Alejandro Gonzalez Inarritu è un regista cazzuto, lo dice il nome stesso, Inarritu, pare un erezione, e quindi fa film cazzuti, diretti magistralmente e interpretati magistralmente. Ultimamente si accompagna a Emmanuel Lubezki, direttore della fotografia messicano di chiare origini polacche, molto amato dal regista culto Terrence Malick, quello che un tempo editava una produzione di tre ore ogni vent’anni e adesso invece spara una pellicola al mese che va via come il pane.

Comunque sia, Revenant è un film figo, ad ampio respiro, costruito sostituendo ai frame dei dipinti espressionisti, a tratti poeticamente lento, a tratti schizzato, che vive accostando un sonoro esasperato a un montaggio preciso peggio della pralina di un cioccolataio svizzero, con Leo di Caprio che giganteggia come non mai, sostenuto da un Tom Hardy che non ti aspetti, insomma, tutto fantastico, magnifico, cazzi e mazzi…

Ryan Coogler ha alle spalle un solo lavoro, Prossima fermata Fruitvale station, dramma politico sociale che ha convinto tutte le giure di tutti i festival cool d’essai facendo incetta di premi come fossero patatine, che un giorno ha scritto il non sequel di Rocky sostenuto da Sly Stallone e dalla fotografa di origine francese Maryse Alberti, quella di Velvet Godmine e The Wrestler, non pizza, fichi e puttanate.

Comunque sia, Creed è un film bello, emotivamente avvincente, dentro al quale la mono espressività di Balboa lascia il posto a un personaggio complesso, vivo, malinconico, commovente, una prova attoriale da oscar assolutamente inaspettata e struggente. Questa volta non ci sono sono occhi della tigre e corse in centro a Philadelphia con un codazzo di ragazzini, si intuisce solo alla fine Going the Distance di Bill Conti, lasciato per pochi secondi come sottofondo alla rinascita sul ring del figlio di Apollo, non Apelle ma Adonis.

Due film assolutamente diversi, il primo, quasi un capolavoro, verrà incensato dalla critica e violentato dai consumatori, il secondo, che mi ha commosso e fatto arrapare, diretto da dio e con alcuni momenti da antologia dettati da un nuovo tipo di riprese slow moderne e innovative, con Stallone che fa l’attore sul serio per la prima volta che gli si voleva bene anche prima, certo, ma adesso ti metti a frignare sui primi piani rugosi e lo accosti ad Al Pacino, tuttavia il secondo, dicevo, tra due mesi non se lo cagherà più nessuno, anonimo, come il figlio della serva, privo di qualsiasi orpello segaiolo intellettualmente snob, ma amato nei nobili sobborghi indigenti di chi riesce ancora a dare valore a piccole chicche senza tempo, a chi riesce ancora a prendere il cinema, così come la poesia, per quello che è, un urlo, l’urlo dell’ anima.

Revenant vs Creed, figo contro bello, vedete voi.

Immagini prese da google

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Max Deliso
Massimiliano Deliso, Cormòns, Gorizia, 21 agosto 1967. Scrittore incompiuto a livello mediatico, è stato blogger con Il Teatro Invisibile di Mr. Potter dove intratteneva gli astanti con delle storie corte. Scrive per il quindicinale Panorama (HR), dove si occupa di Cinema, Teatro e Musica. Conduce la trasmissione radiofonica I Fratelli Lugosi per Radio Onde Furlane, dove svolge anche il ruolo di critico cinematografico. Scrive racconti brevi che vengono spesso letti in pubblico da giovani attori presi a caso per strada, riscuotendo un grande successo di pubblico e critica e un aumento sensibile del consumo di alcol degli spettatori. Saltuariamente scrive anche di sport e televisione.

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