Udine è culturalmente ricca, lo è sempre stata, basti pensare che in una città di circa 100mila abitanti ci sono 3 teatri in cui si canta, si recita, si balla, si danza e si fanno conferenze: il Teatro San Giorgio i circa 200 posti, il Teatro Palamostre di cica 450 e il Teatro Nuovo Giovanni da Udine, 1200 posti a sedere. Senza contare le piazze, le corti, le strade e tutti quei luoghi “meno convenzionali” in cui ogni anno assistiamo a concerti, balletti, performance ed eventi dal vivo di vario genere.

Con il Coronavirus tutto questo ha avuto uno stop drastico, i teatri e le scuole sono stati tra i primi a chiudere e solo adesso si inizia ad intravedere la luce in fondo al tunnel, ma la strada è ancora molto lunga (vedi anche Udine, un’estate ricca di eventi dal vivo).

Ma chi e cosa c’è dietro questi artisti “che tanto ci fanno divertire e ci appassionano”?
E’ interessante saperlo.
Diciamocelo, non vedete l’ora di andare ad un concerto, di tornare in teatro, di poter ballare discoteca, di farvi il vostro Mercoledì dei Sarpi sotto palco, andare al Cormor a ballare lantinoamericano, ma avete mai pensato che senza i lavoratori dello spettacolo, non fareste proprio nulla? E’ un po’ come in una fabbrica dove c’è il capo, il dirigente, il megadirettoregalattico, che giustamente hanno la loro importanza e rilevanza, ma la fabbrica senza operai mica va avanti.

La lista dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo è lunga: ci sono gli organizzatori, chi si occupa della logistica e della burocrazia (i contatti, la SIAE, i permessi…), chi vende e distribuisce i biglietti, chi si occupa della sicurezza e primo soccorso, chi recita, canta e balla (e prima di esibirsi fa ore e ore di prove, di perfezionamento, di corsi di aggiornamento e masterclass), chi monta il palco (e lo smonta mentre voi andare a bere il bicchiere della staffa), i facchini, chi si occupa dell’audio, dei video, della scenografia, i macchinisti, i registi, poi c’è l’amministrazione, gli uffici stampa… e via dicendo. Questo è un processo che inizia ben prima di quell’unica serata di spettacolo a cui voi poi potete assistere.

Come dicevo, è interessante saperlo perchè chi non lavora nello spettacolo, giustamente, può non esserne a conoscenza e non rendersi conto del lavoro e delle persone che ci sono dietro a tutto questo. Persone che durante l’emergenza Covid, per il tipo di contratto specifico che riguarda la categoria dei lavoratori dello spettacolo, nella maggior parte dei casi sono rimaste a casa senza uno stipendio, senza cassa integrazione, senza disoccupazione e senza nemmeno il bonus.

Certo, non sono gli unici, ma ora che in qualche modo si riparte con concerti e spettacoli, mi piacerebbe che facessimo tutti un po’ di attenzione a quante persone vengono coinvolte per singolo evento, considerato anche che molte sono sempre dietro le quinte e non si vedono.
Una forma di autoeducazione del pubblico, se così vogliamo dire.

Negli ultimi 2 mesi sono state diverse le manifestazioni nelle piazze di tutta iltalia, Udine compresa, “STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE DELLA CULTURA E DELLO SPETTACOLO”, una sorta di manifesto in cui i lavoratori dello spettacolo chiedono di avere voce nelle decisioni che li riguardano, chiedono di non essere più invisibili e soprattutto chiedono di essere convocati ad un tavolo di lavoro per poter gestire questa emergenza che li vede fermi da 4 mesi.
E per molti di loro i mesi saranno anche di più, perchè se è vero che c’è una lenta riapertura e si è ricominciato ad organizzare eventi e spettacoli dal vivo, i termini dell’organizzazione sono cambiati proprio a causa del Covid-19 e gli operatori coinvolti saranno comunque meno di quelli previsti durante un’estate “normale”.

Ma l’Assessore regionale alla Cultura Tiziana Gibelli sembra non percepire il problema come rilevante, avendo in più occasioni evitato un confronto in merito, e sostenendo che “Non è compito della cultura educare“, che “Non è il mio lavoro, dovete rivolgervi all’Assessore alle politiche del lavoro” e anche che “Adesso che si riparte con gli eventi, questo problema è risolto“.
Dichiarazioni che hanno lasciato esterrefatti i lavoratori dello spettacolo, per tutti i motivi sopra descritti.

Certo, semplificando possiamo dire che educare è compito dell’Istruzione, ma ANCHE della Cultura.
Certo, le politiche del lavoro e gli aspetti contrattuali che coinvolgono categorie intere vanno discussi con gli assessorati competenti, ma da chi fa cultura, ci si aspetta se non altro un appoggio e una volontà di dialogare.
Purtroppo no, il problema non è risolto e ci vorrà ancora del tempo prima che lo sia, sperando che non arrivi una seconda ondata in autunno, come preannunciato da radio e tv.I lavoratori dello spettacolo continuano a manifestare, lo Stato di Agitazione Permanente permane, appunto.
Ma non è possibile pensare ad un futuro così, senza un dialogo.
Tant’è che dopo la manifestazione del 30 maggio in tutta Italia e il 13 giugno a Udine, si rinnova l’appuntamento con lo Stato di Agitazione Permanente oggi, giovedì 25 giugno alle ore 15.00, sotto Palazzo Morpurgo a Udine, con un presidio dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo del FVG in occasione dell’incontro con l’Assessore comunale alla cultura Fabrizio Cigolot.

“Portiamo tutta la nostra solidarietà, facciamogli vedere che siamo uniti, che il nostro comparto non ha intenzione di cedere un solo centimetro sulla volontà di raggiungere i diritti e le tutele che ci spettano. Abbiamo una prima opportunità di portare le nostre istanze nelle sale del comune di Udine, invitiamo tutti i solidali e i lavoratori/trici del comparto ad essere presenti”

Il 27 giugno a Roma invece, la manifestazione nazionale.

 

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Nata nel 1982 con un peso di 2kg e 240 grammi, negli anni ha recuperato grazie alle nonne ed alla passione per il buon cibo. Una laurea in Studi Europei, un erasmus alle spalle, la voglia di partire sempre in tasca e una cicatrice sul polpaccio sinistro. Si sente nuda se non indossa un paio di orecchini. Colore preferito: rosso. Colore preferito dei capelli: variabile. Cocktail: Godfather. Pandoro o panettone: pandoro. Non sopporta Maurizio Costanzo, Renzo Arbore, la zucca, l’uvetta e il test di Cooper. Ama la musica, i libri, il teatro, gli accenti stranieri e il ragù.

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