Il mondo della musica, negli ultimi anni, è profondamente cambiato. Da un lato le case discografiche e le etichette hanno cambiato le strategie commerciali puntando forte sullo streaming e la vendita on line, dall’altro gli stessi artisti si sono adeguati ai cambiamenti della società imposti dall’avvento del digitale e oggi veicolano i propri prodotti (dischi, singoli, video…) usando i social e tutte le piattaforme web possibili ed immaginabili.

In mezzo sta l’ascoltatore, quotidianamente bombardato da inviti di ogni genere: c’è l’artista che passa il suo tempo su Instagram a girare stories nel tentativo di far entrare i suoi fan nella sua vita privata, quello che ogni giorno scrive un post su facebook o pubblica una foto, quello che ha un blog personale e cura il sito web della band.

Tale modo di intendere la musica non fa parte solo del mainstream, ma coinvolge gli artisti di tutte le categorie, dalle cover band di paese al rapper underground, dai gruppi indie al coro della chiesa. Ognuno è costantemente alla ricerca di un successo che pare possa arrivare solo ed esclusivamente tramite un’esposizione massiccia e costante su più media possibile.

Se tutti remano in quella direzione, i ragazzi di Sofar hanno deciso di andare controcorrente. Le serate che propongono non sono pubblicizzate, non ti dicono nemmeno chi è che si esibisce e se pensi di passare il sabato sera in qualche locale fighetto ad ascoltare distrattamente una band sgangherata, tra un drink annacquato e una battuta squallida al sedere di una tipa, ti sbagli di grosso. Niente buttafuori e timbri sulle braccia, loro la musica, in gran segreto, te la portano a casa. La sala da ballo diventa salotto, i divanetti si trasformano in divano, sposta in un angolo il tavolo da cucina, e il gioco è fatto.

“Ma voi siete matti!”, penserete, “perché mai devo partecipare ad una serata a casa di uno sconosciuto, non so nemmeno che genere di musica verrà suonata, e perfino l’indirizzo è un gran mistero!”.

Tranquillo, ragazzo mio, so che può sembrare strano, ma se ci pensi è il miglior modo possibile per godersi uno spettacolo. Viene completamente annullata la distanza tra artista e spettatore, non c’è una transenna con quello della security che guarda storto, il cantante è lì, ad un metro, non sta neppure usando un impianto di amplificazione, canta i suoi pezzi in acustico, come se ti avesse appena detto: “Hey, amico, ti faccio sentire un nuovo pezzo che ho scritto. Senti qua…”.

Il fatto che, tra le altre cose, il tutto avvenga nel salotto di un appartamento di una comune persona qualsiasi rende il tutto ancora più naturale e genuino. Che ti frega delle strobo e degli effetti sonori e visivi sparati su megaschermi alti due piani, qui sulla parete c’è una foto della padrona di casa che abbraccia sua figlia e sulla mensola ci sono i libri che legge. Sei seduto sul pavimento e sei circondato da una quarantina di sconosciuti, eppure senti un calore forse mai sentito prima ad un concerto.

Sofar, progetto nato in Inghilterra nel 2009, acronimo di Songs From A Room, è tutto questo ed è molto altro, ecco perché ho voluto parlare con Ciprian, un ragazzo rumeno che vive in Italia e che organizza serate Sofar. Lui e il suo staff di volontari, tra cui c’è Elisa, figlia dei padroni di casa, hanno messo in piedi l’evento di Udine del 20 settembre.

Per l’occasione le band chiamate a suonare sono state: Massimo Silverio e Alvise Nodale, due giovani cantanti carnici che hanno emozionato il pubblico presente con commoventi canzoni cantate con il solo ausilio della propria voce e delle loro chitarre; Nicoletta Oscuro e Matteo Sgobino che hanno proposto uno spettacolo in cui canzoni e parti recitate si alternavano con maestria; Doro Gjat e la sua band, questa volta in versione acustica, con il loro rap d’autore per una volta calato in un contesto non abituale ma azzeccatissimo (con gran sorpresa finale: un pezzo inedito, anticipazione del nuovo disco, presentato in coppia con lino Straulino).

Ecco dunque cosa Ciprian mi ha raccontato.

Shef: In che modo hai cominciato ad organizzare questo tipo di serate?

