Blud ha intervistato Leo Virgili, direttore artistico di Suns Europe, Festival europeo delle arti performative in lingua minoritaria. Gli abbiamo posto alcune domande per capire meglio il festival e quello che ci aspetta da questa edizione.

Ciao Leo, come è nato Suns Europe?

Suns Europe è nato da Radio Onde Furlane, piccola radio di Udine ma è anche uno dei polmoni culturali più vitali e frizzanti di questa regione, una fucina di idee, un posto dove le persone si ritrovano e si riuniscono per grandi progetti. Nei primi anni 2000, la Radio ha iniziato a fare parte di una rete di festival e di eventi che tendevano a voler fare emergere le eccellenze artistiche nelle lingue minoritarie europee. Da questi stimoli e da questi input, uno su tutti il Liet Ynternasjonaal (festival organizzato dalla comunità frisona dei Paesi Bassi) si è deciso di partire con un’esperienza simile a Udine.
Adesso, dopo circa una decina di anni, possiamo dire che Suns Europe è diventato, probabilmente, il maggiore evento artistico nelle lingue minoritarie a livello europeo.

Sei il direttore artistico di Suns Europe, il Festival europeo delle arti in lingua minoritaria, quest’anno arrivato alla terza edizione, come vivi questa esperienza?

Oggi, 30 novembre, arrivano i gruppi che si esibiranno al Suns (provenienti da Paese Basco, Galles, Cantone dei Grigioni, Bretagna, Galizia, Paesi Catalani, dal Sápmi, Sardegna e Buriazia). L’eccitazione, la voglia di conoscerli è davvero tanta, la sensazione che si prova ogni volta è come quella della prima edizione.
Per noi l’obiettivo principale è creare aggregazione, creare una rete fra queste comunità. Quando succede si percepisce un’energia fortissima, quasi palpabile. Ognuno di loro, nella sua piccola grande comunità, compie delle battaglie culturali molto forti perchè in tutta Europa i problemi, nel far accettare come normale il fatto di fare dell’arte in una lingua “piccola”, sono simili per tutti e quando si ritrovano, seppur non conoscendosi di persona, sentono un legame in comune. A Udine, ogni anno, si crea un clima di condivisione davvero importante, e questo è uno dei maggiori punti di forza del festival.

Cos’è cambiato rispetto alle prime edizioni, c’è maggiore coinvolgimento della comunità locale? Ci sono state maggiori adesioni anche da parte delle altre comunità ladine?

La cosa principale che è cambiata in questo festival è che, da quando siamo partiti nel 2008, abbiamo una struttura completamente diversa. Suns, originariamente coinvolgeva, in una piccola semifinale regionale, le comunità dell’arco alpino della parte mediterranea. Siamo partiti in tre, ora siamo una ventina e il nostro standard organizzativo è ampiamente cresciuto. Per quanto riguarda le collaborazioni con le altre comunità, non collaboriamo solo con quelle ladine ma con quelle di mezza Europa. Negli anni, le semifinali del Suns si sono svolte in Sardegna con Suns Sardinia, nei Cantone dei Grigioni e alcuni eventi collaterali del Suns sono stati ospitati dalla Comunità ladina della Val di Fassa, a Moena. Tutti questi rapporti sono molto vivi, sono i nostri partners che partecipano attivamente alle attività del progetto.
Il nostro scopo è quello di creare sempre più rete, e anche questo grande evento, che ormai facciamo già da tre anni a Udine, vorremmo che diventasse un progetto migrante e che venisse ospitato da una comunità diversa e da una città diversa ogni anno.

Con quali criteri vengono selezionati gli artisti che parteciperanno al Festival?

