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Durante un aperitivo al Mamm, locale davanti al teatro “Giovanni da Udine”, che si è appena guadagnato la qualifica di miglior street food secondo il Gambero Rosso (ndr, ottime birre e ottimo cibo, fateci un salto se vi capita) ho conosciuto Emanuele e abbiamo cominciato a parlare dei suoi progetti, dei suoi interessi.
Da quell’incontro è nata l’idea di questa intervista, con l’intento di coinvolgere più persone possibili in “Skin Portraits-ritratti a contatto”.
Ma vediamo insieme a lui di cosa si tratta

Emanuele, siciliano, ormai vivi a Udine da un paio d’anni. Ti piace la fotografia ma non sei fotografo.

Esatto, non mi sento fotografo, non mi sento a mio agio nel definirmi tale. Forse all’inizio, quando dall’interesse per la poesia sono passato alla fotografia,  ci tenevo di più, sarà stata l’arroganza dei vent’anni.

…e quindi dalla poesia sei passato alla fotografia.

Le ragioni del non scrivere e pubblicare più poesia sono tante e preferisco non tediarti. La fotografia è stata una scelta quasi obbligata, in quanto non sono bravo ad esprimermi con pennelli e matite (ho provato ma i risultati erano pessimi). Per questo la fotografia è divenuta la mia nuova forma di scrittura, a me più congeniale. Prima l’ho studiata autonomamente poi ho deciso di continuare ad approfondirla attraverso gli studi universitari. Comunque non si smette mai d’imparare e quindi io non smetterò mai di studiare.

Parlami di questo progetto fotografico che hai in mente

Non so se questo progetto si possa chiamare fotografico, più che altro lo chiamerei immaginifico, nel senso che si tratta di un’immagine che vuole raccontare una storia.
Il progetto nasce da una riflessione sorta mentre portavo avanti un lavoro sui confini.
Mi sono chiesto come parlare dei confini oggi, come trattare la questione dei muri, della separazione. Ho iniziato riflettendo sull’etimologia della parola “Confine”. La parola stessa è una contraddizione interna, “cum” insieme, “finis” una fine. Leggendo sono arrivato ad uno scritto di Paul Valery dove lo scrittore parla della pelle: la pelle è qualcosa che ci racchiude, ci dà un’identità, è un involucro ma allo stesso tempo è un filtro attraverso cui possiamo prendere conoscenza di ciò che sta all’esterno, fuori da noi. Noi sentiamo l’altro attraverso la pelle, attraverso un contatto. Ho immaginato la pelle come il confine umano, o meglio la pelle come modello perfetto di confine, una membrana che ci dà una identità ma allo stesso tempo ci consente di conoscere l’altro. Da queste riflessioni ho capito che dovevo parlare della pelle, dovevo scrivere della pelle attraverso il mezzo fotografico.  Mi sono venute in mente mille idee per la testa, dal fotografare nella maniera più banale la pelle fino a usare il microscopio e, pensa e ripensa, è nato il concetto di fotografia a contatto, un espediente che mi permette di mettere in risalto la pelle ed il concetto stesso del contatto. Come fare una fotografia a contatto? Così mi sono detto: “Ma se io prendessi una persona e la appoggiassi su una lastra?”. In realtà questo è un progetto già realizzato. Ho compreso che devo cercare qualcosa di nuovo. Così ho pensato di mettere da parte la macchina fotografica e ho deciso di utilizzare lo scanner. All’inizio ho sperimentato su me stesso, mi sono infilato io dentro lo scanner un pezzo alla volta, poi ho provato ad utilizzare lo stesso sistema con Roberta, mia moglie.
L’idea mi piace, funziona.
Mi rendo conto però che se guardi la foto senza questa spiegazione non è immediato capire che è stato usato uno scanner e che nel momento in cui lo scopri l’idea può diventare  interessante.
Vorrei, anche grazie a voi di blud, espandere il progetto ad altre persone perché il fine stesso del progetto è quello appunto di entrare in contatto con altri, conoscere gente.

Ma quindi se qualcuno volesse partecipare cosa deve fare?

Semplice, basta che mi contatti, ci si mette d’accordo e poi o io posso andare a casa di questa persona se preferisce, oppure viene a casa mia, a seconda di come si sente più a suo agio. O anche si può utilizzare la sede del Circolo Fotografico Friulano (a cui io sono affiliato).

Nelle immagini che vi ho fornito come esempio di un possibile risultato finale, la mia e quella di mia moglie Roberta, ho aggiunto un elemento grafico, non so ancora cosa succederà con i prossimi “scatti”… vedremo!

E’ necessario che una persona si spogli totalmente? Te lo chiedo perché magari non tutti si sentono così liberi con il proprio corpo…

Assolutamente no, mi serve scannerizzare solo il busto per il ritratto, quindi non è necessario il nudo.

Il progetto poi dove verrà esposto?

Il progetto nasce con fini divulgativi. L’idea è appunto quella di coinvolgere più persone possibili ed infine esporlo, anche se al momento è ancora tutto work in progress.

Per partecipare al progetto immaginifico di Emanuele o anche solo per sbirciare i suoi lavori:

Flickr: https://www.flickr.com/photos/lelesavasta/
Facebook: https://www.facebook.com/emanuele.savasta.50
Twitter: @SavastaEmanuele https://twitter.com/SavastaEmanuele
Mail: emanuele.savasta.es@gmail.com
Emanuele Roberta

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Alessandra
Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 250 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Enzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

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