Lui si chiama Andrea Gratton, classe 1983 di Pordenone, una laurea in Letteratura Italiana e una passione, quella per la scrittura, che lo accompagna fin da quando era piccolo.

Dopo la pubblicazione nel 2010 della sua prima raccolta di racconti “Karma involontario”, adesso è la volta “Neanche per prendere la rincorsa” (ExCogita Editore), romanzo d’esordio che racconta la storia di Andrea Canini, adolescente dal sangue nervoso della provincia di Pordenone, che si mette alla ricerca del padre scomparso. Unico indizio per ritrovarlo: un vecchio vinile del jazzista americano Chet Baker che diventerà la sua ossessione per capire il mistero della scomparsa del genitore.
Noi di Blud abbiamo avuto il piacere di incontrare Andrea ed ecco che cosa ci ha raccontato.

Ciao Andrea parlaci un po’ di te. Quando hai iniziato a scrivere libri?

Andrea: Ho iniziato fin da piccolo. Da quel che mi ricordo, mi è sempre piaciuto scrivere. Al liceo gli insegnanti mi ritenevano una “briglia sciolta”: non scrivevo per il voto ma per il semplice piacere di farlo. L’ultimo anno di liceo ho deciso che mi sarei iscritto a Lettere seguendo un corso di scrittura creativa, percorso che all’epoca era ancora poco conosciuto. Grazie a quella scelta la mia passione verso questo mondo continuava a crescere, ho iniziato a muovere i primi passi e a produrre i primi (incerti) lavori. La svolta è arrivata quando ho partecipato ad un’antologia per una casa editrice di Roma (“Cronache dagli anni zero”) il cui curatore mi ha poi proposto di produrre qualcosa di esclusivamente mio. Ed è così che, nel 2010, è stato pubblicato “Karma involontario”. Si tratta di una raccolta di racconti incentrata sulla generazione degli anni 2000. Quella dei ragazzi che si trovavano a fare le valigie e andare all’estero per l’Erasmus o per cercare lavoro. Ripensandoci era la prima generazione di “precari della vita”, sia a livello economico, che sentimentale: persone che si trovano a vivere esperienze forti come lo sradicamento dalla propria città e dalle proprie sicurezze.

Conclusa l’esperienza di “Karma involontario” mi sono messo in testa di scrivere un romanzo. Dopo un primo lavoro rimasto nel cassetto, è arrivato “Neanche per prendere la rincorsa”.

Che cosa significa per te scrivere libri?

A: Credo che sostanzialmente una persona inizi a scrivere perché percepisce “un’urgenza” dentro di sé. All’inizio lo fai perché senti di doverlo fare, quindi secondo modalità e tecniche molto impulsive. Poi, col tempo, ti rendi conto che ci sono metodi per farlo con maggiore cura. Scrivere è (anche) cercare di unire queste due “pulsioni”.

Non sono per l’autobiografismo esasperato, né tantomeno penso che le mie storie debbano prendere vita da sole sulla pagina. Quando scrivo cerco semplicemente di traslare il mio punto di vista per raccontare una storia. Nel caso di questo romanzo, ho avuto la possibilità di creare un mondo. Un mondo in cui i “miei” personaggi si trovavano anche a compiere azioni che io stesso non ero riuscito a compiere, o che non avrei mai compiuto. Una volta che riesci ad entrare in contatto con i tuoi personaggi, poi, sono loro stessi che, in un certo qual modo, ti dicono quello che devi scrivere.
Questo non vuol dire che il romanzo vada per conto suo, ma che si sviluppa secondo una materia autonoma a cui tu, scrittore, devi dare una forma.

Parliamo allora del tuo romanzo “Neanche per prendere la rincorsa”. Qual è l’idea che gli ha dato vita?

A: Mi ha sempre affascinato il tema della “scomparsa”. Sia dal punto di vista microsistemico (ad esempio il caso della scomparsa “sentimentale” di una persona amata, o di un amico), sia dal punto di vista macrosistemico (la scomparsa vera e propria di un individuo; nel caso del mio romanzo la scomparsa di un padre che abbandona la propria famiglia). Ci sono scrittori che utilizzano temi come la morte o l’amore per creare una trama letteraria. Il motore narrativo del mio romanzo, invece, voleva essere quello della scomparsa.

