La scena Hip-Hop del Friuli Venezia Giulia è sicuramente variegata e propone musica rap per tutti i gusti. Chiunque sia in fissa con l’ondata trap che ha investito il rap italiano da un paio di anni a questa parte apprezzerà sicuramente ciò che il collettivo Montemare propone: rime e street-life che scavalcano i confini geografici e raccontano di vite randagie colme di incertezze.  Molti ragazzi si ritroveranno dunque nei temi proposti da due “vecchie” conoscenze della scena Hip-Hop locale che stanno dietro a questo nuovo progetto musicale: Trama e Jonny Jack.

Entrambi hanno alle spalle numerosi dischi e progetti e ho voluto incontrarli per farmi raccontare da loro in che modo si è evoluto il loro approccio alla musica rap e di come siano passati dal frequentare la jam “vecchio stile” ad invadere i club regionali e non solo a suon di trap music. Li ho raggiunti in uno dei loro covi alla periferia est di Udine e ne è nata un’interessante chiacchierata. 

Shef: Quali sono stati i vostri primi contatti con l’Hip-Hop?

Trama:  Mio fratello, che ha 10 anni più di me,  mi ha fatto ascoltare le prime cose visto che pure lui era un rapper anche se aveva un’attitudine casalinga e non ha praticamente fatto uscire nulla di ufficiale. Lui e la sua crew facevano Hip Hop, in molti brekkavano e io all’inizio ho cominciato facendo breakdance. Una volta venni a Udine e beccai un live dei Primo Impatto. Se ti ricordi, loro oltre a rappare si mettevano pure a brekkare e così pure io una volta mi son buttato nella mischia. Con Snoopy e Ryu abbiamo formato la Super Sonic Crew, ovvero la costola “break-dance” della Primo Impatto Crew. Ad un certo punto, siccome loro tra una cosa e l’altra facevano sempre free-style, ho provato pure io e da lì, grazie anche a Gergo che mi ha spronato un sacco a cominciare, ho iniziato il mio percorso nel rap.

Jonny Jack: Io da bambino stavo in Carnia e quindi inevitabilmente vedevo i Carnicats che già facevano concerti in giro, ma ero solo un bimbo e ne capivo poco. Poi in realtà mi ero avvicinato di più al raggae. Infatti il mio primo a.k.a. era Dread Dog, per dire. Ho cominciato a scrivere le prime rime ma la cosa è diventata un po’ più stabile da quando ho conosciuto questo matto qui (Trama, ndr) ad una festa della birra. Avevamo compagnie comuni ma ad un certo punto durante la festa io avevo perso di vista i miei amici, mi son girato e ho visto Trama e, senza conoscerlo, ci siamo messi a fare free-style così, dal nulla, e siamo andati avanti per ore.

S: Che cos’è che vi ha attratto della cultura Hip-Hop? Io per esempio ricordo che fin da subito adoravo la possibilità che mi dava il rap di mettere in rima i miei pensieri così, senza regole, in totale libertà. In fondo fare rime in maniera primordiale è alla portata di tutti ed è questa la forza del rap.

JJ: Io ho sempre avuto la passione per la musica, fin da bambino. Mi piaceva suonare la chitarra, o il pianoforte, ma non avendo grosse possibilità economiche mi son messo a scrivere canzoni, pur non sapendo cantare.

T: A me ha interessava la scrittura, il fare le rime, appena mi son reso conto di essere capace mi ci son buttato a capofitto.

S: Ho fatto un paio di conti a mente a mi son reso conto che, mentre io facevo uscire Frammenti con Ng nel 2008, voi stavate facendo già le prime cose. Poco dopo, io ho rallentato la produzione, mentre voi siete definitivamente usciti con progetti ed intenti ben definiti. All’inizio le vostre cose erano abbastanza classiche a livello di suoni e di attitudine, poi d’un tratto avete cominciato a fare trap distaccandovi quasi completamente dalla scena “classic”. Da cosa deriva questa vostra scelta?

JJ: Intanto c’è da dire che qui in Friuli siamo stati i primi a fare trap. Quando abbiamo cominciato a fare quel tipo di musica, qui nessuno la faceva e anzi la stragrande maggioranza delle persone era apertamente contro, ed in parte lo è tutt’ora. Io poi a dirla tutta sono sempre stato quello più legato a certi suoni old school, lui invece è sempre stato uno un po’ pazzoide che faceva semplicemente quello che gli andava di fare senza farsi troppe domande.

