Quando si fa serata si incontrano diversi prototipi di persone. Si possono trovare gli astemi, che non hanno ancora capito che è il VINO la linfa della vita, quelli che fumano sostanze dubbie isolandosi in un mondo parallelo, e gli scatenati divelti in improbabili balli. Ma l’incontro migliore è sempre l’abbocco post sbocco, o meglio, quello che avviene in fila per il bagno. Queste amicizie create dal fato sembrano destinate a durare tutta la vita, ma in realtà finito il misfatto rimani solo e disfatto.

Rob: È risaputo che nei bagni di bar e discoteche succedano un sacco di cose più o meno illegali. C’è chi ci trova l’amore, chi 20 euro, e chi qualche malattia. Io personalmente non ci ho mai trovato nulla (ma se avessi potuto scegliere sarei andata per i 20 euro) se non qualche massima da gente ubriaca che neanche Fabio Volo. Circa un’epoca fa, nei bagni del Pinocchio (allora bar di culto per giovini udinesi senza patente), mentre piangevo per via di Fidanzato Stronzo n.2, una gentile ragazza di cui l’unica cosa che ricordo sono gli stivali stile cowboy e l’ombretto azzurro (seriously?) mi disse “non piangere tesoro, che gli occhi ce li hai già belli”. Forse non avrei dovuto dare corda ad una persona con un aspetto così poco raccomandabile (probabilmente stava solo cercando di vendermi qualche droga o convertirmi a Scientology), ma le sue parole le porto nel cuore ancora oggi, ogni volta che guardo una puntata di Extreme Makeover Home Edition.

Giado: Apro Facebook, vado sul mio diario, e ci trovo perlopiù foto relativamente dignitose e con espressioni relativamente sane. Poi prendo in mano il cellulare, sfoglio la mia gallery, ed ecco. Spuntano le fatidiche foto sputtano. Quelle con la meravigliosa e suggestiva location del Cesso. Quel luogo che potrei paragonare al dietro le quinte di un opera teatrale, al ‘ciack si gira’ fallito di un film o a delle censure nazifasciste. Insomma, a qualcosa di sconveniente e sporco da eliminare dalle nostre vite. Qualcosa che sembra, ed in fondo è, un cesso. Ma proprio in quel marasma di luridume ed inconvenienza mi sono successe le avventure più fantasmagoriche e gli incontri più speciali. In una delle mie prime serate Erasmus, quella che potrei definire la mia seratabattesimo, mentre aspettavo diligentemente il mio turno con i conati di vomito per l’abuso di Pfeffi (lo sbronzapoveri della Germania dell’est) ho incontrato la mia salvatrice: Colei che mi ha ceduto il posto e mi ha assistito nel momento del bisogno senza che neppure ci conoscessimo, colei che è diventata una mia grandissima amica e compagna di avventure (non solo cessadventure). Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori e dalle toilette nascono amicizie.

Genz: Nei bagni dei miei sabati sera ci sono volti sfumati e parole dimenticate. Di solito, in attesa del mio turno, tengo la testa bassa e non emano un suono creando una situazione di disagio e sconforto. Ogni tanto, però, il bagno diventa anche lo sfondo di avventure indimenticabili. Infatti è lì che ho dato il primo bacio al chitarrista maledetto del quale avevo una cotta da tre anni, sentendomi in una scena tagliata di “Sid & Nancy”. È quel luogo che ho raggiunto dopo aver inseguito il tipo che mi piaceva e a cui ho confessato tutto il mio amore per poi sentirmi rispondere “scusa, ma ora devo andare a guardare la partita”. Infine il bagno è quel posto in cui vado con le amiche per incipriarmi il naso, ma finiamo col fare millemila foto e sentirci gli insulti di quelli che aspettano fuori, oppure sbocco mentre l’amichetta mi tiene i capelli e il proprietario del bar ci caccia dicendoci di andare “a fare i mercatini da un’altra parte”.

Manu: Mi trovavo nel bagno di un aeroporto un giorno, e mi misi a osservare la signora che stava pulendo il bagno. “Quante donne vedrà ogni giorno questa!” pensai, ed espressi questo pensiero ad alta voce, quasi inconsciamente. “Mi basta uno sguardo per capire chi lascerà pulito e chi no, dimmi come stai in fila alla toilette e ti dirò chi sei”, fu la risposta. Mi trovavo di fronte a una sorta di Sigmund Freud della toilette, insomma. Ho poi rielaborato quella frase intrinseca di babbana saggezza e ho pensato che, effettivamente, nei bagni pubblici un osservatore attento può davvero classificare l’umanità. Dimmi quanto tempo passi davanti allo specchio del cesso e ti dirò chi sei. Dimmi con quanta disinvoltura esci dopo aver cagato e ti dirò chi sei. Dimmi se e cosa leggi sulla tazza del water e ti dirò chi sei. Dimmi se ti lavi le mani secondo le prescrizioni del Ministero della Salute e ti dirò chi sei. Dimmi se ti porti il tuo entourage di amichette costringendole ad aspettarti e ti dirò chi sei. Potrei andare avanti all’infinito. La Freud della toilette, aveva effettivamente ragione.

Lina: Quando sono arrivata in Italia associavo la parola toilette a qualche dessert che gli italiani avevano rubato ai francesi, ma dopo qualche giorno ho capito che si trattava del “baño”, quel magnifico santuario dove per forza devi andare con il tuo gruppo di amiche. È come se el baño fosse un negozio in esvendita, dove viene complottata la prossima mossa per attirare l’attenzione del ragazzo che ti piace. Quel posticino riempito di messaggi subliminali del tipo “Ale e Peppe 4ever ” che ti incitano a confessare i tuoi sentimenti più profondi, convincendoti a scrivere un messaggio al tuo ex dicendogli quanto ti manca, messaggio che non verra mai inviato perché il tuo credito è insufficiente (o semplicemente Dio è grande e ha voluto salvarti di una figura di merda). Mentre si è in fila, si suda e si aspetta, e si fa conoscenza con quella figa che avevi guardato male tutta la serata ma poi ti rendi conto che è pure simpatica, promettendo a te stessa che non pregiudicherai mai più una persona (eeehhhh adesso). Insomma, el baño è un posto di merda, letteralmente, dove l’umanità viene accomunata da un unico obiettivo, la voglia di pisciare, e non solo.

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TM - Rob | Giado | Genz | Manu | Lina
Sono in 5, come le Spice Girls, solo un po' meno fighe. Vivono la vita una serie tv alla volta, come in Sex and the City, solo con un po' meno New York e un po' più Udine, un po' meno Cosmopolitan e un po' più Moscato Discount, un po' meno ristoranti altolocati e un po' più frico e polenta. Sono studentesse universitarie e al momento il loro più grande desiderio è quello di laurearsi per poter finalmente entrare nel mondo della disoccupazione. Cosa vuol dire TM? Nessuno lo sa, nemmeno loro. TM possono essere tutti. TM può non essere nessuno. Seguite i loro pensieri e forse lo scoprirete assieme.

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