Ho deluso una delle poche persone che hanno creduto in me, che mi amava per che cosa? Nulla. Nada. Niente. Voglio morire, ma senza rovinare le mie membra e senza creare troppo disagio. Vorrei solo scomparire per un po’. Far perdere le mie tracce, provare a finire nell’anonimato dei desaparecidos. Decisi che era tempo di levar le tende, salutai Zanni e mi incamminai verso casa. Sul tragitto mi fermai a comprare una bottiglia di tequila e dei limoni. A casa incomincia a bere e fumare sigarette, cercando di tirare fuori qualcosa di produttivo da tutta questa sofferenza, ma sia con la chitarra, che con la penna risultavo menomato. Quando cadi in depressione il tuo cervello è saturo e completamente svuotato allo stesso tempo. Senza forze, stimoli. Fermo. Mi concentrai sul soffitto. Ci rimasi a lungo, finché i conati non presero il sopravvento. Rigettai prepotentemente, poi mi riadagiai ansimante sul letto. Brividi di freddo mi stavano attraversando il corpo. Sentivo il bisogno di qualcosa di caldo. Una camomilla avrebbe giovato. Me la preparai con calma metodica. Riacquistai un aspetto dignitoso dopo averla sorseggiata tutta. Nell’esatto momento in cui appoggiai le natiche sul water per espletare i miei bisogni, il citofono esaltò il silenzio ove regnavo. Risposi: era il Frazzo. Cocainomane, ex compagno delle medie, ex compagno del liceo, ex compagno di basket. È anche lui un ex ormai. Sono tutti degli ex. Fanno tutti parte del mio passato. Il presente non mi lega più a niente e nessuno. Sale in un baleno e entrando esordisce nella maniera più banale, per lui:

  • –  “Oh straccio! Come va?! Facciamo due pacche… che ti dico cosa ho organizzato stasera…”
  • –  “Cosa hai organizzato?!”
  • –  “Allora… intanto fai questo che io stendo…” e senza guardarmi mi passò una cima d’erba.”
  • –  “Non ho le sigarette” non era vero, ne avevo poche.
  • –  “Adesso te la prendo… comunque stasera c’è una festa… al Klub… è organizzata dal Dandi e gli altri… dobbiamo andarci… e sai il perché?!”
  • –  “No sentiamo… comunque non ci vengo…”
  • –  “Dai… lo sapevo!”
  • –  “Eh… se lo sapevi cosa me l’hai chiesto a fare allora?!”
  • –  “Hai presente la Camilla Maestri e l’Angelica Bassi?”
  • –  “Si… cioè non le conosco ma ho presente chi sono…”
  • –  “Bene! Mi sto vedendo con la Cate… la ex di Marchetto… non lo sa nessuno… comunquem’ha detto che vi scoperebbero a te e al Pedro…” il Pedro è Francesco Pedrazzi, solo quelsottosviluppato del Frazzo lo chiama così.
  • –  “Quindi?! Che poi se devo dirla tutta… tra quelle fighe di legno l’unica che merita è l’AliceFerrari… le altre se la tirano tanto… ma alla fine della corsa sono dei rottami…”
  • –  “Ma ripigliati! Cazzo ti propongo serata con scopata… di sabato sera… e tu te ne esci con stocommenti! …chi non vorrebbe scoparsi l’Alice Ferrari!”
  • –  “Dai adesso sento Pedrazzi e ti dico… comunque io non voglio averci nulla a che fare… nonvoglio sentire la sua voce… la scopo e basta… riferisci! …e fammi fare una tozza di fecolache ho appena vomitato l’anima…”
  • –  “Hai vomitato?! …cazzo hai?! …ma stai male?!”
  • –  “No sono bulimico! …dai stendi mongoloide!”
  • –  “Sempre la solita arroganza! Edoardo Sarti si dimostra sempre il solito presuntuosoragazzino medio borghese con la puzza sotto al naso… e non ha proprio voglia di crescere eprendersi le sue responsibilità… vero Edoardo?!”
  • –  “Ma basta!” risposi stizzito spostandomi in cucina a scaldare un piatto. Era una famosauscita della professoressa di greco.
