Da qualche giorno sono arrivata in Mindoro Occidentale…ho già un sacco da raccontare al riguardo, ma prima farò una piccola parentesi e parlerò dell’escursione di ieri a Sablayan, a nord di Salvación Rizal dove vivo al momento con la mia nuova amica Charmine e la sua famiglia.

Sablayan è il più grande villaggio di Mindoro Occidentale ed è conosciuta per ospitare la Zip line più lunga al mondo (1,7 km), che connette l’isola principale di Mindoro a Pandan Pequeño – un piccolo isolotto che flotta nelle vicinanze. Dopo pochi giorni qui ho già capito che quando si parla di avventura, Charmine si palesa in prima linea con un “let’s gooooo!”.

E visto che sono qui con lei e la famiglia, l’escursione è diventata un’avventura collettiva! Quindi siamo partiti con il pajero di Kuja Kenny in 8 persone (io, Charmine, suo fratello Kuja* Junjun, mamma Tess, cugino Kuja* Kenny, amica Meya, sorella Ate* Yheng e futuro marito Kuja* Jeff –  tra l’altro, avrò l’onore di partecipare al matrimonio che sarà tra un paio di giorni!)

*Kuja significa fratello e Ate sorella, ed è la maniera in cui ci si rivolge in generale a persone più grandi di te, ma non con troppa differenza d’età.

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(Solo 5 di noi 8, non ci stavamo tutti nella foto)

Ora, come prima cosa dovete sapere che le strade che collegano i villaggi in Mindoro Occidentale sono in sé un’esperienza piuttosto avventurosa. Un pajero è una specie di grande jeep, ben attrezzata per affrontare strade selvagge piene di buche; tuttavia essere in 8 in macchina si è trasformato in una sorta di montagne russe, dove guardando fuori dal finestrino si poteva perdersi in infiniti campi di riso, solcare fiumi e mari, o giusto gettare un rapido sguardo alle vite degli abitanti dei piccoli villaggi lungo il cammino (le loro case, i prodotti che crescono e vendono, i loro bambini, la loro pelle, occhi, sorrisi…tutto sono talmente belli qui.).

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Una volta arrivati a Sablayan, mi aspettavo di incrociare altri turisti attirati dalla Zip line.  Invece, forse a causa del tempo nuvoloso, nessuno straniero. Meglio così 😉

Quindi Zip line sia: prima di arrampicarsi sulla torre dalla quale poi si viene lanciati, ti controllano la pressione. “Oddio” – primo pensiero – “questo significa che è possibile che qualcuno sia svenuto, caduto e morto”. La mia solita fifoneria. Ma quando ho chiesto se qualcuno fosse mai morto schiantato, una bella risata in faccia mi ha fatto sentire un po’ più tranquilla. Solo un pochino però. O forse no. :p

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Ora, chi mi conosce sa della mia relazione controversa con l’altezza.  Sono la prima entusiasta ad arrampicarsi e a dimenticare che una volta in cima sono spaventata, ed è davvero un trauma per me dover poi scendere. Ma qui non c’era altra scelta. Quindi 3, 2, 1….aaaaaahhh no aspettate un attimo non voglio aaaaahhhh,  troppo tardi.

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Dopo aver aspettato che tutti raggiungessero i piccolo isolotto, abbiamo mangiato uno snack molto casual : riso ovviamente, con balot, o “come mangiare un pollo al suo stadio embrionale”. Ero un po’ restia, ma hey, quando mai mi ricapiterá di poter assaggiare qualcosa del genere?! Per le persone dall’animo delicato, skippare la prossima foto. pic10

Dopodiché abbiamo preso una piccola barca che ci ha portati a Pandan Grande, l’isolotto vicino. È sorprendente come tutto qui funzioni per passaparola e tutto venga organizzato per rendere servizio alle necessità della gente. Non c’è nessun orario per la barca, e nemmeno una fermata dove aspettarla in realtà. Semplicemente si chiede alla gente del posto di portarti all’altra isola, e poi di venirti a riprendere al momento dovuto. Salpare il mare delle Filippine è stato un momento pacifico. L’acqua è di un blu profondo, e guardandola ho pensato che mentre in Europa sarei stata a letto a dormire dopo una giornata piena, noiosa o nervosa, eccomi qui, nel mezzo del mare a galleggiare.  Sono già stata un uccello e poi un pesce. Volando e salpando. Mi sono sentita così grata. Specialmente per le persone così adorabili, allegre e premurose da cui sono circondata.

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Abbiamo passato il resto della giornata a nuotare, riposare, cercare conchiglie e sassi per la nuova casa di Ate Yheng e Jeff. Lei mi ha detto che qui si crede che quando prendi un sasso da un posto e lo porti via con te, questo farà si che tornerai in quel posto una volta ancora. “E’ solo una credenza”, mi ha detto. Ma io credo nelle credenze.

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Eleonora

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Le radici: ben piantate tra Udine, il Friuli e l’Italia. Il tronco: intrecciato tra Parigi e Valencia, le métro e l’aria profumata, l’acciaio e la sabbia. I rami: quelli infinitamente tesi di una viaggiatrice senza casa, una psicologa senza lavoro, una sognatrice senza speranze (di lasciare i sogni ed immergersi nella realtà). Al momento in missione esplorando una parte di mondo e di me che non conoscevo.

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