S: Infatti ad un certo punto vi siete proprio staccati un po’ da tutto e da tutti e avete cominciato a fare le cose senza rendere conto a nessuno.

T: Sì, però come dicevi poco fa abbiamo anche visto l’altra faccia delle medaglia, per così dire, perché entrambi per diverso tempo abbiamo vissuto l’Hip-Hop con la stessa attitudine che magari hai tu o appunto i ragazzi della Primo Impatto e tutti gli altri. In questo siamo stati fortunatissimi, perché pur cominciando a fare trap e distaccandoci quindi da tutti, il legame con le radici lo manteniamo sempre. Io a 16, 17 anni e almeno fino ai 20 anni andavo ai concerti dei vari Kaos, dei Colle ecc, lì mi son costruito un background di real Hip-Hop che oggi sento ancora mio. Poi abbiamo cavalcato l’ondata trap e ci è subito piaciuta, ma non per un fatto di moda o altro, ma proprio per quello che la trap rappresenta. Già in Randagio Mixtape (2012), quando in Italia ancora sta cosa della trap era sbarcata da pochissimo, già cominciai a fare gli svarioni lirici e tecnici riconducibili a ciò che senti oggi.

S: Secondo voi ha senso ancora oggi parlare di cultura Hip-Hop legata al rap? A me sembra che siamo arrivati al punto in cui si può fare il rap a prescindere dalle origini del movimento. Anni fa nessuno osava uscire fuori dagli schemi, oggi ognuno ha il suo viaggio e il suo modo di fare le cose…

JJ: Sai cosa? Alla fine magari oggi quel legame con le origini è meno saldo, meno evidente, però di fatto io rappo su un beat che non è classic, ma il mood in cui lo faccio può essere Hip-Hop, mi spiego? Infatti noi non ci definiamo trapper ma rapper che rappano su beat trap.

T: Ad Atlanta la trap è un’altra cosa e non ha nemmeno senso confrontarla con ciò che il mercato italiano definisce trap. Gucci Main è un trapper che vive la trap-life, quindi lo stare nelle case “trappola” a cucinare la coca. Sfera Ebbasta per dire non si può dire che faccia trap nel senso americano del termine anche se lo hanno etichettato così. La gente appena sente un beat che non è classico dice che è trap, c’è molta ignoranza in giro. La trap va intesa come stile di vita. L’Hip-Hop invece è una cultura artistica, non so se mi spiego.

S: Sì, certo, per quello ti chiedevo se, alla luce di quello che i giovani oggi ascoltano, lo stile trap può essere legato alla cultura Hip-Hop…

T: Alla fine no, per quasi nessun ragazzino che oggi si mette a rappare è importante il legame con i graffiti, la break e il resto della cultura Hip-Hop. Io invece agli inizi ho provato a fare graffiti, come dicevo prima rappavo e seguivo molto da vicino tutto ciò che ruotava attorno all’Hip-Hop. Oggi il ragazzino comincia a rappare perché vuole fare i soldi, non gli frega tanto delle origini. O meglio, non a tutti frega di capire da dove è nata sta cosa del rap, lo fanno e basta senza porsi domande.

S: Come nasce la Randa Family? 

JJ: Trama fece uscire Randagio mixtape, io feci uscire Prima Persona ed in quel contesto si creò un gruppo di amici che cominciarono a girare con noi supportandoci ovunque. Registravamo in cameretta e passavamo le giornate in giro a fare cazzate di vario genere…

T: Nel tempo si è creato un gruppo di 25, 30 pazzi che vivevano insieme e portavano avanti questo concetto della vita “randagia”, senza regole, alla fine, anche perché tutti noi abbiamo vissuto momenti molto pesi che ti portavano a fare periodi fuori di casa dormendo dove capitava. Per dirti, c’è stato un periodo in cui io ero letteralmente scappato da Udine, chissà quante scuse devo a diverse persone che in quel momento mi cercavano e io nemmeno rispondevo perché magari vivevo chissà dove con chissà chi! Ecco da dove nasce il nome, non è un voler menarsela ma eravamo, e siamo ancora, randagi sul serio.

