Last but not least… oggi ci dedichiamo alla terza delle tre discipline praticate nella palestra NKT (via Tavagnacco, 61) di Udine: Aikido.

L’Aikido, di cui si occupa il Maestro Giovanni Missio, significa letteralmente “Via dell’Armonia”. E’ un’arte marziale giapponese in cui ci sono proiezioni e prese, in cui si sfrutta l’energia dell’avversario. Non c’è un vero “attacco”, è una disciplina che mira più che altro alla difesa (da qui, il significato del termine).

Questa disciplina nasce nell’antico Giappone ed è nota come “La Via del Guerriero”.

E’ uno studio della perfezione del Samurai: uno studio del corpo, della mente, delle tecniche, della perfezione del movimento, dell’uso della spada, piuttosto che del bastone, del coltello, o della lancia, è uno studio della purificazione dell’animo e del proprio ego.

E’ una disciplina molto antica, che risale al Giappone medioevale, che il maestro Giovanni studia a livello tradizionale: non ci sono gare, bensì un lavoro che viene fatto sulla propria persona, uno studio di sé, tramite tre parti in cui sostanzialmente si suddivide una lezione:

una parte meditativa i cui ci si siede in ginocchio, c’è il saluto al Maestro, il fondatore dell’Aikido, che è Weshiba (colui il quale ha deciso di divulgare questa disciplina a tutti, in quanto originariamente veniva praticata unicamente dai maschi giapponesi), c’è una parte di stretching, una fase di studio delle tecniche che di solito sono 3 o 4 a lezione, una fase di fine allenamento in cui ritrovi te stesso e la tua calma -essendo tecniche correlate l’una con l’altra, energiche anche dal punto di vista mentale-, per poi ritornare alla meditazione ed infine al saluto.

Il tutto mentre si indossa un “Keikogi”, una specie di kimono bianco, come quello del karate, e una specie di gonna pantalone di nome “Hakama”.

Lo scopo iniziale era quello di disarmare e rendere inoffensivo l’avversario nel minor tempo possibile.

Con Weshiba ha iniziato ad esserci tutto quello che comprende lo studio dell’armonia, il rispetto dei cinque elementi (acqua, fuoco, terra, aria e metallo –tutto quello che riguarda la natura, ma anche l’uomo, quindi tutto ciò che veniva realizzato da loro, come le armi fatte di ferro, oltre che il legno-) e lo studio dell’uomo.

Possiamo suddividere la parola “Aikido” in tre sillabe:

Ai = Armonia

Ki = Energia

Do = Via

Il maestro Giovanni Missio mi racconta di essersi approcciato a questa disciplina per sbaglio. Correva l’anno 2000, dopo che, in seguito alla perdita del proprio lavoro, in un periodo di stasi, gli è capitato di avvicinarsi ad una palestra (la stessa che frequentava poi il maestro Alan Saitta, suo collega, che si occupa di Muay Thai Boran), in cui ha iniziato a praticare questa arte marziale.

Due sono i Maestri cui Giovanni si ispira e di cui è allievo: l’italiano Fernando Vidoni e il francese Jaff Raji da cui prende poi il nome la scuola che frequenta, l’ “Ecole de Budo Raji” che ha sede principale a Rennes, nel nord della Francia ed è un’associazione internazionale. I suoi studi hanno luogo in Francia e in Ungheria.

Maestro diretto di Jaff Raji è Tamura, allievo diretto di Weshiba.

“Sei Aikido quando dormi, sei Aikido quando ti svegli, sei Aikido sempre, nella vita.”

Nell’Aikido non ci sono gare. E’ una disciplina che si tramanda di allievo in allievo. Non fai mai del male agli altri perchè viene insegnato il rispetto per l’altro, che rappresenta poi una persona che ti aiuta, facendoti imparare quello che ancora non conosci.

L’ “altro” è una persona che vive con te, che cresce con te e non gli devi fare del male poiché nel momento in cui dovesse accadere ciò, tu non cresceresti. Tu rimarresti fermo fino a quando non trovi un’altra persona che ha fatto del male esattamente come te ma in questo caso, questa persona saprebbe a sua volta qualcosa in meno di te, perciò il tuo compito sarebbe quello di riportarlo sulla giusta via; dapprima sul tuo livello, per poi riprendere così a crescere insieme.

