Sabato 10 giugno, si è svolta a Udine la manifestazione più felice e colorata a cui io abbia mai partecipato, il FVG Pride. Ognuno di noi era esattamente come voleva essere, e non c’era bisogno di giudicare l’altro perché eravamo tutti bellissimi, per un giorno nessuno era troppo strano, diverso, incompreso, per un giorno eravamo tutti felici, felici di essere noi stessi, liberi a modo nostro. Tranne gli haters, quelli sono schifati dalla felicità da quando sono nati.

Alla manifestazione hanno partecipato in migliaia e tra musica e risate c’era gente da tutti i fronti; c’erano i curiosi come me che erano lì per supportare, per vedere o anche solo per capire, c’erano i fenicotteri, gli unicorni, i brillantini, i gay, le lesbiche, i trans, la miss trans che aveva un corpo che io manco fra 3 anni in palestra, anche perchè non ci vado in palestra, e c’erano persino i pastafariani che non ho mai capito se siano seri o facciano finta, ad ogni modo li amo. Ho amato tutti, ci siamo amati tutti ed è così che dovrebbe essere ogni giorno, non solo in queste occasioni. Ieri si respirava amore nell’aria, sarà stata la musica, la moltitudine di persone, o semplicemente la magia del gay pride, ma tutti erano nel loro posto al mondo in quel momento.

Dopo aver sfilato per le vie del centro, la folla si è fermata in piazza Libertà, per festeggiare appunto la libertà di poter essere se stessi! Ma c’è davvero bisogno di festeggiarla? Indubbiamente sì, dato che ancora oggi c’è chi non accetta la diversità e quindi la libertà del prossimo.

L’ultima tappa è stata piazza Castello, dove si sono esibiti diversi artisti di diversi generi e diverse origini, un po’ come lo spirito del gay pride.
L’unico aspetto negativo era il costo troppo alto del cibo e dell’alcol, ma nonostante ciò sono riuscita ad essere nel mood perfetto, oltre che per fare festa, anche per cercare di “intervistare” qualcuno per questo articolo. Ho chiesto a un ragazzo di raccontarmi la sua storia e lui mi ha semplicemente detto che “Sono nato gay e morirò gay. Da piccolo sognavo di essere gay”, poi mi ha invitato a una festa non so dove, ma ho optato per andare a Pradamano, al Rock Club Sessanta. Fra petti nudi, danze mai viste e altra musica bella  ho conosciuto Katy Perdy, una drag queen che sta benissimo nel suo aspetto da uomo ma si veste solo per fare spettacolo. Anche a lei ho chiesto di raccontarmi qualcosa (sono una giornalista nata, lo so) e mi ha fatto capire come il gay pride sia una sorta di isola felice, in cui tutti gli abitanti per un giorno sono quello che vorrebbero sempre essere, ma che nel mondo reale non possono, non tutti, perchè hanno paura del giudizio dei familiari, degli amici, dei colleghi.

Questo mi ha fatto riflettere, mi ha fatto capire quanto sia assurdo non poter vivere a pieno la propria sessualità nella totale libertà, nel senso l’ho sempre saputo che non essere etero deve essere difficile nella nostra società, ma non ho mai provato empatia verso questo aspetto della vita. Ieri ho cambiato visione, e spero che un giorno sarà così per tutti.

Ps: se mai andrete a un gay pride, munitevi di parrucche, ho scoperto che la gente ne va matta, una ha addirittura cercato di rubarmela e quando le ho detto di smetterla si è arrabbiata e stava quasi per picchiarmi. Ah, l’amour!

Genz

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TM - Rob | Giado | Genz | Manu | Lina
Sono in 5, come le Spice Girls, solo un po' meno fighe. Vivono la vita una serie tv alla volta, come in Sex and the City, solo con un po' meno New York e un po' più Udine, un po' meno Cosmopolitan e un po' più Moscato Discount, un po' meno ristoranti altolocati e un po' più frico e polenta. Sono studentesse universitarie e al momento il loro più grande desiderio è quello di laurearsi per poter finalmente entrare nel mondo della disoccupazione. Cosa vuol dire TM? Nessuno lo sa, nemmeno loro. TM possono essere tutti. TM può non essere nessuno. Seguite i loro pensieri e forse lo scoprirete assieme.

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