Sabato 18 maggio 2019, Sala Pasolini, ore 20:00
ARSENICO E VECCHI MERLETTI
da Joseph Kesserling
Licei annessi al Convitto Nazionale Paolo Diacono

Con Sofia Baldacci, Giampiero Braida, Sofia Brun, Alice Cafarelli, Federica Farano, Niclas Antheo Kaufmann, Anna Marini, Anja Milovanovic, Chiara Pittis.

Coordinatore Sonia Pellegrino Scafati
Insegnante Paola Panont e Francesca Bertuzzi

Cosa si nasconde dietro l’apparente tranquillità di una piccola casa abitata da due ziette simpatiche e serafiche il cui unico scopo nella vita sembra essere quello di “fare del bene al prossimo”? La risposta la possiamo ampliamente trovare nel meccanismo drammaturgico perfetto di Kesselring; il quale costruisce la trama con gli elementi della farsa, tiene il ritmo con i timbri della commedia comica, abbandona il gioco degli equivoci e sfocia nel noir. Tutto è svelato con sapiente leggerezza, mostrando la dolcezza della follia e l’aspetto caritatevole della vita.

Le sorelle Brewster, sono due amabili zitelle che, uccidono per pura pietà filantropica tutti gli uomini solitari, vecchi e malandati, che hanno la sfortuna di capitare nella loro casa.
Complice, il nipote Teddy, felicemente tormentato dal suo alter ego presidenziale (è convinto di essere il Presidente Theodore Roosevelt); è lui ad occuparsi alacremente dell’occultamento dei cadaveri, destinandoli ad una “fossa comune” detta: “Canale di Panama”- ovvero la cantina di casa. A scoprire per caso i fatti è l’altro nipote, Mortimer un critico teatrale di successo, costretto, per amore della bella Elena (figlia del Reverendo), ad abbandonare la sua posizione di scapolo convinto. A complicare le cose, arriva il terzo nipote delle signore, Jonathan, criminale incallito, sparito da anni e ricercato, che ricompare con un cadavere al seguito e il Dottor Einstein suo chirurgo plastico di fiducia. Nella nostra “interpretazione dei fatti” fanno da collante due amabili e goderecci poliziotti di quartiere che intervengono, precisi, a ricondurci sulla via della risoluzione per uscire dai guai. Le domande che risuonano attuali e spietate lavorando su questo testo (apparentemente banale) sono: E’ giusto aiutare qualcuno a congedarsi dalla vita quando vengono a mancare il sorriso, l’amore, o anche la speranza della felicità? E’ giusto proteggere un fratello pazzo ed un assassino ad ogni costo, in nome del sacro vincolo familiare? E’ giusto rivelare ad un figlio adottato diventato un uomo che quella non è la sua famiglia naturale?

Questo testo è un’occasione per il pensiero, è un viaggio, una carezza di mistero, un sorso delicato di ironia, è una bella risposta ed è una buona domanda.

Chiara scrive: “La prima volta abbiamo messo timidamente piede nella stanza di teatro ognuno con un suo motivo e un suo desiderio che, attraverso questi intensi mesi trascorsi fianco a fianco si è trasformato nel comune obiettivo di riuscire a dare il nostro 100% come gruppo. Prova dopo prova abbiamo cercato di superare l’arsenico che ci avvelenava e di tirar fuori i nostri migliori merletti; con le decine di improvvisazioni fatte ognuno di noi ha trovato quel frammento di sé che lo avvicina al suo personaggio su cui poi abbiamo avuto occasione di lavorare molto, ma anche ridere, giocare, esagerare. Quando ci siamo scontrati con le nostre difficoltà e i nostri limiti abbiamo sempre deciso di buttarci e di provare per raggiungere un unico traguardo…la nostra prima.”

 

A seguire
OLLANTAY

ISIS Caterina Percoto
Gruppo I cittadini 1

Con Martina Cecotti, Monica Cericco, Leo Comuzzi, Davide Gallo, Francesca Magliulo, Camila Ricardo, Giada Saccinto, Marta Scalera, Giada Venudo

Coordinatori Emanuele Bonutti, Alessandra Sgobio, Maria Caterina Rizzatti, Federica Sansevero

Siamo nel Cuzco, XV secolo, in epoca Incaica.  Il valoroso guerriero Ollantay è perdutamente innamorato di Cusi, la figlia dell’Inca. Ollantay è valoroso ma è pur sempre un plebeo: non gli è permesso sposare donne di lignaggio superiore. Ciò nonostante, prende coraggio e chiede la mano della principessa: riceverà un secco rifiuto, con drammatiche conseguenze. Dramma precolombiano intriso della cultura Andina con influenze del teatro classico spagnolo, “Ollantay” è un testo tra i più antichi arrivati fino a noi, come patrimonio e preziosa testimonianza di un mondo da tempo sepolto.

Per il gruppo del teatrale del Percoto, questo è stato un altro percorso impegnativo ma anche molto soddisfacente: alcuni membri dell’anno scorso hanno dovuto abbandonare; ma se ne sono aggiunti di nuovi, che hanno portato energia alla nostra comitiva. Dopo una prima fase di laboratorio, durata circa tre mesi, siamo passati alla formazione dello spettacolo. Abbiamo lavorato gradualmente, attraverso scene di improvvisazione per interiorizzare le movenze e il carattere dei vari personaggi, dando spazio a creatività personali ed elaborazioni originali.  Nonostante il notevole impegno richiesto e le varie difficoltà, anche quest’anno tutti noi abbiamo dato prova della nostra determinazione e della volontà di dare il meglio. Davide

Info e prezzi: Palio Teatrale Studentesco, www.teatroclubudine.it

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