Mi spiega che le cinture presenti sono state ideate principalmente per noi occidentali, perché fondamentalmente abbiamo bisogno di identificarci in qualcosa. Anche se tu hai una cintura nera e sei istruttore, i tuoi allievi anziani, cioè quelli che stanno in quella scuola e praticano da più tempo, non devono mai praticare tra di loro poiché il più anziano deve condividere le sue nozioni con i più giovani e meno esperti.

Per questo motivo “condivisione” è la parola fondamentale. Se vuoi studiare di più, lo fai in separata sede.

E’ una comunità.

Giovanni mi spiega che studia lo Iaido, che è l’arte dell’estrazione della spada, esempio di come una delle cose più semplici sia portata ad essere un’arte.

Mi mostra la sua katana che, almeno a parere mio, è abbastanza pesante se si tiene conto di tutti i movimenti che si devono compiere, accompagnandola.

Prende il nome di Iaito, non è affilata ed è creata appositamente per gli allenamenti.

Poi ci spostiamo in una sala della palestra dove mi mostra alcuni dei movimenti che prevede questa disciplina, tramite i quali avviene il suo studio: la posizione di partenza in cui è inginocchiato, come si alza, e cosa prevede il gesto dell’estrazione, la cui particolarità diventa poi l’abilità e quindi la velocità con cui lo si pratica.

Per i profani: stiamo parlando delle stesse eleganza e velocità che hanno reso poi noto il personaggio di Goemon nel cartone di Lupin.

Sono abbastanza rapita e affascinata da ciò che vedo, nella mia mente ho sempre pensato che certe cose accadessero solo nei film, o al massimo in qualche paese orientale in cui ovviamente non sono (ancora) stata.

Osservandolo, mi viene da pensare che la posizione assunta in partenza (quella in ginocchio) non sia molto comoda, ma mi spiega che è una questione di abitudine.

Le abitazioni giapponesi erano anticamente note per i loro soffitti bassi: questa caratteristica era stata ideata principalmente per ottimizzare il riscaldamento dell’ambiente, ma è così che i giapponesi si sono abituati a stare, per mangiare, per bere e così via. E’ per questo motivo che difficilmente li vedremo praticare mosse da in piedi, a meno che non si trovino in spazi aperti e stiano combattendo una battaglia.

“La tua spada è come la tua compagna, la devi rispettare, onorare, la devi toccare dolcemente, ma con decisione, devi sapere quello che stai facendo”.

Ogni allievo può avere la sua katana e spesso quest’ultima è il motivo principale per cui la gente decide di approcciarsi a questa disciplina. Quello che appunto non sa, è che c’è molto di più dietro a questo oggetto. Quando si vanno a studiare le mosse, quasi tutti si bloccano al primo movimento, che poi è quello che devi ricordarti per tutta la vita. Invece di solito partono in quarta senza sapere che, così facendo, non andranno molto lontano.

E qui ritorniamo ad un lavoro che è da fare principalmente su se stessi: devi sconfiggere gli ostacoli che sono dentro di te, devi fare un accurato lavoro di precisione e per fare ciò devi essere paziente. Non è sufficiente conoscere a memoria il movimento, devi essere in grado di renderlo fluido e tutto questo lo puoi fare soltanto con un accurato studio della tradizione, ponendoti dei questi a riguardo del perché veniva compiuta una mossa in quello specifico modo.

Niente di ciò che conosciamo oggi è arrivato a noi così com’è, ma la verità è che siamo troppo pigri per voler capire il motivo di questi cambiamenti.

…E da persona pigra quale sono, ve lo assicuro. Ma vi dico anche che mentre lo osservavo e lo ascoltavo ero incantata dall’eleganza che può avere quest’arte, perciò vi invito a visitare queste pagine per scoprirne un po’ di più:

Aikido:

https://www.facebook.com/Ecole-de-Budo-Raji-Italia-20812352999/?fref=ts

MAS-Team:

https://www.facebook.com/groups/1406009129728051/?fref=ts

NKT Udine:

https://www.facebook.com/groups/30901803552/?ref=ts&fref=ts

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