Tra le altre cose, oltre ad amare e ascoltare la musica jazz, mi piace leggere biografie. Poco prima di iniziare la stesura del romanzo mi ero casualmente appassionato a quella di Chet Baker. Così mi sono trovato a tu per tu con la sua storia e con il mistero della sua morte, ascoltando moltissimi suoi vecchi vinili. Da lì è nata la voglia di parlare di questo grande artista, voglia che si è fusa con la trama e il ritmo del romanzo.

Un romanzo dal ritmo jazz. Raccontaci più nel dettaglio la storia e i personaggi

A: Il romanzo racconta la storia di Andrea, un adolescente della provincia di Pordenone dei primi anni ’80 che vive una vita apparentemente tranquilla, con grandi sogni nel cassetto e grandi fantasie su come sarà il suo futuro. Un giorno però la madre gli consegna uno scatolone con tutti i ricordi di suo padre all’interno del quale trova “Somewhere over the rainbow”, un vecchio vinile di Chet Baker. Ed è proprio da quella scoperta che decide di mettersi alla ricerca del genitore che lo aveva abbandonato.

Chet rappresenta perfettamente il parallelismo con il padre: era una persona di talento che aveva avuto il mondo ai suoi piedi. Se non fosse caduto da quell’appartamento del Prins Hendrik Hotel, forse adesso sarebbe ancora un divo in carne e ossa. Era stato molto apprezzato dalla critica, ma l’eroina lo aveva rovinato. Gli ultimi anni sembravano preannunciare una possibile rinascita, ma “quell’ultimo volo” ha vanificato tutto. La sua vita mi è servita per introdurre la figura del padre di Andrea: un uomo incapace di fare il genitore e di prendersi le sue responsabilità, ossessionato da questo grande musicista e con il solo ed unico sogno di vivere una vita al suo fianco.

La figura del nonno ricopre a questo punto un ruolo fondamentale, perché si sostituisce a quella paterna, aiutandolo a crescere e ad affrontare la vita senza “mai tornare indietro, nemmeno per prendere la rincorsa!”.

Il romanzo è diviso in tre parti: inizia quasi geograficamente, raccontando la vita di un ragazzino di provincia, si sviluppa attraverso quel “viaggio” chiamato adolescenza, viaggio che porterà Andrea Canini fino alla lontana Amsterdam, e si conclude con il ritorno a casa di un giovane uomo che ha fatto i conti con la realtà. Sua e della sua famiglia.

Stai lavorando a qualche altro romanzo?

A: Ho da poco iniziato a scrivere un terzo romanzo, nel mio immaginario vorrei completare un’ipotetica “trilogia della scomparsa”, con protagonista Andrea Canini.

Il primo, che ho scritto ma che è rimasto nel cassetto, raccontava la storia di un Andrea Canini uomo, che si mette sulla tracce del fratello maggiore Pietro. Il secondo è, per l’appunto, “Neanche per prendere la ricorsa”. Il terzo, infine, vorrebbe raccontare una storia legata alle origini del nonno di Andrea, il capofamiglia Antonio Canini. Una storia, però, ambientata in un contesto diverso, più contemporaneo. Ma non sveliamo troppo.

Andrea oltre a scrivere, fa anche reading musicali con il gruppo “I fiori di Bakunin”. Come scrivono sul loro profilo “I Fiori di Bakunin hanno origine in un’idea: quella di dar musica ed effusione alle parole, quella di chiedere uno sguardo più profondo, quello di sollevare i caratteri dalla carta, non per farli volare, ma per farli vivere, respirare, oggi”.

Se volete vedere qualche loro performance vi invitiamo a visitare il loro canale youtube.

image

Giulia Gortan

Lascia una risposta

Inserisci il tuo commento
Perfavore inserisci il tuo nome qui