    Dopo aver tirato una riga dell’orgoglio colombiano, mandai un messaggio a Pedrazzi e gli riferii delle due squinzie vogliose. Qualche minuto e ricevetti la sua risposta. Blaterava riguardo ad un concerto, e che magari saremmo andati al Klub poi. Gli chiesi di che concerto stava parlando. Lui rispose: i Refused. Va bene, sono costretto ad andare anche io a vedere i Refused. Stiamo scherzando, i Refused. Liquido il povero Frazzo, mi cambio ed esco verso casa di Fra. Pedalando verso la meta mi sentivo il sangue frizzante come lambrusco. Sapevo di essere in ritardo, ma non stavo pedalando con foga per questo, piuttosto la visita del Frazzo mi aveva giovato. Positive Mental Attitude! Dio benedica i Bad Brains. Arrivato a casa di Fra non ero sicuro se dover salire o aspettare il balordo giù per andare diretti al concerto. Suonai il campanello con ignoranza caprina e aspettai sorridente una risposta. Apre senza rispondere al citofono. Peccato. Nell’ascensore controllo se la roba è ancora nel calzino e quando ne esco, giunto al piano desiderato, odori molesti aggrediscono il corridoio di casa Pedrazzi. Scena in prospettiva del salotto: Fra seduto sul divano che spazzola da un piatto righe malamente stese. La Marghe nell’altro divano che con una mano inala da uno straccetto imbevuto di solvente o etere, e con l’altra regge un mastodontico spinello.
  • –  “Ma dove cazzo siamo finiti?! Chi guida se iniziamo così?!”
  • –  “Marchetto!”
  • –  “Guida Marchetto?! Evento nazionale?! E dov’è quello straccio?! …dovremmo esser giàpartiti!”
  • –  “Edo stai calmo! Sono in camera mia a giocare…”Cambio stanza e mi trovo la seguente situazione: Marchetto e Caste rapiti dallo schermo del televisore, che proiettava immagini bidimensionali di un videogame presumo degli anni ’80. Una densa coltre di fumo passivo rendeva il tutto ancora più grottesco.
  • –  “Ma come siete messi?! Cos’è sto gioco?!”
  • –  “Non puoi capire Edo!”
  • –  “No Caste… non posso capire… hai ragione! Quindi andiamo o facciamo serata qui?!”
  • –  “Tranquillo adesso andiamo… due minuti e partiamo…”Torno in cucina a farmi qualche riga con la Marghe e Fra. I discorsi volano quando sei fatto. Non dai peso a quello che si dice, probabilmente con la sicurezza che in pochi se ne ricorderanno. Mi verso un bicchiere di vino bianco da una bottiglia aperta trovata sul tavolo.

– “Se vuoi del vodka orange o del coca jack sono già pronti in frigo”

  • –  “Bella Fra! Siamo carichi?! Ci pensi che ci vediamo i Refused?!”
  • –  “Spero spacchino tutto!”
