Ho conosciuto Stefano presentando una pittrice in un locale proprio per Blud, Non l’ho notato molto, tanto che rivedendolo, non ricordavo il suo nome.  Silenzioso, osservatore, lui raccontava e chissà perché io sentivo il suo silenzio. 
Poi l’ho ritrovato altrove. Ho visto le sue foto, le ho guardate in modo intenso.
Magari ci sorprenderemo insieme in questo dialogo.

Provando nuovi scatti

Ho iniziato quattro anni fa, la fotografia era più la sensazione di una passione che un obiettivo concreto. Quasi per caso mi capitò di comprare la prima macchina fotografica, una Kodak di plastica da meno di 100 euro. Non avevo alcuna aspettativa tanto che quando è venuta la prima richiesta di partecipare a una mostra collettiva, pensavo a una presa in giro. I social hanno fatto conoscere la mia fotografia, chi ha creduto in me ha fatto il resto concedendomi il privilegio di poter esporre.
“Provando nuovi scatti” è un’ introduzione alle immagini che mi è venuta in mente agli inizi, poi le persone l’hanno eletto a mio marchio. Per molti non sono Stefano Gujon, sono “provando nuovi scatti”.

L’espressione artistica di Stefano Gujon

Quello che cerco nei miei scatti è l’ inconsapevolezza, lo scoprire il proprio lato umano, quello emotivo, empatico, di rappresentazione della realtà secondo il proprio occhio.
Gli scatti realizzati di getto spesso sono i più autentici, onesti, quasi ingenue rappresentazioni del proprio “io” interiore.
L’unico filo conduttore che intuisco è quello della ricerca.
La mia mi ha portato a fotografare prevalentemente persone.
Semplicemente è successo.

La visione della donna

La femminilità è stata svilita da modelli artificiosi, prendiamo l’uso sconcertante di photoshop nella fotografia di moda che trasforma modelle in manichini. E’ una femminilità atrofizzata da una macchina che ne ha tolto i segni della sua unicità.
Pensarlo mi rattrista sempre e fa arrabbiare.
La femminilità autentica che ho conosciuto non lascia margini di mediazione. O la si ama o la si odia perchè la donna stessa non concede mediazioni. E’ lei che decide se farsi amare o farsi odiare, se creare o distruggere. Questo sia nell’estetica che nell’esistere.

Progettare e improvvisare nella fotografia

Quella del progettare è una condizione che solo ultimamente si fa sentire come esigenza. Usare la fotografia per raccontare la storia di un luogo, di una vita.
E’ un modo per mettersi alla prova.
Pensate alla vita di una persona, alla sua quotidianità, a situazioni che potrebbero essere narrate a parole per ore, condensate in non più di dieci immagini. Serve uno sforzo analitico, tecnico, una profonda conoscenza di quello che si va a fotografare.
Non è immediato. E’ un percorso che per me è ancora agli inizi.

Come la fotografia metta a nudo il fotografo

L’ arte è un processo interiore che tramite la tecnica si trasforma in qualcosa di fisico, che può essere osservato da tutti. E’ così che l’artista resta nudo, indifeso, cogliendo le parole dell’ osservatore scopre lati del proprio essere che non sapeva di avere.
Se l’artista nelle sue opere si scopre l’osservatore lo scopre ancora di più, non è una condizione che crea imbarazzo.
Paura si, perchè scopriamo lati che avremmo voluto tenere nell’ombra e che sono stati colti da sconosciuti.
La fotografia è un linguaggio che parte dal fotografo e torna al fotografo tramite l’osservatore.  In questa dialettica scoprire sé stessi, mettersi a nudo, è inevitabile. Ci si arricchisce.

Le fotografie di Stefano Gujon

Guardatele senza pensare troppo, lasciate che siano loro a parlarvi.
Liberiamoci di indottrinamenti, canoni estetici, valutazioni di principi tecnici.
Queste sono semplici nozioni che interessano a chi l’ arte la fa, sono tecnicismi e spesso fastidiose ostentazioni di nozionismo.
Lasciamo che l’arte operi per suo conto concedendoci la cosa più importante: sentirsi liberi e in grado di emozionarci. Persa questa condizione non potremmo che definirci delle semplici macchine.
Seguire solo l’opinione del prossimo rinunciando alla propria è il primo passo per diventarlo.

Nel silenzio immaginavo Stefano, prima di conoscerlo.
Libera-azione direi, provando nuovi scatti come emozioni mutevoli di ogni forma che si fissa in un clic ma prosegue cambiando sguardo.

Stefano Gujon di Cividale del Friuli si è avvicinato alla fotografia negli ultimi anni ed in breve si è ritrovato nel mondo delle esposizioni. In continua sperimentazione, dal ritratto alla fotografia astratta, dal cogliere attimi di vita nelle strade al nudo artistico sia con fotocamere digitali che analogiche.

La sua fotografia è caratterizzata dal cogliere il dettaglio nella scena quale rappresentazione sintetica di essa evidenziandone i contrasti di luci e ombre, forme e materiali, di staticità e movimento percepibili nella foto quasi si ripetessero nuovamente, dopo lo scatto, davanti all’occhio di chi guarda.

Scostandosi dal pieno rispetto delle regole compositive predilige in modo quasi assoluto il bianco e nero e l’utilizzo della luce naturale. Vuole così arrivare a quella essenza che nell’immagine trova significato  liberando forme, luci e ombre, staticità e dinamismo dal colore visto come vanità estetica.

In questo la capacità tecnica è importante come mezzo ma viene superata per  rappresentare quello che occhio e sensibilità del fotografo percepiscono quale rappresentazione dell’ unicità che contraddistingue ogni essere umano..

L’osservatore diventa parte dell’ occhio del fotografo, del suo esistere e rappresentarsi per mezzo della fotografia.  Emozioni unite in quella frazione di secondo temporale in un luogo reale di quel momento estetico o esistenziale irripetibile che Stefano Gujon ha fissato in essa.

Mail: stefanogujonfotografia@gmail.com
FacebooK: facebook.com/stefanogujonfotografia/
Instagram: gujonstefano

Foto Stefano Gujon

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