Ciprian: Durante l’erasmus ho scoperto  la sua esistenza, ma è stato poi a Trieste che sono riuscito a partecipare e da lì è partito tutto. Sofar è un format nato a Londra che vuole dare importanza alla condivisione della musica nel senso più puro del termine, passando da grandi concerti a piccoli live, da contesti molto rumorosi al silenzio di un salotto casalingo. Sta avendo un ottimo successo in tutto il mondo.

S: In pratica si torna indietro di molti anni, penso a quando non si andava allo stadio a vedere una band ma si scendeva in paese e si andava nel piccolo locale..

C: Sì, un modo diverso di vivere la musica sia per il fruitore che per l’artista. Quando ho cominciato ad organizzare serate eravamo 300 città in tutto il mondo, ora siamo a 340. In Italia ci sono 10 città, tra cui Udine. Il tutto è nato da un gruppo di ragazzi che stava assistendo ad un concerto in un pub inglese. Naturalmente c’era un sacco di baccano, loro erano in fondo al locale e non vedevano niente. A fine evento sono riusciti a portare il gruppo che suonava a casa di uno di loro e sul momento hanno imbastito un live casalingo. Da lì hanno capito che un nuovo modo di partecipare ad un concerto era possibile, e hanno cominciato ad organizzare eventi casalinghi. Riescono a fare 25 concerti casalinghi a settimana. La cosa prende piede e spopola sempre più e oggi siamo ben organizzati.

S: Gli artisti che coinvolgete sono sempre locali?

C. Spesso sì, ma non necessariamente. Sono già venuti gruppi dal Texas, California e anche il resto dell’Europa. Ora le richieste sono triplicate. Fanno i tour di Sofar, basta andare sul sito e proporsi sia come artista ma anche come persona che ospita il concerto, o anche come collaboratore.

S: Il tuo primo evento dove lo hai organizzato?

C: A Udine, nella casa dove abitavo con i miei coinquilini. Avevo fatto richiesta per partecipare come spettatore e solamente a Trieste mi avevano finalmente inviato l’invito per partecipare alla serata. Poi mi son spostato a Udine, e man mano si aggiungevano persone che volevano collaborare, tipo Elisa che da semplice spettatrice è entrata nello staff e fra poco diventerà City Leader per Udine perché io mi sposterò a Padova.

S: La struttura di Sofar prevede quindi un sistema con supervisori d’area, collaboratori vari, ecc..

C: Sì, il concetto di base è che si lavora in sinergia per la necessità di impiegare le proprie energie in un progetto dedito alla condivisione: della casa, della musica, del cibo, delle bevande, della buona compagnia. Non ci sono guadagni in ballo, ognuno di noi ha un lavoro normale e poi si occupa di Sofar nel tempo libero.

S: Avete dei budget di partenza con cui operare?

C: No, zero budget. L’artista può scegliere tra il compenso e il video. Il compenso però è disponibile solo se ci sono fondi all’interno della cassa delle offerte, quindi è sempre il pubblico a decidere se vale la pena continuare a far vivere Sofar. C’è poi la cassa delle offerte e si va dai 50 ai 100 euro. Di certo Sofar non ti fa guadagnare, ma la gente lo sa benissimo e non è un problema, anzi, la piattaforma web ha più di 300.000 iscritti. Il video che facciamo per gli artisti avrà un numero di views molto alto per qualsiasi gruppo locale…

S: Che sviluppi può avere questo progetto?

C: Il progetto cambia le regole del gioco alla radice. Gli sponsor sono tutti locali e partecipano donando i loro servizi, diventando quindi parte di una comunità dove tutti, nel loro piccolo, contribuiscono. Poi in un futuro non troppo lontano il format si espanderà e porterà novità.

S: Se non guadagni dei soldi, quale è il tuo personale tornaconto?

C: Il responso delle persone, il sapere che stai facendo del bene alla gente. Io dono il mio tempo libero, le mie energie, ma in cambio ho persone entusiaste di quello che stiamo facendo. A dicembre dello scorso anno ho fatto il mio primo Sofar ed ero al settimo cielo. Inoltre conosci persone di qualità, nel senso che sono come me e te, come Elisa e tutti i partecipanti, gente a cui importa stare insieme e l’umanità di questi eventi. Chi partecipa non arriva dopo aver letto un articolo sul giornale o dopo essere stato attratto da una sponsorizzazione facebook, ci arriva grazie al passaparola. Poi devi andare sul sito, fare l’apply, attendere la conferma, poi attendere l’indirizzo, c’è tutto un procedimento di attese e conferme. Solo chi vuole esserci davvero partecipa.

