Io non ci posso credere che sia già finito.

Mi sembra ieri che zampettavo gioiosa per il salotto, riempiendo ciotole di patatine e altre porcate varie, aspettando il mio Gruppo d’Ascolto per la prima serata del Festivál-con-l’accento-sulla-a.

E invece siamo già qua, al Day After, ai bilanci, ai rimpianti, alle Buone Domeniche con i vincitori.

E ad una nuova attesa di dodici lunghi mesi.

Oh Nilla, aiutaci tu.

Ma, suvvia, non siamo troppo tristi. Oggi c’è ancora tempo per la più nobile e più costruttiva delle umane arti: la critica. Quindi ecco, di seguito, in ordine sparso, le mie profonde e meditate considerazioni:

  1. Ma chi è Bungaro?
  2. Penso sia ora di metterci il cuore in pace e venire a patti con un’amara realtà: non me ne voglia Vessicchio, ma la tanto incensata orchestra di Sanremo fa danni. Saranno anche bravissimi, professionali, eroicamente immolati a ore e ore di prove, ma accidenti alla memoria di Claudio Villa se certi arrangiamenti non sono un tormento: tutti uguali e con la mefistofelica capacità di appiattire anche i pezzi più vitali. Sono anni che arrivo in fondo alla prima serata convinta di aver sentito cantare la stessa (tremenda) canzone per ore. Poi il giorno dopo faccio i compiti, vado a sentirmi le versioni di studio su Spotify, e regolarmente mi si riapre un mondo. Ragazzi, qua o trovate una quadra tra le vostre sfrenate fantasie compositive e lo schieramento di archi, o buonanotte ai suonatori e perlomeno pretendete l’orchestra facoltativa.
  3. Lo Stato Sociale non fa ridere. Ma proprio per niente. E non riderete neanche voi che fino a ieri ve li andavate a vedere al circolo ARCI a 5 Euro, mentre da domani come niente fosse passeranno a palazzetti e 25 sacchi a botta. It’s the Ariston Effect, baby!
  4. Era dai tempi di Madalina Ghenea (ndr. topona indimenticabile) che sul palco dell’Ariston non si vedevano così tante tette. Menzione d’onore per Michelle Hunziker, Signora del Contouring e detentrice del Seno più Statico del 2018. Robe da farlo rimanere fisso e irriducibile anche sotto un attacco atomico. E non dimentichiamo la scollatura di Noemi: un gioco di escile-non-escile che alla terza serata ha tenuto l’Italia intera con il fiato sospeso per 5 minuti buoni, facendo pure passare in secondo piano la bruttezza della canzone. E no, alla fine non le ha nemmeno uscite.
  5. Ho già chiesto chi sia Bungaro?
  6. Avviso ai naviganti: la bolla del commento social durante la diretta del Festival sta per scoppiare. Solo qualche anno fa, all’epoca del regno di Morandi I, eravamo quattro scappati di casa: divano, tv in una mano e cellulare con Twitter nell’altra, e via a commentarci e ritwittarci tra noi. C’era dialogo, c’era qualità. Ora invece siamo stati sepolti dai tweet adoranti nei confronti de Il Volo e ha cominciato a fare la cronaca social anche Enzo Miccio. Direi che è ora di spostarci sull’Eurofestival.
  7. Siamo tutti d’accordo che Caccamo con la barba è materassabile al 150%. O è solo il fatto che dopo aver visto Enzo Avitabile troverei sexy anche Pippo Baudo?
  8. E ora veniamo a te, Claudio Baglioni. A te che hai eliminato la serata delle cover e non ti perdonerò mai. A te che sei spigliato come un baccalà dopo due mesi di freezer e che durante gli sketch mi facevi provare un imbarazzo che non sentivo dai tempi del crash di Andreotti a PomeriggioCinque. A te che non ci voglio credere che queste siano state le migliori venti canzoni che ti sono passate tra le mani. A te che hai obbligato ogni dannato ospite a cantare una tua canzone. E poi te le sei cantate anche da solo. Ancora. E ancora. E ancora. E tutti a dire “è un cantante, è normale che canti”, quando avremmo dovuto semplicemente mandarlo da Morandi a farsi dare lezioni di understatement. A te, Claudio, che