KEEP CALM AND… KEEP CALM!!!!

Quanta pazienza. Quanta! Tanta.

Credo che una commessa non possa essere considerata solo come addetta alle vendite perché, per fare questo lavoro, è necessario avere spiccate doti psicologiche e psicoterapeutiche. Alle volte, l’addetta alle vendite è come la barista che, alle 3 di mattina, smette di servire l’ultimo cocktail prima di chiudere il locale e si deve sorbire controvoglia gli errori di una vita, tra disagi e deliri, dello sbronzo in questione. Solo che la gente, da noi, viene sobria.

Potrebbe non sembrare, ma fare la commessa è da Olimpiadi.
Quando le persone si ostinano a provare abiti che, è palese che col fisico che hanno, non sono adatti; quando, super convinte, tirano dirette verso un capo per poi dirti che non è nel loro stile e non lo metterebbero mai. Ma cosa cazzo lo prendi in considerazione a fare?

Quando ti spaccano le ovaie continuando a ripetere che sono grasse, sia nel caso in cui non lo siano per sentirsi dire quanto stiano bene, sia quando effettivamente in carne lo sono, ma -vogjo dì, fija mia- te sarai guardata prima de uscì de casa, no? Cioè, o ti accetti, o fai qualcosa per perdere qualche chilo, che dici? Non puoi andare a provare vestiti senza turbare la ragazza che ti sta servendo?

Quando suggerisci loro un capo sia per la fisicità che per l’abbinamento e loro ti guardano come se fossi matta da legare, poi lo provano e si ricredono notevolmente. E’ lì che ti dai il 5 da sola, di sottecchi.

Quando partono, convinte, con un’idea che non sta né in cielo né in terra e tu provi a farle ragionare proponendo loro qualcosa di adatto, ma vedi che è fatica sprecata quindi, tutto quello che ti rimane, è puntare alla vendita, mentendo spudoratamente, sperando non vadano a dire in giro chi le ha “consigliate”.

Quando ti fanno tirare fuori tutta la merce del magazzino per poi liquidarti senza comprare nulla ed esclamare: “Però avete davvero delle belle cose”. Grazie signora, peccato che il negozio non si mantenga a complimenti.

Quando hai quasi un negozio intero pieno di merce della nuova collezione e la cliente entra sparata sugli ultimi capi del saldo (che fanno schifo al cazzo e anche il demonio li ha risputati sulla terra) ed ha pure il coraggio di lamentarsi che le taglie non ci sono o hanno qualche difetto. Signora, è rimasta LAMMERDA, lo capisce? Quella roba aspetta solo di essere rispedita in sede, mi faccia la cortesia, li spenda 10 euro in più e si vesta come dio comanda, eddaj! Che tanto, vedendo quello verso cui è orientata, mi farebbe sanguinare gli occhi pure con la maglia più bella del negozio, se l’acquistasse.

Quando, la stessa signora di cui sopra, trova la maglietta all’esagerata cifra di QUATTRO euro ed ha pure il coraggio di chiederti lo sconto. Ma io dico, se non puoi permetterti manco la maglietta da 4 euro, ti aspettano alla mensa dei poveri, a passi lunghi e ben distesi.

Vojo dì, a me nun me pagano lo stipendio co’ delle pacche sulle spalle, sai com’è.

Ed infine:

“Mi scusi, qual è la taglia più grande che avete?”
“La 46 è la più grande signora, è una large.”
“Ah. Quindi la 48 non ce l’avete?”
“No, signora, partiamo dalla 42 e arriviamo alla 46.”
“Ma nemmeno di questo?” – mostrando un maglioncino a caso.
“No signora.”
“E di questo?” – mostrando un altro capo.

Quale parte di “FINO ALLA 46” non hai capito? Perché credi che quel maglioncino sia un’eccezione? Ti sembra un maglioncino che merita l’eccezione? NO, non la merita, infatti la taglia più grande che puoi trovare qui dentro è la QUARANTASEI, sia di quel maglioncino che di qualsiasi altra roba! E ti stra fulminasse il signore se mi chiedi un’altra volta se abbiamo un’altra cazzo di 48!

Per il resto, rimango a disposizione.

Grazie e buona giornata.

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