S: La vostra comunicazione è davvero minimale, anzi, direi che è perfino sottotraccia, quasi a non voler far sapere troppo in giro dove e come fate gli eventi Sofar…

C: Questa è una precisa linea di condotta, diamo apposta poche informazioni e partecipare a Sofar, ottenere un pass per l’evento, non è facile. Ci sono pochi posti disponibili e questo non per un principio snob elitario, ma perché un salotto di una casa può ospitare poche persone. A noi interessa avere un pubblico motivato, di qualità, non che si ritrova lì ad un concerto per caso e vuole solo ubriacarsi. Diamo solo la data e non diciamo nemmeno chi suona a parte stasera che è una serata speciale.

S. Spiegati meglio.

C: Stasera, in contemporanea, ci saranno 300 eventi Sofar in 100 città in tutto il mondo, tutti per beneficenza perché stiamo raccogliendo offerte per i rifugiati al fine di tutelare il diritto all’abitazione, non a caso Amnesty International è nostro partner

S. Wow, fate le cose in grande! E’ molto curioso il fatto che non svelate il nome degli artisti.

C: Noi proponiamo musica, il chi la esegue e quasi secondario. Non partecipi a Sofar in quanto fan di un cantante, che poi magari ascolti lui e te ne vai quando suonano gli altri, ma condividi un esperienza a tutto tondo. Quando decidi di partecipare prendi una scatola chiusa perché ti fidi del progetto. Riusciamo sempre a creare delle serate eterogenee, in modo tale da coprire il maggior numero di generi musicali.

S. L’artista può pubblicizzarsi?

C: No, hanno il divieto di farlo. Possono dire che suoneranno ma non dove e come.

S: Questo è un aspetto estremamente interessante. In un epoca come la nostra dove tutto è pubblicizzato in ogni dettaglio voi agite al contrario…

C: Sì, ma c’è uno scopo di base, ovvero la condivisione della musica nel suo aspetto più puro e la gente l’ha capito, anzi, ne sente il bisogno. A Barcellona sono costretti a rifiutare l’iscrizione di centinaia di persone per ogni singolo evento, a Udine noi ogni volta a 50, 60 persone dobbiamo dire che l’evento è sold out. A Madrid hanno deciso di fare 10 serate al mese perché c’è troppa richiesta e sta diventando un businnes perché hanno cominciato a mettere biglietti d’ingresso, L’Italia è uno dei pochi paesi dove è ancora totalmente gratis. In ogni caso all’estero il biglietto è molto basso.

S: Ad un qualsiasi altro evento uno può andarci senza il minimo coinvolgimento, ci va per passare il tempo, beve una birretta al bancone e dà le spalle all’artista locale. A Sofar non potrebbe mai succedere…

C: No perché io la prima cosa che dico è “ragazzi, telefoni spenti e massimo rispetto per gli artisti“. Diciamo che gli spazi stretti ti impediscono di fare il cafone, le luci sono accese e il cantante è a due, tre metri da te, neanche volendo puoi star lì con il cellulare in mano a giocare a Candy Crush mentre uno si esibisce. L’artista ti guarda negli occhi e sembra che stia facendo un concerto solo per te e i tuoi amici. L’artista si mette a nudo, perché davanti a lui ha 50, 100 persone che lo fissano da molto vicino. Ecco perché lo spettatore deve essere discreto, certo si balla e si supporta, ma non c’è quel frastuono tipico di certi live dove torni a casa e non sai nemmeno chi ha suonato…

S: Secondo me il vostro non è un concerto ma è un vero e proprio esperimento sociale. 

C: Sì, direi di sì, perché soprattutto qui al nord la gente è diffidente, un po’ chiusa, non è abituata ad aprire l propria casa a degli sconosciuti. Nei paesi latini è meno un problema, ma per esempio a Trieste era molto interessante vedere come la gente tenta di abbattere i pregiudizi che ha sugli altri e non sempre ci riesce, deve proprio sforzarsi di accettare l’altro.

La serata Sofar è poi cominciata e tutti siamo stati trasportati dalla magia di un evento veramente diverso dal solito. Se volete vivere il nuovo mondo della musica andate ad un evento Sofar, non ve ne pentirete.

Per info: https://www.sofarsounds.com/

Instagram: https://www.instagram.com/sofarsoundsudine/

Facebook: https://www.facebook.com/sofarsoundsitaly/

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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