per motivi che non capisco hai coinvolto Favino e ora mi spieghi come faccio a prenderlo di nuovo sul serio dopo quella scena pietosa su Despacito. A te che quando dovresti guardare in camera mandi lo sguardo a viole, mentre quando dovresti interagire con qualcun altro punti gli occhi dritti davanti a te e regali alla scena il brio di un film di Antonioni. A te che con quel vibrato nella voce faresti sembrare uno stornello romano anche Nessun dorma. A te che quel tuo faccione plasticato ma sbilenco ormai me lo sto sognando di notte: ma che hai fatto, Claudio mio? Botox party finito in tragedia o per sto lavoro di fino hai pure pagato fior di quattrini? Insomma, Claudio, tutto questo per dire che se a questo punto vuoi prenderti una vacanzina di una ventina d’anni, non sarò certo io a impedirtelo. [Appello ai Vertici Rai: se mi piazzate davanti questo disgraziato anche l’anno prossimo, faccio la pazzia e mi incateno all’Ariston insieme alla salma di Mike Bongiorno.]
  9. Ma…quindi ‘sto Bungaro?
  10. Comunque io non so voi, ma dopo 5 serate e 940 spiegazioni non avevo ancora capito come funzionassero i punteggi finali. Quello che so è che con il televoto aveva preso più voti Annalisa di Lo Stato Sociale e penso che cavalcherò quest’onda almeno per qualche mese. Come quando parlano di Trump e il mio cuore mi ricorda che è colpa del sistema perché di voti individuali ne aveva presi di più Hillary Clinton. Vai Nali, io sono con te.
  11. A questo punto dovrei scrivere qualcosa su Ermal Meta (Metal per gli amici, visto che i genitori lo odiavano e gli hanno dato un nome che impappina la lingua più di tretigricontrotretigri) e Fabrizio Moro (quello che a proposito di nomi ha avuto l’ineffabile buon gusto e il tempismo di chiamare suo figlio Moro Libero). Il fatto è che proprio non so cosa dire. Cioè, abbiamo pianto lacrime amare per Scanu che si sollazzava in tutti i luoghi e in tutti i laghi, comunque con una sua minima dignità testuale, per poi far vincere a furor di popolo due che non si sono neanche presi la briga di scriversi una canzone ex novo, e che hanno consapevolmente vinto facile (ponci ponci popopo) arruffianandosi la Gente con un testo retoricissimo-issimo-issimo, demoscopico, che sembra fatto apposta per essere trasformato in post su Facebook (font bianco illeggibile, su foto b/n di disgrazia a caso). Ve li ricordate LigaJovaPelù? Il mio nome è mai più? Ecco, solo con l’aggravante della recidiva. E con Moro a fare il maledetto al posto di Pelù. Per dire quanto male siamo messi. Che poi mica sto dicendo che bisogna sempre parlare di sole-cuore-amore. Solo che le cose si possono fare meglio. Vedi alla voce Mirkoeilcane.
  12. A proposito di tematiche sociali: ma una raccolta di fondi per aiutare i presentatori del Dopofestival, a cui sono stati irrimediabilmente compromessi i ritmi circadiani, la vogliamo fare? Siete grandi, ragazzi. O almeno, così mi hanno detto. Ché vi hanno messo in una fascia oraria incompatibile con la vita e per potervi guardare sarei dovuta andare sotto con le ferie.
  13. Comunque il migliore di tutti era Bungaro.

 

 

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Margherita
Udinese, nanetta di quasi un metro e ottanta, fieramente laureata in Filologia Moderna con una tesi in Storia del Cinema, senza libri da leggere e film da guardare si sente persa. Nasce nello stesso anno di Rihanna e nello stesso giorno di Shakira, ma è evidente che le supera entrambe in talento e fascino. Crede in Bruce Springsteen e in Alberto Angela, considera Sex & The City la sua formazione sentimentale. Se volete scatenare la belva che è in lei mettete su Ligabue, declamate Fabio Volo e offritele una tavoletta di cioccolata: non vi deluderà.

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