    Con questa esternazione metto giù il vino, apro il frigo e mi attacco alla bottiglia di coca jack con la furia di Conan il barbaro. Il viaggio in macchina verso il concerto dura poco, nel parcheggio ci vediamo il delirio di gente e si decide di fermarsi a fare delle righe in macchina. Arrivati in fila mi sale un groppo in gola. Dieci metri più avanti c’è la mia ex a manina con uno stronzetto. Sento mancare le forze. Il delirio dentro. Il cuore in gola. Mi nascondo dalla loro prospettiva, per poi riaffacciarmi qualche secondo dopo per controllare ciò che avevo appena visto. Cerco di tornare alla calma fumando una sigaretta in maniera nervosa e penso. Penso a cosa cazzo mi sta succedendo. Prima non te ne fregava un cazzo, l’hai tradita innumerevoli volte, ti sei persino scopato la sua ex migliore amica e ora fai l’affranto se la vedi con uno. Solo perché non ti muore più dietro. Perché ora sai di non averla più. Spengo la sigaretta con il piede e cerco distrazioni parlando con gli altri. È più forte di me, ogni trenta secondi mi vien da buttar l’occhio a guardare, aspettandomi chissà cosa poi. A seguito dell’ennesimo sguardo fugace, riesco a incrociare i suoi occhi grandi. Si accorge di me. Fa un sussulto appena percettibile col corpo, illumina un istante il suo viso spento e annoiato e poi si gira di scatto. Deve sapere che ci sono. Se lo so io lo deve sapere anche lei. Non vedo perché non si debba rovinare un po’ la festa anche lei. Solo che lei è in compagnia, maledetta. Io sono con dei rumorosi e sudaticci balordi- Lei è a manina con uno scandalo d’uomo. Stronzo io, furba lei. Superata la fila, dentro al locale, mi sparo due birre e almeno altre tre sigarette. Cerco distrazione nella bolgia, nel rumore. La folla rende il mio tormento interiore meno prepotente. Vedo i roadie che sul palco. Sistemano strumenti e microfoni. Il gruppo spalla ha già suonato e tutti attendono. Vengo improvvisamente abbracciato da dietro. Francesco Pedrazzi mi sbatte con prepotenza mezzo acido in bocca e poi scoppia in una risata molesta. Tiro fuori dai boxer un sacchettino d’erba che lentamente gli passo. Trascorriamo i restanti minuti a fumare io e lui, bevendo birra e aspettando che tutto salga. Adrenalina, Pura adrenalina.
  • –  “Ho visto che l’hai vista… sapevo che sarebbe venuta, ma non te l’ho detto perché dopo tu avresti paccato brutalmente… oppure ti saresti preso male…”
  • –  “Francesco Pedrazzi, non crei problemi dove non ce ne sono, va bene?!”
    Scoppiammo a ridere in maniera grassa e gioiosa. Era la tipica esternazione della prof di Italiano del liceo. Pedrazzi era uno spasso, con quel suo modo di fare arrogante, ma nei limiti. Pronto a mettere in discussione l’autorità dell’insegnante in ogni occasione. Come per incanto, sulle nostre risate si sommarono quelle di Caste, che si avvicinava a noi mentre la Marghe e Marchino lo malmenavano simpaticamente. Ci scambiamo segni di salute l’un l’altro, finimmo le birre e via dentro al cuore del concerto. Appena iniziarono a suonare la bolgia in movimento ci spinse in direzioni opposte, senza che potessimo essere in grado di opporci a contata foga. Cazzo è questo il bello. Trasportato dal flusso, per caso ritrovo davanti a me il Caste. Agitava la testa seguendo il ritmo e spingeva i corpi limitrofi a lui con cattiveria inutile. In realtà avevo riconosciuto la maglietta giallo acido dei Sex Pistol. Che maglia da poser. Gli salto in groppa e noto Fra esattamente al lato opposto del palco. Lo comunico al sottostante Caste, così cerchiamo di farci largo per recuperare quel pellegrino sperduto. I nostri tentativi nella calca risultavano abbastanza goffi. Lasciare le buone maniere da parte poteva essere l’unica soluzione plausibile per raggiungerlo. Abbassandomi mi feci largo, creando dietro di me il vuoto. È la legge della giungla: il più forte vince sempre. Superato il peggio, quasi giunti in prossimità di Pedrazzi, compare lei dinnanzi al mio cammino. É ovviamente lei, ovviamente con lui. Ovviamente non mi aveva ancora visto, essendo girata verso il palco e io dietro di lei. Cerco di evitare il contatto visivo, ma la sregolata onda di gente mi dirige esattamente sui suoi piedi. Cuore in gola. Mi chino nuovamente in modalità bulldozer ed evito il peggio. Anche se si era accorta sicuramente di me, almeno non c’era stato contatto fisico, visivo, verbale. Girandomi per controllare dove fosse Caste, compiaciuto vidi che nella sue sgraziate gestualità aveva rovesciato metà birra sulla mia femmina, o meglio la mia ex femmina. Abbracciando Pedrazzi sento l’acido salire su per la spina dorsale, un tumulto di micro-scosse sincopate che fecero intrecciare per un instante le mie terminazioni nervose. Tutto più fluido e colorato. Spalancando gli occhi verso Fra vedo nel suo sguardo la botta già bella che salita. Gli stampo un bacio umido sulla bocca, tipico gesto d’affetto

del anfetaminando che ama il mondo, se stesso e tutto il creatore. Subito dopo è lui a prendere la testa di Caste e a schioccargli un sonoro bacio a stampo sulla sudatissima fronte. Tento di rollare una torcia d’erba, ma le spinte e la foga della gente rendevano l’operazione impossibile. Ormai il muro del suono mi stava avvolgendo, le mie membra vibrano come un tamburo percosso da un burbero mandingo e nel delirio percettivo sento una voce da dietro:

  • –  “Hai visto il gesto della birra?! Sono o non sono il tuo campione?!”
