Udine – 30 luglio 2018
Ho passato il weekend nel mood “faccio cose, vedo gente” e a metabolizzare “La grande bellezza” dal quale ero sempre scappato.
Tutto bene, sono vivo e sempre un 38enne molto brizzolato e molto single.
In questi giorni ho pensato anche al mio rapporto con i social network.

Il mio primo contatto con “internet a disposizione” è avvenuto nel 2001 assieme al mio primo lavoro. La presenza di rete veloce mi permise di tuffarmi nel magico mondo dei forum, newsgroup, icq e msn. Tutto in una botta sola.
Finalmente potevo conversare con degli appassionati di fumetti come me, sentire qualche amico e cazzeggiare.
Ai tempi tutti usavano un nickname (il mio era El_Bra), avatar fittizi e non avavamo mai sentito parlare di Personal Branding.

L’avvento delle reti sociali ha permesso così di rompere la regola dei 150 di Dunbar la quale, in breve, afferma che un essere umano riesce a mantenere 150 relazioni sociali stabili.
Grazie ai social siamo arrivati al fatto che Fragolina83 del tuo paese su msn diventava molto meno interessante rispetto a Misato Katsuragi di Potenza sui forum che perdeva terreno contro Ginevra di Camelot (fingete siano nome e cognome) su Facebook.

Fino al 2007, a parte qualche sporadica simpatia, ho avuto una relazione stabile e felice quindi i social sono sempre stati terreno per acquisire amicizie lontane e conoscere un po’ il mondo fuori dal paesello.
Newsgroup, forum e programmi di IM hanno lasciato spazio a Facebook che è andato a rompere in maniera netta la regola di Dunbar e io mi sono catapultato con sincera incoscienza nel mondo delle relazioni a distanza perché ritengo ormai un fatto assunto che la comunicazione scritta, coadiuvata dalle emoticon, amplifichi certe situazioni.

Finché le cose funzionano bene è tutto bello; cuoricini in chat, in bacheca, canzoni postate, tag, foto su whatsapp etc etc. Gli Orsetti del Cuore al confronto sembrano Sauron e le sue orde di Uruk-Hai.

Cosa succede quando la love story finisce?

  1. È finita bene, nessun dramma e quindi, superato lo scoglio iniziale di vedere i post dell’altro si va avanti senza problemi. È la ex con la quale ti ritrovi in centro e ci bevi pure un caffè.
  2. È finita male. Blocco immediato almeno per 6 mesi. Un tempo la ex al massimo la ignoravi se la incrociavi per strada e cambiavi compagnia. Facebook invece, se non la blocchi, continuerà a mostrarti status, foto e il suo nuovo ragazzo e passerete le giornate a insultarvi su ogni mezzo digitale possibile.
  3. È finita e tu sei quello che ci rimane sotto. “Nascondi tutti i post di XXX” è la funzione migliore. Non te la senti di chiudere perché ci risperi sempre, ma vedere il suo nome nella timeline è come finire in un gioco di Saw mentre posti canzoni strappalacrime sperando in un ripensamento (che non avverrà MAI). Non vuoi nemmeno togliere l’amicizia perché sembreresti più immaturo di quello che sei già.

Finché sei sotto i 30 tutto ciò dura del tempo di norma breve, sei ancora un leone con folta criniera, salvo calvizie precoce, che può andare in giro e adattarsi a qualsiasi situazione più di Ethan Hunt (se stai cantanticchiando Mission Impossible dammi un cinque alto).

A 38 anni, specie se non sei David Beckham ma ti senti più Woody Allen, è un po’ più dura. Il tempo dedicato al lavoro, alla casa e la situazione economica non ti mettono in condizione di andartene a spasso tutte le sere, le cerchie di amici oramai sono abbastanza consolidate e statiche e se esci inizi a trovare gente con almeno 15 anni in meno che ti fa sentire vecchio (o te lo dicono in faccia senza problemi).

Passi le serate a cucinare (con uno dei coinquilini), lavare i piatti (sempre che non lo faccia il coinquilino junior), guardare qualcosa su Netflix mangiando gelato (pigiamone e calzettoni e ti senti subito la versione maschile di Bridget Jones). Il sabato sera, salvo occasioni speciali, non esci perché il giorno dopo devi rassettare casa e fare la cheesecake.

Mentre scaccoli il cellulare vedi chi tra i tuoi contatti può attirare la tua curiosità ed escludi:

  • lei perché musicalmente incompatibile (Vasco e Ligabue sono per me più funzionali del bromuro che millantavano di metterci nella colazione sotto naja),
  • lei perché posta bufale (e se manca di comprensione del testo è un problema per me che scrivo);
  • lei perché il cane che ha non ti piace e preferisci i gatti (qui sono solo gusti personali e canin-razzisti);
  • lei perché sopra i 30 anni le k dovrebbero sparire dal vocabolario italiano a meno che non voglia portarti un koala dall’Australia (stiliamo un elenco di parole con la k concesse dopo l’ottenimento del voto per il senato please);
  • lei perché le unghie mezze blu glitterato e mezze giallo evidenziatore ti fanno fare come Peter Griffin mentre balla  “Can’t touch this” (addì 22 maggio 2018 c’è solo una ragazza che mi farebbe scendere a un compromesso);

Succede così che Facebook ti annoia per la maggior parte del tempo perché hai nascosto mezzo mondo e con l’altra metà non interagisci quasi mai e tu sei stato pure attento al personal branding condividendo cose al pubblico giusto, con la foto profilo decente e senza mojito, settando la privacy in maniera adeguata perché quando cercavi lavoro ti facevano “na capa tanta”.

Finisci su Tinder perché ne parlano i giovani e vorresti sentirti ancora ggiovane, ma vivi in Friuli e sei bersagliato da austriache e slovene nonostante il raggio sia impostato a 30km. Dopo una settimana e over 25 tutte solari che ci fai un parco fotovoltaico, ciao Tinder. Non fa per te o più probabilmente tu non fai per lui.

Se poi IT volesse fare presa sulla mia paura nei confronti delle “detentrici della patanfiocca” potrebbe assumere le sembianze di Scarlett Johannson, ma probabilmente supererò questo blocco come i bambini che alla fine ricacciano la creatura nel pozzo.
C’ero già quasi riuscito all’incirca un’estate fa.

Lo volete un palloncino?

P.S. Vorrei precisare che non ho bisogno di venir contattato da chi soffre della “sindrome della crocerossina” bensì è ben accetta la proposta di bere un taj da Pozzo assieme a una tartina con il kren che almeno se piango posso dare la colpa ad altro.

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