S: Tu Trama sei stato anche un ottimo free-styler. Come mai, dopo esserti tolto diverse soddisfazioni, hai smesso di fare battle?

T: Ho smesso di fare battle ma è una cosa che in ogni caso mi è rimasta dentro perché grazie al free-style ho vissuto momenti davvero magici. Anzi, approfitto di questa intervista perché ti devo assolutamente ringraziare di quando mi hai fatto salire sul palco durante un Block Party a San Donà di Piave, suonavano Ensi e Mistaman. Tu presentavi, mi sembra, un contest, mi hai visto tra il pubblico e mi hai chiamato su, ero emozionatissimo! A 16, 17 anni non capita a tutti di stare sul palco con dei pilastri della scena rap italiana. Sono esperienze che ti porti dentro per sempre.

S: Sì, ricordo la scena! Beh, era il periodo in cui tu giravi le battles vincendole praticamente tutte! Secondo me sei stato sicuramente uno dei migliori freestyler friulani. Per chi non lo sapesse, sei anche stato a Milano in finale al Tecniche Perfette nel 2010, quella vinta da Kenzie e alla quale partecipò anche un certo Nitro…

T: E’ stata un’esperienza molto bella. A Gemona, l’anno prima, avevo vinto il Tecniche Perfette Friuli Venezia Giulia. Ci arrivai bello carico, anche perché a Gemona me la dovetti vedere con JB che in quel periodo spaccava tutto come free-styler. Non so quante barre ci siamo giocati io e lui, alla fine ho vinto e quindi approdai alla finale milanese. D’altronde in quel periodo ci si vedeva al Kantiere, io e Mushroom, voi di Zona Est, i Primo Impatto, Gus, Tubet, insomma tutti o quasi i rapper udinesi ad allenarsi di brutto ogni settimana. E’ stato un bel periodo. Poi a Milano beccai Kenzie subito al primo turno e quindi sono stato eliminato da colui che ha poi vinto la finale italiana. Le battles oggi magari le vedo, ma non vorrei partecipare perché oggi non ha senso per me farle, non mi ci vedo a insultare le mamme degli altri rappers (ride, ndr)..

S: Parliamo di 420 mixtape, il nuovo lavoro di Jonny Jack. Il titolo a cosa si riferisce?

JJ: Il numero 420 è inteso come l’unico momento della giornata in cui riesco a stare bene che idealmente ho identificato come le 4:20 di ogni giorno. Inoltre, anche se in molti associano questo numero alla cannabis, in realtà la chiave del titolo sta nella mia data di nascita. Infatti l’intro del disco nel ritornello dice “sono le 4:20, nato il 20 del 4 alle 20”. S: Si tratta di un disco che ha momenti più leggeri e altri più riflessivi. Per esempio, tracce tipo Che ne sai? e Fuggire da qui spiazzano per la profondità dei testi e il coraggio nel trattare certi argomenti. Soprattutto Che ne sai?, è un pezzo che ti rimane dentro. Da dove nasce l’esigenza di raccontare gli episodi spiacevoli o controversi della propria adolescenza?

JJ: Quel pezzo nasce dalla voglia di spiegare da dove vengo, la rabbia verso mio padre che, insomma, si capisce che ho avuto un’infanzia e un’adolescenza un po’ pesante. La rima sul letto tagliato in mezzo è significativa, non avevamo soldi per il riscaldamento e mia mamma mi faceva dormire letteralmente dentro il materasso. Ci sono articoli di giornale con il mio cognome a causa delle cose che mio padre ha fatto, non parliamo di girare con 2 grammi di erba e fare gli scemi, parliamo di cose molto serie.

S: Quando escono questo tipo di tracce, così intime, c’è il rischio di venire fraintesi o giudicati. Hai avuto esperienze in tal senso?

JJ: No, anzi, tutti mi stanno facendo i complimenti per quel pezzo. Alla fine ho deciso di mettermi in gioco a 360° anche per far capire che a volte siamo giudicati per certi atteggiamenti, ma il nostro modo di fare e di vedere le cose ha delle ragioni ben precise.