  • –  “L’hai fatto di proposito Castelli?! sei il mio fottuto pupillo fratello!”
    E in un abbraccio lo stringo forte bagnandomi la guancia col suo sudore acre. Il concerto scivolò giù dritto come un serrato quattro quarti alla Ramones. In men che non si dica le luci erano già accese e la gente stravolta defluiva verso le uscite, ammassi di corpi esausti, ma felicemente svuotati dalla rabbia e dalla frustrazione. Mi sento libero e mi siedo in mezzo al locale fabbricando un cannone, finché non vengo aggredito da Caste e Fra che incominciano a prendermi a calci. Quando si accorgono che ho dell’erba fra le mani si siedono, uno alla mia sinistra e l’altro alla mia destra. Due fottuti discepoli. Della Marghe e di Marchetto non c’era traccia, stavano sicuramente scopando in macchina. Quei due da duri si tromberebbero anche un paracarro di sterco secco. Fumammo meditabondi, e ad un certo punto quel mago di Fra sfodera un piccolo contenitore dalla tasca dei jeans.
  • –  “Dopo ci pigliamo questo!”
  • –  “Cosa cazzo è Fra?! Oppio?!”
  • –  “Si campione! …l’ho barattato per due grammi di fumo!”Uno sguardo d’intesa e Fra inizia a rollare una massiccia canna del sopracitato oppio. A occhi chiusi, testa ribaltata in aria e bocca aperta, stavo viaggiando il mio personale cosmo in cerca di qualche verità assoluta. In cerca di visioni limpidamente chimiche, placidamente indotte da sostanze psicotrope. Poi per incanto senza pensarci dalla bocca mi esce:
  • –  “Rega abbiamo una mezza bottiglia di Jameson avanzata dai cocktail in macchina!”
  • –  “Vedi allora che a qualcosa servi frocetto!”
    Mi trovo in posizione eretta, sollevato da una forza ignota. Davanti a me il viso di Fra deformato dalla mia e dalla sua fattanza. Un sorriso luciferino e giocondo allo stesso tempo tagliava il viso dei miei due compari e tra spintoni, calci nel culo, sputi sulle scarpe e grasse risate di sottofondo ci incamminiamo verso la macchina. E chi potevo incontrare se non Lei, passammo tutti e tre rigidi affianco alla coppia più bella del mondo. Non so perché, ma stavo cercando di soffocare una risata fra le labbra, caste dopo qualche secondo se ne rese conto, e scoppio in un boato digrignante. Io con lui e Fra dietro di noi, con quel suo riso fanciullesco da piccola peste. Grandi cose. Grandi ragazzi. In macchina troviamo la Marghe addormentata. Con qualche sforzo ci facciamo aprire l’abitacolo e le chiediamo dove fosse finito Marchino. Biascicando e farfugliando sosteneva d’essere appena arrivata in macchina, e che Marchetto ci stava provando con una tipa al bar. Capimmo subito che era rimasta indietro tipo di un paio d’ore. Provo a chiamarlo: telefono spento. Nessuno nel locale, se non qualche ragazzo di colore a spazzare bicchieri di plastica, vomito e fazzoletti impiastricciati. Prima che la paranoia potesse salire inesorabile e rovinare questa perfetta alchimia, noto che quel coglione era dietro le transenne del palco. Stava fumando e scattando foto con i Refused. Ci vede in lontananza e ci caccia un sorriso orgoglioso. Saluta tutti scvalcando la linea di transenne e si dirige verso di noi. Sventolava la macchina fotografica, con il sorriso del bambino al parco giochi.
