Appena terminato. Ho voluto parlarvi a caldo del primo libro di Antoine Leiris “Non avrete il mio odio”.

Giornalista parigino, ha perso la moglie Hélène nella strage al teatro Bataclan di Parigi il 13 novembre 2015.
Il giorno dopo l’attentato ha pubblicato una lettera che trasudava dolore misto a speranza e amore. Da questa lettera è nato poi un libro dove parla di come, nonostante l’incolmabile perdita, la vita continua.
Una moglie, una madre, una figlia… Una ferita che rimarrà sempre aperta, magari col tempo guarirà, ma se verrà toccata la cicatrice il dolore tornerà più forte che mai.
Un’anima rubata, una figura così importante strappata al mondo in una notte che sarebbe dovuta essere stupenda e ricordata con piacere, non con la lacrime agli occhi e un nodo alla gola.

Seppur devastato, impaurito, solo con un bambino di nemmeno due anni, Antoine fa sentire il suo grido di vita. Non vuole darla vinta a nessuno e risponde alla tragedia con queste parole

‘Se vi odiassi vi farei un regalo. È quello che cercate, ma rispondere all’odio con la collera sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Volete che abbia paura, che guardo i miei concittadini con occhi diffidenti, che sacrificio la mia libertà per la sicurezza. Partita persa. Il giocatore continua a giocare.’

La partita per l’appunto non è ancora finita, l’attaccante principale è stato eliminato, ma resterà sempre dalla panchina a tifare con tutte le sue forze.
Rispondendo con la violenza, con l’odio e con il rancore, ci si pone allo stesso livello di chi produce il male e agisce col solo obiettivo di distruggere e annientare l’altro.
Banalmente potrei dire che finché c’è vita c’è speranza, e l’autore del libro autobiografico l’ha sperimentato sulla sua pelle.

Un altro fattore che mi ha profondamente toccato, oltre alla componente umana, imperfetta, piena di dubbi e incertezze espressa in modo così spontaneo, è stata l’enorme solidarietà e sostegno manifestato nei confronti di Antoine Leiris e del suo piccolo Melvil. Come se volessero creare una grande catena umana, tenendosi per mano e dandosi coraggio l’un l’altro.
Dopo l’attentato della scorsa settimana a Nizza su la Promenade des Anglais una lettura del genere è necessaria, non soltanto per provare a immedesimarsi e per tentare di comprendere, ma soprattutto per non dimenticare e per non abbandonarsi all’odio.

Condividi
Articolo precedenteSlovenia, pivo, hvala
Articolo sucessivoOverjam Festival, 5 giorni di musica sull’Isonzo
Giada
Nata il 31 dicembre '93 (non è così figo come potreste credere... un solo regalo non fa piacere a nessuno) ama dare sfogo alla sua fantasia tra i fornelli. Inchiostro? Fermamente a favore. Tra non molto inizierà a perdere il conto dei tatuaggi che ha. Altre passioni? Camminare ovunque e esplorare gli angoli più nascosti delle diverse località, ascoltare buona musica (Ozzy, Bob Marley, Elvis, Beatles per citarne alcuni) e letteralmente adora il francese. Sacrilegio per una friulana: non apprezza il vino. Ma rimedia con la briscola, evitate di giocarci assieme se non apprezzate tale arte.

Lascia una risposta

Please enter your comment!
Please enter your name here