Per noi un criterio fondamentale, una prerogativa caratteristica del nostro festival, è che le proposte non devono essere prodotti artistici dal taglio folkloristico. Non ci interessa dare l’impressione “trita e ritrita” che le lingue minoritarie siano riservate ad un antico mondo contadino, fatto di gente in abiti rurali ma siamo interessati alle nuove forme di comunicazione perchè convinti che queste lingue antiche si possano adattare alla modernità. Più gli accostamenti sono bizzarri più noi siamo divertiti e portati a coinvolgere questi prodotti artistici. Ci interessa chi produce dei piccoli shock culturali, l’originalità e la modernità delle proposte è uno dei valori a cui noi teniamo di più.

ll programma del Suns si arricchisce ogni anno sempre di più, aggiungendo alla musica letteratura e cinema. Quali sono le novità e gli aspetti più interessanti che emergono da questa edizione?

Se devo citare le cose più interessanti che accadono quest’anno, ne citerei due “straniere” e una locale. Continua la nostra scoperta e la nostra curiosità nei confronti della miriade di minoranze linguistiche ed etniche della ex federazione russa. Abbiamo una collaborazione in essere, da qualche anno, con una fondazione russa, che ogni anno ci manda dei gruppi che sembrano sbarcati da Marte! Quest’anno ospitiamo un gruppo dalla Buriazia (che si trova vicino alla Mongolia) che si chiama Namgar ed è veramente “esotico” ed incredibile.
Dopodichè abbiamo Gruff Rhys, un personaggio molto interessante, un intellettuale, cantante eclettico, regista cinematografico e scrittore, che per anni ha suonato con i Super Furry Animals. Un’icona del britpop, che negli anni ‘90 se la giocava con i Blur e gli Oesis, scalando le classifiche. E’ un personaggio curiosissimo, che aderisce perfettamente a quelli che sono gli ideali del nostro festival, e finalmente dopo tanti anni siamo riusciti a portarlo a Udine.
Poi c’è l’anteprima regionale di Missus per quanto riguarda le produzioni locali, un film del regista Massimo Garlatti Costa che parla di glesie furlane, dell’attività di un gruppo di preti militanti, che da più di trent’anni lottano per i diritti linguistici anche all’interno della chiesa. A dispetto di quello che può sembrare è un film dai toni laici, che lascia un messaggio forte, dove la grinta di questi preti ottuagenari è qualcosa di davvero ammirabile.

Sei anche un musicista pluristrumentista, che ha collaborato con molti artisti friulani.
La lingua minoritaria, come il friulano, è un limite o un’opportunità nel contesto musicale odierno?

Non potrei mai dirti che cantare o fare dell’arte in una lingua minoritaria non sia un’opportunità grande. In principio è qualcosa che ti penalizza, perchè in un contesto globale e in una situazione assolutamente omologante, come quella proposta dai social media, parti con mille punti in meno. Ma in realtà, la tua specificità, la tua particolarità e l’originalità che è inisita in una lingua “piccola” non può che darti dei punti in più, se sei capace di comunicarlo in maniera efficace.
Esiste un circuito europeo molto forte e anche una solidarietà fra le minoranze linguistiche, che porta i gruppi più o meno giovani, più o meno famosi, a girare per tutta l’Europa rappresentando queste lingue. Così come è capitato a me, negli anni, con gruppi come gli Arbe Garbe, come con i Kosovni Odpadki, che hanno fatto delle turnèe piuttosto ambiziose.
Probabilmente, se avessimo cantato in una lingua maggioritaria, non avremmo avuto le stesse opportunità, poi ovviamente la discriminante è anche la professionalità e la qualità del tuo prodotto artistico.

Che consigli vuoi dare ai giovani musicisti o artisti che vogliono approcciarsi a questo mondo?

Un consiglio che posso dare è quello di non lasciarsi influenzare dai percorsi già battuti ma tentare di trovare, sempre e comunque, una propria voce e una propria identità. Secondo me, questa è l’unica chiave per avere delle possibilità per arrivare da qualche parte. Credo che sia anche l’unica operazione moralmente e culturalmente lecita, oggi come oggi, un dovere di chiunque si metta a fare arte, riuscire a scardinare l’assioma, fin troppo consolidato, che il successo è qualcosa che bisogna assolutamente raggiungere altrimenti siamo nulla. L’arte va inseguita di per sè, bisogna ricercare il bello e per farlo è necessario riuscire ad essere comunque originali e diversi da chi ci ha preceduto.

Foto Andrea Tomasin

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