La storia del rock è piena di “cervelli bruciati”, il più delle volte dagli eccessi di una vita vissuta sull’acceleratore di alcol e droghe, altre dall’inettitudine di certa “scienza” a curare disturbi psicologici con metodi appena più umani dell’elettroshock. Spesso da entrambe le cose. Ciononostante, tra attimi di lucidità e lampi di follia, il talento di questi musicisti è comunque riuscito a consegnare all’eternità dischi magnifici e commoventi, dove purezza dello sguardo, delirio e tormenti esistenziali si stringono la mano e si danno appuntamento al piano mezzano tra inferno e paradiso.

Nel rock il caso più celebre è senz’altro quello di Syd Barrett il “diamante pazzo” dell’immortale “Shine On You Crazy Diamond”, la canzone che i suoi Pink Floyd gli dedicarono dopo avergli dato il benservito, sinceramente esasperati dalle fin troppo volubili condizioni del suo stato psichico che non gli consentivano più di tenere testa a un palco. Era il 1968 quando Barrett fu costretto a lasciare il gruppo che aveva fondato, due anni dopo si ritirò a vita privata. Fu più una reclusione, a dire il vero, un tirarsi fuori dal mondo da parte di chi, il mondo, non lo vedeva con gli stessi occhi delle persone normali.

-Pink Floyd – Shine On You Crazy Diamond

https://www.youtube.com/watch?v=vyqgjCKm9nQ

L’apice della produzione assieme ai Pink Floyd di Barrett “Interstellar Overdrive” che è la cronaca di un viaggio umano nell’universo. Introdotta da un riff da film dell’orrore, si sviluppa nei suoi undici minuti seguendo una sola regola: almeno uno strumento deve mantenere il ritmo. E sopra questo ritmo, si sviluppa una jam session acidissima, fatta di astronavi che sfrecciano, di asteroidi che si scontrano, di alieni e alienazioni, di muri spaziali, di tempeste stellari, di quiete cosmica, di paradisi irraggiungibili.

-Pink Floyd – Interstellar Overdrive

https://www.youtube.com/watch?v=4o2sA0vpA-4

Si dice che vivesse in una stanza cieca, senza finestre, e uscisse di rado. Prima di abbandonare le scene e di consegnarsi ancora in vita al mito del genio folle e sregolato, Barrett, seppur in condizioni di stabilità mentale del tutto precarie, riuscì a incidere due dischi memorabili, entrambi datati 1970: “The Madcap Laughs” e ”Barrett”, per i quali gli venne lasciato campo libero. Poteva suonare quello che voleva, solo chitarra e voce, poi su quelle registrazioni rudimentali avrebbero lavorato David Gilmour, Richard Wright e il batterista Jerry Shirley, curando gli arrangiamenti e la sovraincisione delle altre parti strumentali.

-Syd Barrett – Love Song

https://www.youtube.com/watch?v=xxVPU4ro4rc

Destino analogo a quello di Syd Barrett toccò ad Alexander Skip Spence, chitarrista prima dei Quicksilver Messenger Service, poi batterista nell’esordio dei Jefferson Airplane, “Take Off”, e infine perno inamovibile dei Moby Grape, almeno fino a quando (era una sera del 1968), imbottito di Lsd, non tentò di far fuori a colpi d’ascia il batterista Don Stevenson e l’altro chitarrista Jerry Miller.

  • Quicksilver Messenger Service – How You Love

https://www.youtube.com/watch?v=0HDUuWT8Z3g

La sera del 3 luglio 1971 Jim Morrison rientrò nel suo appartamento parigino con la moglie Pam, dopo una notte a base di cinema e di alcool. A casa, ubriaco, affrontò l’ultimo viaggio: una micidiale dose di eroina che entrò in simbiosi con l’alcool bevuto, provocando un edema polmonare che lo stroncò in poche ore.

Il brano che segue è lo struggente epitaffio in chiusura di disco ”L.A. Woman”, ultimo disco inciso dai Doors assieme a Jim.

– Doors – Riders On The Storm

https://www.youtube.com/watch?v=lS-af9Q-zvQ

”Unplugged in New York” è un’ altra testimonianza di un concerto del novembre 1993 e di un album che svela l’anima sofferente delle canzoni di Cobain. Spogliati degli orpelli hard-rock, i brani dei Nirvana si rivelano struggenti confessioni di un incurabile disagio esistenziale. Un’atmosfera di tragedia imminente pervade le rivisitazioni di “Pennyroyal Tea”

– Nirvana – Pennyroyal Tea

https://www.youtube.com/watch?v=tNd5cZ9lbM0

Dopo lunghi e dolorosi mesi dedicati a un tour europeo, l’8 aprile 1994 il leader dei Nirvana si toglie la vita con un colpo di pistola, consacrandosi per sempre al culto dei fan. Nel suo messaggio d’addio, scrisse : “It’s better to burn out than to fade away”, “meglio bruciarsi che svanire a poco a poco”. E’ un verso di “My my, hey hey”, la canzone del suo maestro Neil Young.

– Neil Young – My Hey, hey hey

https://www.youtube.com/watch?v=cawk2cMTnGo

La vicenda personale di Amy Winehouse richiama alla mente la parabola discendente di Kurt Cobain: entrambi hanno disseminato nelle proprie composizioni (ma anche nei propri comportamenti) una serie di evidenti richieste d’aiuto, che nessuno è riuscito a raccogliere in maniera convinta.

-Amy Winehouse – What is It About Men

https://www.youtube.com/watch?v=gzsRZx5gzWg

-Amy Winehouse – I Know I’m No Good

https://www.youtube.com/watch?v=b-I2s5zRbHg

Piero Ciampi cominciava a bere di primo mattino, per schiarirsi le idee, innaffiandole e mescolandole in piccole poesie fino a che il sonno non concedeva una tregua ai suoi cattivi pensieri.

-Piero Ciampi – L’Amore è tutto qui

https://www.youtube.com/watch?v=9sDfLZXJwBs

-Piero Ciampi – Te lo faccio vedere io chi sono

https://www.youtube.com/watch?v=w__h65c1vaY

by
Federica Cicuttini

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