoritarie tra Novecento e Duemila (Gwynplaine, 2014). È responsabile della sezione dialettale dell’Annuario di poesia di «Argo». Fa parte delle redazioni di «Bollettino ‘900» e «Charta Sporca», e del collettivo artistico James Joystick & The Holy Days. Collabora inoltre all’organizzazione del Trieste International Poetry Slam.

Ciao Giuseppe, come è iniziata la tua passione per la poesia?

Una domenica piovosa del 2005, tornando a casa in treno. Su consiglio di un amico avevo appena acquistato a una svendita le “Illuminazioni” di Rimbaud (che peraltro sono prose), e ne rimasi folgorato. Dopo quel giorno ho cominciato a occuparmi seriamente, se così si può dire, di poesia. In realtà ne ho letta e scritta sempre, ma per un lungo periodo mi sono concentrato più che altro sulla musica, che comunque alla poesia è legata a doppio filo…

Cosa rappresenta per te la poesia?

Un conflitto – con me stesso, con le cose che mi spingono a scrivere; ma anche una bellissima opportunità di fare e di conoscere.

Come rapporti la realtà che vivi alla poesia? La poesia è un tramite per vivere la realtà oppure è un punto di partenza?

La poesia è come un’interfaccia, un punto in cui istanze diverse si confrontano, entrano in contatto, reagiscono le une alle altre. Mi piace pensarla come a un nodo borromeo, cioè tre anelli intrecciati in modo che se uno qualsiasi viene rimosso, gli altri restano slegati: un anello è il mondo, o la realtà; un anello è il poeta; l’altro anello è il linguaggio. La poesia permette di tentare un’interpretazione e una rappresentazione della realtà (che può anche non essere necessariamente quella che vivo), e da ultimo restituire la possibilità di una visuale diversa sulle cose.

Quanto è necessaria la poesia al mondo, al giorno d’oggi?

Credo che la necessità della poesia non sia mai venuta meno, da secoli; è una necessità che ha la stessa origine del canto, della musica. Piuttosto quello che è venuto meno è il riconoscimento del ruolo della poesia e del poeta nella società, almeno nel nostro paese.

C’è un poeta in particolare che hai come punto di riferimento e che vai a rileggere ogni volta che hai bisogno di ispirazione?

Un poeta che rileggo spesso e che mi ha molto influenzato è senz’altro Antonio Porta.

Giuseppe martedì prossimo ci spiegherà cosa si intende oggi quando si parla di oralità in poesia e che tipo di rapporto esiste tra lo scrivere poetico e la slam poetry o la poesia recitata (attraverso video e materiale multimediale che consenta di mostrare i più bravi slammer e performer italiani in azione). Racconterà inoltre la sua esperienza con l’International Slam Poetry di Trieste.

Ad allietare ed inframezzare la serata: Giovanni Di Capua

Ciao Giovanni, quando hai cominciato a cantare e come è nata questa passione?

Ciao a tutti, beh, credo che intorno ai 15 anni sia nata in me per prima la voglia di scrivere. Sono sempre stato affascinato dalla possibilità di fermare un accaduto, un’emozione o un ricordo, bello o brutto che sia; insomma l’esigenza era quella di poter fotografare qualcosa che mi appartenesse, al di la del tempo, e mi serviva un mezzo per farlo. In modo abbastanza naturale e casuale sono nati dunque i testi e il fatto di musicarli e cantarli. Credo dunque che questa “passione” derivi da un comune, credo, senso di socializzazione e di trasmissione di un vissuto che poi è sfociato nelle canzoni.

Come nascono le tue canzoni?

Proprio per il discorso fatto prima le canzoni nascono da un’esigenza comune alla mia età. Mi sono reso conto che trascrivere un vissuto in forma di canzone é un ottimo modo per scoprire sempre un’ po’ di più di me stesso e quindi la ritengo una cosa importante in primis per me. Per quanto riguarda il “come” nasce saprei solo rispondere che di solito parto dal testo per poi creare la melodia ma non saprei dire molto di più. .. le mie canzoni non credo abbiano la presunzione di voler insegnare niente a nessuno sono solo fotografie di un ragazzo di 19 anni che vive a Udine.

Quali sono i momenti più importanti della tua giovane carriera?

In termine di “numeri” probabilmente il momento più importante é stata l’apertura al concerto di Gazzelle, artista che si sta affermando nella scena indie italiana, ma a livello empatico, nel senso greco del termine, ci sono stati concerti che per me sono stati molto importanti. Sicuramente i primi concerti nel circolo Arci Misskappa ad Udine e quelli nei piccoli locali della città resteranno momenti e ricordi indissolubili.

Quali sono i tuoi progetti ed obiettivi per il futuro?

Ora come ora è in dirittura di arrivo la realizzazione di un disco prodotto da Federico Marcon presso il Funktastic Studio di cui sono molto fiero e con il quale spero di suonare live quest’estate. Perciò, stiamo a vedere.

Seguirà open mic, microfono aperto a tutti coloro che vogliono salire on stage e leggere le proprie poesie.

Evento fb: http://bit.ly/2oSibdl

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La Ste
Classe ’84. Originaria Udinese ma le piace considerarsi cittadina del mondo. Sognatrice, curiosa, estroversa e visionaria. Ama la buona musica, i tatuaggi, il cibo italiano, la fotografia e tutto ciò che è “street” dai vestiti all'arte, la musica e lo skate. La passione per i viaggi la porteranno ad affrontare 2 giri del mondo e a vivere in diversi continenti. Ha un background in marketing & comunicazione e una specializzazione nell’organizzazione di eventi di ogni genere, di questo blog è la fondatrice.

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