T: Gli ascoltatori oggi sono più aperti, nel momento in cui un rapper si mette a nudo, è chi ascolta che deve fare lo sforzo di capire. Ecco, questa è una cosa assolutamente Hip-Hop per dire, il mettere in rima ciò che vivi quotidianamente.

S: Invece, Trama,  il tuo mixtape 13 come nasce? 

T: 13 è il risultato di pezzi vecchi e pezzi nuovi, scritti in Sicilia, quando ero lontano da qui. E’ una sorta di collezione di pezzi. L’idea di base è quella del bus numero 13, che a Udine non esiste, che mi prende e mi riporta a casa. In quel periodo molti di noi erano in giro per il mondo e avevo voglia di mettere su disco le mie sensazioni.

S: Quali sono le cose che, guardandovi indietro, pensate: “ok, sono contento, questa è venuta proprio bene”?

T: Chi sono è sicuramente uno dei pezzi a cui sono più legato ma non tanto per il pezzo in sé, quanto per il mondo che c’era dietro quel pezzo, tutta quella gente che ci seguiva e credeva ciecamente in noi. Cose da grandi è il primo pezzo pubblicato e quindi certo ho bei ricordi, ma Chi sono mi ha permesso di girare un bel po’, ho conosciuto Jamil per dire, abbiamo fatto delle date con lui, insomma è un pezzo di cui vado fiero perché in tanti ragazzi  seguono quel tipo di vita e di approccio.

 JJ: 420 mixtape mi sta dando parecchie soddisfazioni. Non c’è una singola traccia che vedo superiore alle altre, tutte a loro modo hanno un buon tiro.

S: Ed invece il pezzo o il progetto di cui non siete contenti, quello che, tornando indietro, non rifareste o fareste meglio?

T: Forse l’Intro di 13 non è stato capito fino in fondo, mi sarebbe piaciuto se avesse avuto più hype.

JJ: Non mi viene in mente nessun pezzo che mi faccia schifo, in generale credo che tutte le cose uscite siano degne di ricevere almeno un ascolto. Poi ognuno ha i suoi gusti ma innegabilmente ci abbiamo messo il cuore a fare tutto.

S: Quali sono i progetti futuri?

T: In questi due anni la squadra Randa Family è cresciuta, è entrato Dadi a lavorare con noi, lui è di Trieste ed è partita una nuova era. Oggi stiamo portando avanti il progetto Montemare. Dentro ci siamo noi, c’è appunto Dadi, poi nuove leve udinesi come Danny Everton e Bugs, come produttori Haru, (che fa coppia con Arvi), un talento che sta lavorando con Thaurus Music e ha prodotto beat anche per Tedua; c’è Davare, nome noto qui in FVG, anche lui ha collaborato con Thaurus e con Tormento; c’è Drillegittimo che ad oggi sta spaccando tutto sui dischi dei maggiori nuovi rapper italiani ed infine c’è Dress P, beatmaker che ha lavorato per Machete, Kill Mauri, Mad Man e Gemitaiz. Siamo sempre attivi nella ricerca di nuovi talenti che rappano, producono, fanno video e grafiche!

JJ: Sì, ci concentreremo sul fare uscire cose legate a questo progetto, di cui fa parte anche il video Dawson Crack, girato a Trieste e di cui andiamo molto fieri. Sentirete parlare di noi ancora per molto, questo è certo.

Trama: https://www.facebook.com/tramaboy/Jonny Jack: https://www.facebook.com/JonnyJackJJ/Montemare: https://www.facebook.com/MONTEMAREMUSIC/Video:

MONTEMARE – DOWSON CRACK

MONTEMARE – EMPANADAS (PROD. DAVARE)

JONNY JACK – SPIRITO SANTO

TRAMA BOY – NO PROBLEM FREE-STYLE

 

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Shef
Shef, classe 1983, una laurea in Lettere, rapper ed mc dal 2001. Appassionato di Hip Hop e street-culture, rap, areosol art, storia, letteratura, architettura, cinema. Hobby preferito: visitare musei e mostre d’arte. Vizio: la cioccolata al latte. Nei ritagli di tempo, scrittore di racconti e articoli vari. Non sopporta fare la fila e le persone ritardatarie, ma quando può professa con convinzione l’arte del perdigiorno passeggiando senza meta nel centro cittadino di Udine.

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