Un cazzo di ecatombe questa edizione del festival di Sanremo.

Carlo Conti mi è sempre stato un po’ sui coglioni, ma perchè è un cretino, non perchè ci sia qualcosa di personale, è invadente, stupido, le sue domande agli ospiti sono di una banalità parrocchiale, le battute quasi peggio di quelle di Gene Gnocchi alla Domenica Sportiva, riesce a rovinare anche i minuti che Ezio Bosso regala all’audience con la sua musica e le sue parole commoventi, aiutato in questo dal regista che perde la maniglia del buon gusto indugiando sulle lacrime di una violinista, esattamente come avrebbe fatto Barbara d’Urso nel becero calderone mediaset che si è costruita su misura. Garko è imbarazzante, inutile, fa così schifo che a un certo punto cominci a provare dell’affetto per lui, ti viene voglia di abbracciarlo e fargli un buffetto prima di scrostarlo e rottamarlo, la Kidman, quando lo vede, più che eccitarsi si caga addosso e lo scambia per un microfonista avvinazzato, lo salvano i fiori.

La Ghenea, una che si faceva bombardare da Michael Fassbender e Gerard Buttler, rubacchia il cachet mostrando un po’ di tette senza dire niente di sensato, come da copione, mentre invece è bravissima, oltre che figa, Virginia Raffaele, la giostraia dell’Eur, sempre sul pezzo, versatile e divertente, come anche Nino Frassica, che se la sfanga più che onestamente con grande mestiere e a cui tutti vogliamo bene fin dai tempi di Quelli della Notte.

Il livello dei concorrenti è un pianto greco, a parte che qualcuno dei big non so nemmeno chi cazzo sia, mentre i giovani li conosco perchè una mattina mi sono beccato le selezioni mentre stavo smaltendo, e mi hanno buttato fuori Cecile che sembrava una del mio quartiere e la tifavo.

Quelli famosi li pagello qui sotto, così tanto per andare via veloce.

Iurato e Caccamo: due sconosciuti che facevano cagare
Noemi: un colpo glielo darei
Alessio Bernabei: non lo farei cantare nemmeno in un consultorio
Enrico Ruggeri: pezzo figo, fascista ma gay friendly, ci sta dentro
Arisa: va con uno che conosco, poi è brava, favorita
Rocco Hunt: da scarnificare in diretta tre reti unificate
Dear Jack: neanche nei cessi di un consultorio
Stadio: ottima canzone e grandi occhiaie, affetto contenuto
Lorenzo Fragola: bestemmie, buono per pausa pisciata
Annalisa: mi piace, assomiglia a Valentina Tonutti, brava
Irene Fornaciari: fa tenerezza ma ha rotto i coglioni
Neffa: merda totale, ma lui è simpatico, gli voglio bene
Clementino: ma chi cazzo è?
Elio: che due palle però, li tifo comunque coerentemente
Patty Pravo: per come è messa se la incontri di notte in via Mercatovecchio la impali e le spari proiettili d’argento, fa impressione, canta di merda, ma tutti in piedi, anch’io, che anni fa un tuonata gliela davo, e poi rispetto.
Dolcenera: la migliore in assoluto, forse la buttano fuori subito
Bluvertigo: si tratta di Morgan con tre cartonati, mah
Francesca Michielin: è spontanea, mi da sul culo l’atteggiamento oratoriale, ma è stata una figata
Valerio Scanu: ma che vada a cagare, dolcegabbanesco
Zero Assoluto: zero assoluto, uno canta l’altro mima le parole come un bambino dell’asilo, tanta inutilità, favoriscono youporn
Il Volo: non ci sono, ma li squarterei tutti e tre sti stronzi sfigati di merda.

Ecco.

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Max Deliso
Massimiliano Deliso, Cormòns, Gorizia, 21 agosto 1967. Scrittore incompiuto a livello mediatico, è stato blogger con Il Teatro Invisibile di Mr. Potter dove intratteneva gli astanti con delle storie corte. Scrive per il quindicinale Panorama (HR), dove si occupa di Cinema, Teatro e Musica. Conduce la trasmissione radiofonica I Fratelli Lugosi per Radio Onde Furlane, dove svolge anche il ruolo di critico cinematografico. Scrive racconti brevi che vengono spesso letti in pubblico da giovani attori presi a caso per strada, riscuotendo un grande successo di pubblico e critica e un aumento sensibile del consumo di alcol degli spettatori. Saltuariamente scrive anche di sport e televisione.

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