  • –  “E tu come sei riuscito ad arrivare al back stage?” sentenziò Fra.
  • –  “Ma che cazzo ne sono… ero duro come un palo! …ho convinto quelle bestie dei buttafuoriche ero un editorialista di Rumore e che mi ero già accordato con la band per un’intervistapost concerto…”
  • –  “Che lucido figlio di puttana che sei Marchetto!”
  • –  “Percepisco un velo d’invidia nelle tue parole Pedrazzi… non avertene a male…”
  • –  “Ma vai a cagare! Piuttosto torniamo verso la macchina che finiamo il bere e torniamo versocasa se Dio vuole! Sei in grado di guidare?!? Se no guido io… Mar-checca!”
    Il nomignolo fece scoppiare il riso in tutti noi, Marchetto compreso. Se lo portava dietro da dieci anni e ogni volta lo si poteva vedere alterato se lo si chiamava così. Fra non era convinto di lasciar

guidare il buon Marchetto. Effettivamente nelle movenze lasciava intendere di essere decisamente appannato per potersi mettere alla guida. Alla fine mi tocca il sedile posteriore, affianco alla Marghe e Marchetto che si ispezionavano vicendevolmente il cavo orale. Quando noto che le loro mani furtive stavano finendo nei reciproci pantaloni fui costretto ad intervenire:

  • –  “No! C’è un limite a tutto! Non vi trastullate i vostri apparati sessuali affianco a me… per favore! …un po’ di contegno!”
  • –  “Non fare il moralista… se vuoi puoi filmare col telefono!” rispose in maniera superba la Marghe, stranamente lucida nel tono della voce. La fotta sessuale fa passare anche la peggio sbornia.Così Francesco Pedrazzi ingrana la retromarcia e bruscamente usce dal parcheggio. Come colonna sonora per il ritorno scegliemmo per un Tom Waits d’annata. Pochi minuti e Caste si ribellò in maniera draconiana. Abbassando il finestrino lanciò il cd di Tom Waits. Pedrazzi incominciò ad urlare come un ossesso, fummo costretti a tornare indietro per recuperare il cd. Fortuna che non eravamo già in autostrada. Fummo costretti anche a cambiare cd, Caste optò per i Meat Puppets, poteva capitarci di peggio. Una volta giunti in autostrada ci fermammo al primo autogrill: Castelli doveva pisciare. Stava incominciando a rompere i coglioni. Davanti al bagno, con la canonica sigaretta post pisciata, io e Fra meditammo brevemente se andare o meno al Klub, a cercare quelle due assatanate. Ci sentivamo quasi obbligati, è dovere di uomo castigarle.Risalendo in macchina, mi soffermo col pensiero a quale delle due avrei puntanto. Magari entrambe, lascerò decidere a loro. Vagando con lo sguardo nel paesaggio notturno, mi rendo conto di colpo che stavamo passando l’uscita giusta per rientrare in città. Senza pensarci grido a Pedrazzi di girare. Una sterzata rigida, poi un gran boato avvolge tutto. Tutto si spegne e si riaccende in un secondo credo. Riapro gli occhi e percepisco solo un fischio assordante. Sotto la pioggia sconosciuti individui mi stanno estraendo dalle lamiere. In lontananza sento: “è cosciente! …venite questo è vivo!”. Subito qualcuno mi mette una mascherina, poi mi immobilizzano. Mi vien da sorridere: stasera non si scopa. Spero sia la notizia peggiore.
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Mc
MC non si sa chi sia. Neanche MC sa chi è e che ci fa su questo pianeta, come tutti in fondo. MC È stato obbligato a scrivere queste righe per potersi far conoscere meglio e avvicinarsi intelletivamente a Voi presunti quanto millantati lettori. MC non cercherà di fare colpo su di Voi in queste poche righe con termini aulici e/o aforismi riciclati. Non giudicate MC, giudicate quello che scrive MC.

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